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Emergenza Covid, ANCI Sicilia: “Poco personale, stop a test d’ingresso a Medicina”

Pochi medici soprattutto per fronteggiare l'emergenza sanitaria ancora in atto. Per questo motivo è stata presentata una mozione, approvata dal Consiglio regionale dell'ANCI Sicilia, con cui si punta alla temporanea sospensione del test d'ingresso in Medicina.

La Sicilia fatica a lasciarsi alle spalle la quarta ondata della pandemia da Coronavirus. Nonostante il passaggio, scattato lo scorso lunedì 14 febbraio, dalla zona “arancione” a quella “gialla”, la Sicilia continua a registrare quotidianamente numerosi nuovi casi di positività e non pochi ricoverati.

Ma le difficoltà in Sicilia non si fermano qui: si registrerebbe “una preoccupante carenza di personale medico per il 118 e per il territorio”. I sanitari impiegati, da soli, faticherebbero a fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto e, più in generale, ad occuparsi di tutti.

Come spiegato nella mozione presentata dal sindaco di Militello in Val di Catania, Giovanni Burtone, poi approvata dal Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia, vanno “trovate soluzioni immediate per garantire un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini in tutta la Regione”. La soluzione proposta da Burtone riguarda i test di ingresso a Medicina e Chirurgia.

“Siamo convinti – spiega Giovanni Burtone – che una soluzione concreta sia quella di sospendere temporaneamente i test di ingresso a Medicina e Chirurgia.

All’interno del testo della mozione, Burtone spiega che “il sistema sanitario nazionale rischia di fare i conti con un deficit che va dai 10mila ai 24mila camici bianchi nell’arco di un quadriennio. Il numero chiuso, in tutti questi anni, ha prodotto conseguenze negative per il sistema universitario e per l’intero Paese, che già presenta un numero complessivo di laureati inferiore rispetto al resto d’Europa, con evidenti ricadute negative in termini di competitività e capacità d’innovazione”.

Come potrebbero davvero cambiare le cose? Secondo il primo cittadino di Militello in Val di Catania, “sarebbe più equa una selezione diversa e più meritocratica”.

Occorrerebbe, a detta del sindaco,  “ispirare al modello francese dove, dopo un anno (o un biennio), viene valutata la carriera dei singoli studenti con uno “sbarramento” più selettivo basato sulle reali capacità dimostrate dagli studenti stessi”.

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