Categorie: Attualità

Coronavirus nel mondo: stop immigrazione negli USA, in Brasile giallo sui numeri

Nonostante il numero delle vittime non accenni a diminuire, alcuni Stati federali americani allentano le misure restrittive. Mentre è giallo sul vero numero dei deceduti in Brasile, l'Arabia Saudita corre ai ripari.

Mentre in Italia il numero dei contagi arretra per la prima volta dall’inizio dell’emergenza sanitaria, continua la situazione critica in alcuni Paesi del mondo. A livello globale i contagiati dal SARS-CoV-2 sono 2.483.181, con 170.501 morti e 652.761 guariti. Scende leggermente la percentuale dei malati gravi, ferma al 3% del totale. L’Europa, con 1.113.701 casi, si conferma il continente più colpito. Respira, invece, la Cina, con soltanto 1.000 pazienti ancora malati di Covid-19.

Stati Uniti d’America

Negli USA sono stati segnalati 1.433 nuovi decessi nell’ultimo giorno. Attualmente, si registrano 784.000 casi e 42.094 vittime. Intanto, dalla Casa Bianca hanno annunciato un decreto con il quale si intende sospendere l’immigrazione nel Paese. Nel frattempo, alcuni Stati del Sud hanno allentato le restrizioni, a seguito di numerose proteste di cittadini e imprenditori, facendo registrare una discrepanza tra politica esterna e interna.

Brasile

Non sembra essere molto trasparente la situazione in Brasile dove, oltre all’emergenza sanitaria, il Paese rischia di sprofondare nel caos politico, con il presidente Jair Bolsonaro che invoca il ritorno della dittatura militare. Nella giornata di ieri, il ministero della Salute ha prima annunciato che i morti del giorno precedente erano 383, salvo poi cambiare cifra con 113. Adesso, i contagi sono 40.581, con un aumento del 5% rispetto alle ultime ore.

Arabia Saudita e Indonesia

Il Paese mediorientale ha decretato la sospensione della preghiera nella Grande Moschea e nella Moschea del Profeta durante il mese sacro del Ramadan per contrastare la diffusione del virus. Anche l’Indonesia limiterà alcuni eventi tradizionali legati al Ramadan, come l’esodo di massa conosciuto dai locali con il termine mudik, con cui i musulmani nel Paese celebrano la fine del mese di digiuno.

In Turchia sospetti sul numero dei decessi

I dati che arrivano da Istanbul suggeriscono che il focolaio sia più ampio di quanto ammesso.  Il Paese ha superato la Cina nel suo numero di casi confermati arrivando a oltre 90 mila, con almeno 2.140 morti secondo il governo. Tuttavia, i numeri raccolti dal New York Times e confrontati con i decessi dell’anno scorso nello stesso periodo a Istanbul sono molto più alti e destano sospetti sulla trasparenza nella comunicazione.

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