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Ponte sullo Stretto, aumentano i fondi: crescono le critiche

L'emendamento aumenta il finanziamento per il Ponte sullo Stretto a 13 miliardi, suscitando nuove polemiche politiche e interrogativi sulla gestione dei fondi.

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina continua a modificarsi e prendere forma, con un significativo aumento delle risorse stanziate per la sua realizzazione, ma non senza suscitare qualche perplessità. Un emendamento riformulato presentato dalla Lega alla Commissione Bilancio ha previsto un incremento di 1,4 miliardi di euro rispetto agli 11,6 miliardi già stanziati nella legge di Bilancio 2024, portando il totale a circa 13 miliardi di euro. Un aumento che, sebbene rappresenti un passo avanti verso la realizzazione di questa storica infrastruttura, solleva interrogativi su quanto questo finanziamento, e le risorse destinate, possano effettivamente garantire il completamento dell’opera entro i tempi previsti, in un contesto di incertezze economiche.

Il finanziamento e le modifiche al piano originale

L’emendamento a firma del capogruppo leghista Riccardo Molinari, riformulato e presentato in Commissione di Bilancio, ha modificato il quadro finanziario dell’opera, con una redistribuzione delle risorse. La riformulazione, prevede una riduzione della quota a carico dello Stato che passa dai 9,3 miliardi previsti nella vecchia Legge di Bilancio a circa 6,9 miliardi. Contestualmente, vengono incrementate le risorse provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, con un ulteriore stanziamento di 3,88 miliardi che si aggiungono ai 2,3 miliardi già previsti in manovra 2024 a carico dello stesso. Inoltre, sono previsti 500 milioni di euro per le opere connesse alla realizzazione del ponte. In totale, quindi, l’opera beneficerà di un finanziamento che supera i 13 miliardi di euro, un incremento rispetto agli 11,6 miliardi inizialmente stanziati nella precedente legge di Bilancio.

Le critiche dell’opposizione

L’emendamento, oltre ad aumentare i fondi per il ponte, ha anche suscitato aspre critiche da parte dell’opposizione. Chiara Braga, capogruppo PD alla Camera dei Deputati, ha denunciato che i fondi necessari per il Ponte vengono sottratti ad altri progetti per infrastrutture fondamentali.  “Opera inutile, costosa e pericolosa che oggi viene finanziata con risorse che potevano essere utilizzate per strade, ferrovie e infrastrutture diffuse“ ha dichiarato Braga, contestando una visione che privilegia solo le grandi opere ciclopiche. In questo contesto, altri miliardi di euro vengono “razziati” dal fondo delle opere strategiche, a favore di un progetto che, secondo molti, non risponde ai veri bisogni del Paese.

Marco Grimaldi, capogruppo di Avs nella Commissione Bilancio, ha rincarato la dose, accusando il governo di continuare a “saccheggiare” il Fondo sviluppo e coesione, un fondo che avrebbe dovuto finanziare opere infrastrutturali utili al Mezzogiorno. “Con una delle tante riformulazioni, la dotazione dell’opera sale da 11,6 a 13,1 miliardi di euro, ma soprattutto 6,1 miliardi su 13,1 vengono letteralmente saccheggiati dal Fondo, che dovrebbe essere destinato a realizzare interventi concreti per le regioni meridionali”, ha sottolineato Grimaldi, criticando la priorità concessa al Ponte sullo Stretto a discapito di altre necessità più urgenti.

Verso l’approvazione definitiva del progetto?

Nonostante le critiche, il governo ha giustificato il finanziamento del Ponte come una scelta strategica, destinata a garantire lo sviluppo del Sud e a migliorare le connessioni infrastrutturali tra Sicilia e Calabria. Con l’incremento delle risorse e l’intensificarsi delle critiche, il progetto del Ponte sullo Stretto si avvicina comunque alla sua fase finale. Il passaggio al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipess) è atteso entro la fine dell’anno o, al più tardi, nelle prime settimane del 2025. Se approvato, il progetto darà il via alla costruzione di un’opera che da lungo tempo divide l’opinione pubblica e che promette di rivoluzionare il collegamento tra la Sicilia e la Calabria, ma che continua a sollevare interrogativi sulla corretta, o meglio, scorretta, gestione dei fondi pubblici, soprattutto in un periodo di difficoltà economiche.

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