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Agrumi di Sicilia: perché la Zagara è il fiore delle nozze

Gli agrumi siciliani sono rinomati in tutto il mondo: scopriamo la mitologia e la storia che stanno dietro quest’eccellenza italiana.

La Sicilia, grazie al suo clima caldo e favorevole alle colture, è caratterizzata da paesaggi stupendi e campagne rigogliose.

Passeggiando tra queste campagne, ci si ritrova spesso inebriati dal profumo di zagara e stupiti dai colori circostanti: il verde delle foglie, il giallo dei limoni e l’arancione delle arance, infatti, dominano i meravigliosi paesaggi siciliani.

Nell’isola, la coltivazione degli agrumi è una delle attività più importanti dal punto di vista dell’economia regionale e la coltivazione che denota la maggiore importanza è quella delle arance di Ribera DOP e quella delle arance rosse IGP.

Da non dimenticare, però, ci sono anche i limoni, i mandarini, i cedri ed i pompelmi, con coltivazioni concentrate in particolare nelle aree costiere dell’isola: scopriamo, dunque, le storie legate all’arrivo degli agrumi in Sicilia.

La mitologia classica e gli agrumi

Secondo la mitologia greca, gli agrumi si trovavano nel giardino delle Esperidi, ossia un luogo incantato nella Valle dei Templi di Agrigento, dove tre fanciulle custodivano, insieme al drago Ladone, un magico albero dai “pomi d’oro”.

Questo era stato donato da Gea, la dea della terra, ad Era e Zeus nel giorno delle loro nozze ed è molto probabile che questi “pomi d’oro” fossero cedri o limoni. Inoltre, fu Ercole, nella sua undicesima fatica, a rubare questi preziosi frutti.

È a partire da questo mito, dunque, che la zagara è diventata ufficialmente il fiore delle nozze.

Tuttavia, esiste un’altra leggenda che lega questo fiore al concetto di matrimonio: si narra che, un giorno, il re di Spagna ricevette in dono da una principessa un albero di arancio e che, grazie al profumo dei suoi fiori, si innamorò di lei e negò a chiunque di coglierne i fiori.

Nonostante ciò, però, un ambasciatore riuscì a farsene procurare un ramoscello dal giardiniere, corrotto grazie ad una somma di denaro, usata successivamente per far sposare la figlia, che, nel giorno delle sue nozze, utilizzò le zagare per adornare i suoi capelli.

La storia degli agrumi in Sicilia

Le prime piante di agrumi sono originarie dell’Asia meridionale e risalgono a circa 4000 anni fa. Dall’India, gli agrumi hanno poi raggiunto l’Afghanistan e il Pakistan, per poi arrivare in Occidente.

In particolare, il limone sembra essersi originato dal cedro, arrivato poi in Grecia grazie ad Alessandro il Grande nel 334 a.C. Inoltre, a contribuire alla diffusione di questo agrume nel bacino del mediterraneo, sono stati gli ebrei, che l’hanno anche fatto arrivare in alcune regioni d’Italia, tra cui la Sicilia.

Gli arabi, invece, tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo, portarono in Sicilia l’arancio amaro e la limetta dolce, mentre il mandarino comune arrivò nell’isola solo intorno al 1805.

Tuttavia, alcuni storici sostengono che le arance siano state introdotte dai portoghesi, infatti, fino a qualche decina di anni fa, i più anziani le chiamavano “portuali”, cioè “del Portogallo“.

Gli agrumi siciliani, la loro colorazione e le loro proprietà

Se inizialmente gli agrumi vennero introdotti in Europa solo a scopo ornamentale, ormai le loro proprietà sono note: basti pensare alle infinite proprietà benefiche della vitamina c, ma anche della vitamina PP (o niacina), della A e delle diverse del gruppo B.

Inoltre, non molti sapranno che la maturazione e la colorazione delle arance è – strano ma vero – innescata dal freddo: secondo gli esperti, il caldo ritarderebbe questo processo.

Infatti, in alcune aree agrumicole dove le temperature non riescono a scendere sotto determinati livelli, le arance, pur maturando sul piano organolettico, restano esternamente verdi e per questo vengono utilizzate, di solito, semplicemente per la produzione industriale di succo.

Infine, è interessante sapere che esiste un’area, per ora quasi unica al mondo, che insiste sulla parte sud della provincia di Catania e sulla parte nord della provincia di Siracusa, in cui, per il microclima e le forti escursioni termiche create dalla presenza dell’Etna, le arance di tre varietà soltanto, ossia Sanguinello, Moro e Tarocco riescono a realizzare quel fenomeno naturale unico che è la pigmentazione e cioè la colorazione rossa di polpa e buccia.

Gabriella Maria Agata Ventaloro

Nata a Catania nel 2002, studia scienze e lingue per la comunicazione. È appassionata di lingue straniere, arte, fotografia e scrittura e ama vedere il bello in ogni cosa. Collabora con la redazione di LiveUnict da giugno 2021 e la coordina da aprile 2023. Email: g.ventaloro@liveunict.com

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Gabriella Maria Agata Ventaloro

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