
La Manovra 2026 destina oltre 1,5 miliardi di euro al nuovo Fondo Ricerca e lancia un piano straordinario per l’assunzione di 2.000 ricercatori, con l’obiettivo di stabilizzare le competenze acquisite grazie al PNRR. Inoltre, sono previsti 599 milioni di euro per la costruzione di nuovi alloggi universitari, il rifinanziamento dell’Erasmus italiano e fondi per stimolare l’innovazione tecnologica nel Mezzogiorno. La Legge di Bilancio 2026 introduce anche una revisione strutturale dei finanziamenti per il sistema universitario e la ricerca pubblica.
Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha definito sui social il provvedimento come un cambio di paradigma: “stabilità delle risorse, programmazione certa, continuità nei bandi. La ricerca diventa finalmente una priorità strutturale, non più un intervento spot”.
Nasce il Fondo per la Programmazione della Ricerca, una novità fondamentale per il settore, che mira a centralizzare i vari canali di finanziamento esistenti (come FIS, FISA, FIRST, FISR, FRES) in un unico strumento. Questo permetterà di garantire tempi certi per la pubblicazione dei bandi. Con una dotazione complessiva che supera 1,5 miliardi di euro per il prossimo triennio, il fondo beneficia anche di un rafforzamento di oltre 800 milioni di euro previsti per il periodo 2026-2028. All’interno di questa nuova struttura si inserisce la stabilizzazione dei PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale), con la promessa di rendere i bandi annuali e di garantire una dotazione minima di 150 milioni di euro all’anno, per un totale di 450 milioni nel triennio. A questi fondi si aggiungono anche i 300 milioni già attivi per i centri nazionali e i partenariati legati al PNRR, rafforzando ulteriormente il sistema di ricerca e innovazione in Italia.
Per garantire la continuità dei progetti avviati con il PNRR e preservare le competenze acquisite, la Manovra 2026 stanzia 60 milioni di euro annui per un piano straordinario di assunzioni. Questo piano prevede l’ingresso di 2.000 ricercatori nelle università e negli enti di ricerca.
Ci sono due principali vincoli per partecipare:
Inoltre, per quanto riguarda i costi, lo Stato coprirà il 50% del costo complessivo lordo delle assunzioni, mentre la restante parte dovrà essere sostenuta dai bilanci degli atenei o degli enti di ricerca coinvolti.
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