Il reddito di cittadinanza non funziona, questo è quanto rilevato dal premier e dalla ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova. Il governo sembra disposto a modificarlo mentre Di Maio parla di sabotaggio.

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, punta ad una modifica del Reddito di Cittadinanza: “Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro – afferma -. Dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori”.
Il progetto prevede, dunque, la riproposizione della medesima misura assistenziale ma improntata ad un incrocio tra domanda e offerta, al fine di rendere il sostegno economico veramente efficace.
A sostenere la medesima linea d’azione anche il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, esponente di Italia Viva. Intervistata dal Corriere della Sera ha infatti affermato che: “Il reddito di cittadinanza non funziona. E un intervento perché venga cambiato adesso è non più rinviabile. Il problema è che il reddito di cittadinanza non raggiunge nessuno degli obiettivi per il quale, almeno a parole, era stato approvato”.
Rileva inoltre come non ci sia stato nessun tipo di controllo in merito alle offerte professionali proposte ai riceventi: “Non c’è stata la possibilità di controllare che effettivamente i percettori del reddito accettassero o meno i lavori che eventualmente gli venivano offerti”. La ministra conclude asserendo come non ci sia monitoraggio circa la domanda e l’offerta di lavoro, rischiando in questo modo di non comprendere quale tipologia di lavoratori necessita effettivamente l’impresa.
Risponde Luigi Di Maio, parlando addirittura di sabotaggio: “Il reddito di cittadinanza l’ho voluto, ho dato i soldi per ristrutturare i Centri per l’impiego nelle Regioni che non stanno usando, per assumere sebbene non assumano. Chi prende il reddito deve fare 8 ore di lavori di pubblica utilità: aumentiamo le ore. E siccome – continua – sono persone che prendono un beneficio dallo Stato, e cioè dalle imprese e dalle partite Iva che pagano le tasse, utilizziamole per lavori di pubblica utilità per le imprese e le partite Iva. Colleghiamo questi due mondi. Ma su 8 mila comuni solo 400 hanno fatto i regolamenti per i lavori di pubblica utilità. Forse c’è una voglia di sabotare questo strumento”.
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