Nel corso dell'intervista rilasciata dal rettore Francesco Priolo a Live Unict venerdì scorso, il fisico della materia ha rivolto un messaggio di apertura agli studenti, lanciando un invito al dialogo e alla comunicazione di ciò che è l'università verso l'esterno.

Spostare l’accento sulla comunicazione, costruire un ponte tra università e studenti e fare in modo che anche chi vive l’ateneo dall’esterno possa essere messo al corrente di quanto succede. Punta sull’abbattere le barriere il rettore dell’Università di Catania Francesco Priolo, consapevole tuttavia che i suoi soli sforzi non bastano per raggiungere questo nuovo obiettivo. Per questo chiede una mano innanzitutto agli studenti, con cui vorrebbe instaurare un rapporto diverso rispetto al passato.
“Vorrei che la comunicazione avesse un ruolo centrale e che venga anche modificata rispetto al passato – afferma il Rettore, rivolgendosi agli studenti – . Vorrei che l’Università di Catania davvero comunicasse quello che è e quello che fa. Mi aspetto segnalazioni da parte dei docenti e da parte degli studenti perché l’Ateneo deve dire quello che fa. Inoltre, le iniziative culturali che partono dal basso verranno sempre ascoltate. Vorrei sapere se gli studenti hanno idee e quali sono i progetti che vogliamo portare avanti, perché bisogna essere proactive: far parte di un ateneo non significa solo essere discenti, ma significa avere la responsabilità di dire che tende a migliorare tutte quelle cose che non vanno, ma anche a proporre azioni, mettendoci la testa e dedicando del tempo. Azioni innovative”.
Del resto, il rettore Priolo, già come direttore di Dipartimento del Dfa e, ancor prima, come direttore della Scuola Superiore di Catania, ha sempre cercato di instaurare con gli studenti un rapporto che non si limitasse alla fredda comunicazione accademica.
“Con gli studenti vorrei lavorare sul piano culturale – continua – su come costruire insieme la cultura per questa città, io vorrei costruire insieme a loro. E quindi avere delle proposte da loro per costruire degli eventi insieme, perché gli studenti si devono riappropriare sempre di più di questa università, ma lo devono fare nel mondo giusto, cioè sentendosela propria. E sentendosela propria significa comprendendo quelli che sono problemi e risolvendoli insieme. Non è solo lamentandosi, ma gli studenti lo stanno capendo, quindi io su questo sono molto fiducioso”.
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