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Musica come medicina per combattere il lockdown: un benessere provato dalla scienza

È passato più di un mese dall'inizio del lockdown. Le misure di contenimento obbligano a rimanere in casa per proteggersi dalla diffusione dell’epidemia. Al sicuro dal virus, la permanenza a casa spinge però a combattere un nemico più silenzioso: l’apatia, l’assenza di stimoli.

La quarantena costringe tutti a vivere in un limbo di cui si fatica a vedere la fine, un continuo stato di calma piatta che rischia di catapultarci in un’apatia pericolosa per la salute. Ultimamente in molti si chiedono sempre più spesso come e quando si uscirà da questa situazione che forza a vivere in un’assenza di stimoli fondamentali. Per proteggersi, molti hanno scoperto nuove passioni per cercare di non finire seppelliti tra i cuscini del proprio letto, senza niente da fare.

Un aiuto indispensabile per la gran parte delle persone in questi giorni bui è stata soprattutto la musica. Riflettendoci, si tende in genere a legare moltissimi ricordi a un particolare suono, a una voce, a un brano musicale in grado di far provare e riprovare emozioni forti quasi come se si potesse riviverle. È noto che ascoltare musica fa stare bene e contribuisce a migliorare il nostro umore, ma forse non tutti sanno che la scienza è intervenuta per spiegare in modo scientifico l’origine di questo benessere.

Benessere provato scientificamente

Uno studio (Schafer et al., 2013; Lundqvist et al., 2009) conferma questa teoria. Un campione di soggetti è stato sottoposto a un esperimento da cui è giunto questo risultato: i soggetti che, posti in una situazione stressante, avevano prima ascoltato della musica rispondevano con più bassi livelli di affettività negativa rispetto a coloro che non avevano ascoltato della musica in precedenza. 

La musica è una di quelle cose che dà piacere alla vita e la scienza lo conferma: il rilascio di dopamina nel cervello è la causa scatenante della sensazione di piacere provocata nell’ascoltare musica. Uno studio della McGill University, Canada, conferma che la musica è in grado di dare effetti al cervello identici a quelli prodotti da sesso o droghe. Ad alcuni soggetti facenti parte di una ricerca è stato fatto ascoltare il loro brano preferito, e allo stesso tempo è stato somministrato loro il farmaco naltroxene, che ha agito come un bloccante dei recettori oppiacei scatenando un effetto di passività e apatia nei soggetti. 

Anche il neuroscienziato Facundo Manes, in un articolo realizzato per El Paìs, conferma gli effetti benefici provocati dalla musica sul cervello umano. Diverse teorie, inoltre, collegano la musica intimamente alla storia dell’evoluzione: essa infatti sarebbe lo stimolo primordiale perfetto per aiutare gli uomini a muoversi insieme, cosa che porta le persone ad agire in maniera più altruista. Anche i neonati sono la prova di quanto bene faccia la musica al cervello, avvertendo sin dai primi mesi di vita un effetto benefico e rilassante. 

Musica e terapia

La musica può letteralmente guarire: è il caso della musicoterapia, fondamentale nel recupero delle funzioni cognitive ed emozionali dei soggetti affetti da problemi e malattie. Ascoltando musica, infatti, vengono attivate regioni del cervello coinvolte nel movimento, nella conoscenza e nelle emozioni tali da compensare diversi deficit e aumentare l’eccitazione. La musica ha il grande potere di riuscire a far esprimere pensieri ed emozioni che difficilmente è possibile esprimere verbalmente in maniera completa. L’espressione artistica aiuta a scoprire se stessi e l’altro. La musicoterapia è fondamentale per consentire la creazione di uno spazio personale, in cui essere compresi e accettati nella propria complessità. 

Musica in 8D

Dall’inizio della quarantena è stata ri-scoperta la passione per un nuovo tipo di esperienza sonora, la musica in ottava dimensione (8D). Questa tecnologia musicale, già da tempo conosciuta, ha visto il suo boom proprio in queste ultime settimane, costituendo un ottimo mezzo per rilassarsi, dedicare del tempo a se stessi e immergersi in un’esperienza avvolgente e piacevole. Con l’8D si ha la sensazione di essere immersi dentro il brano musicale che si ama di più, sentirsi parte della musica insieme ai bassi, alle vibrazioni e alle voci, uscendo – almeno per un momento – dalle mura di casa propria per andare a visitare luoghi ed emozioni che uniche.

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture europee, amante di cinema, musica, arte, informazione, storie. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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Serena Valastro

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