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Cade il governo: che fine fanno le promesse fatte alla Sicilia?

L'improvvisa caduta di governo ha causato un vero e proprio terremoto nella politica italiana. Ma, mentre in Parlamento non ci sono ancora né vinti né vincitori, la Sicilia vede sfumare le tante promesse fatte nel corso di quattordici mesi di legislatura.

Dopo l’incetta di voti fatta in Sicilia in occasione delle elezioni del marzo dell’anno scorso, il “Governo del cambiamento” si è impegnato nel promettere la soluzione di alcuni dei numerosi problemi che affliggono l’Isola. Dal lavoro alle infrastrutture, la maggior parte delle promesse rischia tuttavia di rimanere irrealizzata a causa della crisi di governo innescata dal vicepremier Matteo Salvini e dalle seguenti dimissioni rassegnate ieri dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

E mentre la politica rimette in moto la macchina degli accordi per spartirsi il potere, tra ipotesi di nuove elezioni, coalizioni di governo inedite e lo spettro della legge di Bilancio da approvare, a rimetterci sono soprattutto la Sicilia e i suoi abitanti, che dopo tanti proclami si ritrovano in mano un pugno di mosche.

Lavoro:  dal RdC ai tavoli di crisi

Il reddito di cittadinanza è stato approvato, ma a governo Conte concluso si attendono ancora di vederne gli effetti. In attesa che i Navigator entrino in pieno servizio, tuttavia, sono già stati scoperti nella sola Sicilia più di 1000 percettori irregolari del reddito dall’inizio della sua erogazione a oggi. Nel frattempo, la disoccupazione è ferma al 20%, un giovane siciliano su due è senza lavoro e per l’anno prossimo la previsione di crescita del Pil per l’Isola è di un bassissimo 0,6%. Uno scenario che non si risolve certo in poco tempo, ma su cui i timidi segnali di passi avanti non sembrano sufficienti ad accendere speranze per il futuro.

A peggiorare la situazione si aggiungono anche i tavoli di crisi che il Ministero per lo sviluppo economico avrebbe dovuto risolvere, in particolare quelli di Almaviva e Bluetec. In ballo ci sono 3000 posti di lavoro. 1600 di questi dipendono dalla crisi aperta dal call center di Almaviva Contact a Palermo. A fine giugno l’azienda aveva annunciato la previsione del taglio degli esuberi per via della riduzione del 70% del traffico, con l’ipotesi concreta della chiusura della sede di via Cordova.

“Non voglio neanche pensare – aveva dichiarato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando in occasione dello sciopero del 25 luglio indetto dai lavoratori – a cosa possa succedere. […] Non si può consentire, nell’indifferenza degli organi regionali e nazionali, che questo accada. Abbiamo chiesto l’intervento forte da parte del governo nazionale e ci auguriamo che anche la Regione sia accanto a noi nel formulare questa richiesta”.

Gli impiegati della Bluetec di Termini, invece, possono tirare un sospiro di sollievo fino a fine anno, quando scadrà la concessione della cassa integrazione. In data 4 agosto, durante una delle sue dirette Facebook, il vicepremier Luigi Di Maio aveva annunciato: “In arrivo misure straordinarie per le aree di crisi complessa della Sicilia, di Blutec, della Sardegna e Isernia. È un decreto che riguarda la tutele del lavoro e le crisi d’impresa”. Il ministro prometteva a giorni la presentazione del decreto su “Tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali”. Il resto è storia.

Infrastrutture: la Sicilia ha ancora troppe opere incomplete

E la viabilità ne risente non poco. In Sicilia le opere si iniziano e non si finiscono mai, col risultato di creare strade a metà, buone soltanto per scattare le foto istituzionali con la posa della prima pietra.

L’unico cantiere inaugurato nel corso del governo è quello del primo lotto della velocizzazione della linea ferroviaria tra Catania e Palermo: un progetto appaltato anni fa che dovrebbe terminare nel 2025. Manca, ad oggi, la nomina del commissario straordinario per la viabilità che avrebbe consentito di avviare dei lavori per la sistemazione delle strade provinciali, dove da troppo tempo manca sono ridotte in stato di completo abbandono a causa del rischio default delle Provincie.

Nel frattempo, l’approvazione del decreto sblocca-cantieri è anch’essa un’opera incompiuta. Tra quelli da sbloccare prima che venissero a mancare i decreti attuativi, la statale 640 “Strada degli Scrittori”, facente parte dell’itinerario “Agrigento – Caltanissetta – Autostrada A19 e l’adeguamento del tratto Bolognetta – Bivio Manganaro, lungo l’itinerario Palermo Agrigento. Su entrambe pendeva il contenzioso tra Anas e la CMC Empedocle, che sembrava risolto a inizio agosto, ma senza i perfezionamenti finali la “stabile prosecuzione dei lavori” proclamata e sperata da Anas a raccordo raggiunto resta soltanto un miraggio.

A rischio anche la tanto agognata Catania-Ragusa, nonostante proprio ieri Conte abbia annunciato il completamento dell’opera come cosa fatta durante il suo discorso al Senato. Dopo una storia durata mesi, con i sindaci delle città incluse nella tratta, la Regione e il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli nel ruolo di primattore, l’incontro proprio con quest’ultimo è stato spazzato via proprio ieri dalla crisi di governo. Adesso si temono ulteriori ritardi per il completamento, tanto che potrebbero volerci, si paventa, dagli 8 agli 11 anni per concludere un’opera i cui lavori sarebbero dovuti durare pochi mesi.

Scuola: la caduta del governo rimanda tutto

Migliaia di precari siciliani attendevano da tempo la chiamata in servizio, anche al Nord dove mancano molti di docenti. L’attesa rischia però di non concretizzarsi a causa della caduta improvvisa del governo.

In questo contesto, anche chi attendeva non solo il concorso straordinario per la secondaria, ma anche quelli ordinari a partire da infanzia-primaria e secondaria di I e II grado, vede sfumare le proprie aspettative. Le procedure concorsuali infatti necessitano di un governo per essere espletate, ma le dimissioni di ieri rimettono tutto in discussione, compreso l’accordo raggiunto coi sindacati a inizio aprile.

All’interno degli accordi era previsto anche un aumento di stipendio per gli insegnanti, al momento congelato. Inoltre, sfuma anche la stabilizzazione dei precari con più di 36 mesi di insegnamento a scuola.