Il terremoto della notte di Santo Stefano che ha colpito diversi comuni etnei, ha causato ingenti danni ad abitazioni private e ad edifici pubblici e e religiosi. I piani per la ricostruzione sono ancora in via di elaborazione: il primo decreto sulla ricostruzione prevede che il Governo stanzi 300 milioni di euro.

Credit photo: G. Distefano
Il terremoto di Santo Stefano rappresenta ancora una ferita aperta per i comuni colpiti. I comuni etnei di Zafferana, Viagrande, Trecastagni, Santa Venerina, Acireale, Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi, Milo e Aci Catena hanno registrato all’indomani del sisma ingenti danni ad immobili privati, case di abitazione, edifici pubblici e religiosi. Come per ogni terremoto i tempi per la ricostruzione però non sono certo brevi. Occorre innanzitutto lo stanziamento di fondi da parte del Governo.
E proprio per la ricostruzione dei paesi etnei colpiti dal sisma, il Governo sta lavorando ad un decreto, che dovrebbe essere approvato nel corso delle prossime settimane. Come annunciato dalla senatrice Tiziana Drago nella bozza del decreto “per i comuni etnei colpiti dal sisma sono previsti 300 milioni di euro per la ricostruzione, in particolare 60 per il 2019, 120 per il 2020 e 120 per il 2021.” Tale somma andrà destinata per l’appunto alla ricostruzione di immobili privati ed edifici pubblici che necessitano interventi di riparazione e/o ricostruzione.
“I cittadini potranno presentare le istanze per i danni subiti dal terremoto attraverso i comuni che verranno adeguatamente formati e potenziati – spiega la senatrice. – Inoltre sono previsti contributi di 2 milioni per l’anno in corso e di altri 2 per il 2020 per il sostegno alle imprese del settore turistico, dell’artigianato e del commercio che hanno subito danni tali da ridurre il fatturato. Un altro modo per stare vicini alle imprese e alla parte produttiva della comunità. Sono previste anche esenzioni del pagamento delle forniture di acqua, energia elettrica, gas nei casi individuati dal decreto nonché contributi ai Comuni per garantire il livello dei servizi essenziali e tutelare il diritto all’istruzione”
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