La Cgil interviene duramente sulla polemica dei giorni scorsi in merito ai senzatetto di Corso Sicilia, dichiarandosi anche disposta a un incontro con il comune di Catania in merito a nuovi progetti di accoglienza.

Foto di repertorio.
Il centro di Catania si trasforma, soprattutto nelle ore notturne, in un dormitorio per i senzatetto: dopo aver denunciato nuovamente tale realtà alle autorità, tuttavia, il Corso Sicilia è stato sgomberato.
In particolare, sembrerebbe che la zona sia stata liberata dai clochard anche in seguito alla visione di alcune foto che immortalerebbero la quantità di rifiuti e sporcizia che inevitabilmente lo stanziare dei più bisognosi ha comportato.
I senzatetto sarebbero stati aiutati e invitati a trasferirsi in strutture adeguate e, successivamente, gli operatori della Dusty avrebbero proceduto con la rimozione dei rifiuti e disinfezione dell’area.
La Cgil, tuttavia, non si mostrerebbe troppo favorevole al modo di procedere del Comune. Il sindacato, inoltre, non avrebbe risparmiato le critiche nei confronti dell’assessore Cantarella che si è recentemente espresso in merito alla questione.
“L’assessore dovrebbe sapere che la presenza dei senzatetto sulle strade cittadine non è paragonabile ad un problema “di merci” ma di persone, peraltro cittadini in gravi difficoltà – esordisce così Dario Gulisano, responsabile delle politiche abitative della Cgil-. “Per questo motivo cancellare semplicemente le persone più deboli che sostano nel centro storico, non può rappresentare la vera soluzione al problema”.
Secondo Gulisano, inoltre, applicare l’ordinanza al solo centro sarebbe inutile in quanto permetterebbe solo uno spostamento dei clochard dal centro alle zone periferiche. Infine, la Cgil sarebbe pronta ad un confronto con l’amministrazione comunale, volto a chiedere chiarimenti in merito ai progetti di accoglienza e ad avanzare proposte alternative.
“Ci chiediamo dunque se esistono davvero altre soluzioni alternative da parte dell’amministrazione comunale. Anche per questo vorremmo confrontarci con il Comune e comprendere quali possano essere le soluzioni da applicare in tempi brevi. Si potrebbe ad esempio pensare alla conversione ad uso abitativo di immobili pubblici che magari non erano destinati a tal uso.– conclude Gulisano-. Pensiamo che intervenire a singhiozzo riproponendo soluzioni oramai decadute non sia né saggio, né risolutivo”.
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