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Coronavirus, dati in crescita in Sicilia: rischio zona arancione?

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ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Zona rossa, arancione o gialla dopo il 7 gennaio in Italia. Diverse regioni rischiano nuove restrizioni dopo le vacanze. Rischia anche la Sicilia.

Con Capodanno alle spalle e solo l’Epifania a separare gli italiani dalla fine delle feste, torna il dibattito sulle zone in cui sarà divisa l’Italia a partire dal 7 gennaio. Il premier Conte, nel suo discorso di fine anno, ha annunciato che tornerà la divisione in aree di rischio rosse, arancioni o gialle. In origine si auspicava che si tornasse a una situazione simile al periodo pre-festivo, con tutta l’Italia in zona gialla o quasi. L’indice Rt a 0.94 nel report dell’Iss del 30 dicembre e un tasso di positività pari al 14,1% nella giornata di ieri, tuttavia, fanno prospettare il contrario.

Zona rossa o arancione: chi rischia di più

In particolare, sembra che possa rendersi necessario il passaggio in zona rossa o arancione di diverse regioni italiane. A rischiare per ora sono soprattutto Veneto, Liguria e Calabria, che secondo l’ultimo report Iss hanno superato il valore 1 di Rt e che potrebbero essere collocate nella lista dei territori sottoposti a maggiori restrizioni. Molto vicine a quella soglia ci sono anche Puglia, Basilicata e Lombardia.

Attualmente è previsto che, dopo il decreto, le Regioni tornino alla fascia di colore assegnata prima del lockdown natalizio, cioè tutte gialle (tranne l’Abruzzo arancione), ma l’andamento del contagio non rende scontato che sia così. Sarà il governo a decidere, la prossima settimana, a seguito delle verifiche effettuate dagli esperti sul nuovo report dell’Istituto Superiore di Sanità. La data della riunione della cabina di regia per il Monitoraggio Regionale non è ancora stata resa nota.

Il report del 30 dicembre indica varie criticità: in particolare, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione dei posti letto in area medica in 30 giorni, mentre per Lombardia, Trento e Veneto lo stesso discorso vale per le terapie intensive. A questi dati si aggiunge il caso della Sardegna, che ha una classificazione del rischio ‘non valutabile’ e quindi ‘alto’, a causa dell’incompletezza dei dati forniti.

Italia divisa in zone: la situazione in Sicilia

Gli ultimi dati non sono incoraggianti per la Sicilia. Il report del 30 dicembre riporta una situazione in media con il resto della Penisola, con indice dei contagi pari a 0.93. Una soglia pericolosamente vicina a 1, con un aumento di due decimi dell’Rt tra gli ultimi due report. Con questi dati la regione dovrebbe rimanere ancora in zona gialla, ma, se la situazione dovesse peggiorare, la Sicilia potrebbe passare in zona arancione. Attesa, quindi, per il prossimo report.

Anche i numeri provenienti dai contagi sono preoccupanti. Il 31 dicembre nell’Isola si sono registrati 1.299 contagi con meno di 8mila tamponi. Dati simili nella giornata di Capodanno, quando i casi sono stati 1.122 su 7.497 tamponi. La percentuale di positivi in Sicilia è del 15%, superiore alla media nazionale, e le vittime sono 28 nelle ultime 24 ore.

Nelle prossime ore, dopo una richiesta da parte delle Regioni avanzata attraverso un documento, l’Iss potrebbe ufficializzare alcune modifiche che potrebbero influire sui 21 indicatori per stabilire l’assegnazione delle regioni nelle varie fasce. Tra questi un diverso metodo di calcolo dei tamponi antigenici e molecolari effettuati, che potrebbe poi influire sul tasso di positività. Ad essere rivalutate potrebbero essere anche la definizione dei ‘casi’ e le strategie di esecuzione dei test.

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