Speciale Sant'Agata

Olivette di Sant’Agata: come nascono e come prepararle

Da sempre tra i dolci della tradizione, le golosissime olivette di Sant'Agata sono un tripudio per le papille gustative. Ma come nascono?

L’inizio dell’anno, per ogni catanese, non segna la fine delle feste bensì l’inizio di una delle più grandi, composta da spettacoli pirotecnici e scorpacciate di dolci tipici come le olivette di Sant’Agata. Sebbene non sia ancora febbraio, sin dallo scorso 8 gennaio se ne celebra già l’arrivo. Da sempre grande espressione di devozione fatta di un misto di sacro e profano, la celebrazione della Santa Patrona si compone di diverse sfaccettature.

Infatti, vi sono elementi tipici, rintracciabili ogni anno senza mai perdere il loro fascino. Si va dai fuochi artificiali fino ai grandiosi ceri votivi, passando per la festa immutabile portata dalle Candelore e, infine, per la golosità dei dolci tipici del periodo agatino. Proprio riguardo quest’ultimo frangente, durante questo periodo le pasticcerie sono un tripudio: è possibile trovare le minnitte, così come le famose olivette di Sant’Agata. Ma come sono fatte, queste ultime? Da dove nascono? Scopriamolo insieme.

Olivette di Sant’Agata: la tradizione

Sono molteplici le versioni della storia della santuzza che vedono protagoniste l’ulivo, simbolo da sempre di pace e rigenerazione. Tre, in particolare, sono le più narrate:

  • la prima versione, quella più conosciuta, vede Sant’Agata scappare via dal proconsole Quinziano. Stanca dalla fuga, Agata si sedette un attimo a riposare: si narra che nacque dal nulla un ulivo, che la nascose agli inseguitori e le permise di cibarsi e trovare riparo anche se per poco;
  • la seconda versione della storia vede la santuzza già catturata dagli uomini del crudele Quinziano. Mentre Agata veniva condotta a giudizio, e quindi verso il suo inevitabile martirio, le si slacciò un calzare. Fermatasi un attimo per sistemarlo, al suo semplice tocco, crebbe un albero di ulivo che la riparò;
  • una terza ed ultima versione della storia vede Sant’Agata imbattersi, mentre andava per la sua via, in un albero d’ulivo ormai vecchio e sterile. Al suo tocco, l’albero riprese vita, fruttificando in un batter d’occhio.

Qualsiasi versione della tradizione si sia sentita raccontare, l’ulivo rimane importante; i catanesi, infatti, ne cominciarono a raccogliere i frutti subito dopo il martirio di Agata, per donarli, conservarli e celebrare l’inizio del risveglio della natura, in un periodo che va man mano verso la primavera.

La ricetta

Le olivette di Sant’Agata sono dolci tipici che richiamano la tradizione: dal tipico colore verde, sono zuccheratissime, talvolta ricoperte da uno strato di cioccolato. La ricetta originale proviene dalle suore del Monastero di Santa Caterina nel Palermitano: questo perché il culto di Agata, fino al ‘700, era più forte di quello di Santa Rosalia.

Secondo la ricetta, servono come ingredienti: colorante alimentare in polvere verde, 1 cucchiaio di liquore, 150g di mandorle spellate e 150g di zucchero semolato. Dopodiché, vi sono tre step:

  • far bollire lo zucchero, versato in un pentolino con dell’acqua, a fiamma bassa;
  • versare la mandorla tritata, mescolare e versare il colorante, finché non si ottiene un colore uniforme. Fatto ciò, si versa il liquore;
  • dopo che il composto ottenuto si sarà raffreddato, si potrà lavorarlo e creare, a seconda del numero di ospiti da servire, tante palline quante ne serviranno. Ultimo step: lo zucchero, nel quale si rotoleranno le olivette appena create.

Sant’Agata sta arrivando, tutta la festa, la gioia, il folklore e persino i suoi dolci tipici la seguiranno: pronti ad accogliere nel modo più piacevole la terza festa religiosa più grande al mondo?

Da TWITTER

Potremmo definire le Biblioteche riunite “la Cappella Sistina del sapere”.
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Al centro del Chiostro di Levante è incastonato uno spettacolare “Caffeaos”, cioè “CoffeeHouse”, dove i monaci prendevano il caffè.
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I primi passi dentro il Monastero sono accompagnati da uno scalone d’onore: bianco e accogliente, con un’architettura e geometrie impressionanti.
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