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“Catania ad Occhi chiusi”: quando la disabilità capovolge i ruoli

Intervista a Maria Lucia Barbera, vicepresidente dell'associazione - di non vedenti e ipovedenti - che mira a interagire con le varie aree del tessuto sociale siciliano cercando di eliminare ogni diversità causa di blocco per una reale integrazione.

Secondo gli ultimi dati INPS, la Sicilia è al primo posto in Italia per quanto riguarda la disabilità visiva: oltre 17 mila ciechi a fronte di una popolazione che supera di poco i 5 milioni. Un dato sicuramente allarmante, ma che allo stesso tempo ha spinto i non vedenti siciliani a fare qualcosa per integrarsi in toto nella società.

“Catania ad Occhi chiusi” è un’associazione – ma soprattutto un gruppo di amici (a detta loro) – che si è voluta mettere in gioco proprio per  far conoscere il mondo della disabilità visiva a tutti. L’unione di queste persone mira ad interagire con le varie aree del tessuto sociale siciliano, cercando di estrapolare il meglio da ognuno di noi, eliminando di conseguenza ogni diversità che costituisce un blocco mentale nei confronti della reale integrazione.

Siamo attivi da circa un anno – ci racconta la vicepresidente dell’associazione Maria Lucia Barbera -. Catania ad occhi chiusi nasce un po’ per sfida e un po’ dall’idea di andare oltre l’immagine comune di un non vedente come centralinista o come massofisioterapista”. La maniera più diretta è stata quella di venire a contatto con la società tramite eventi che possono coinvolgere tutte le fasce di età e tutte le fasce di interesse. “In tali occasioni, l’impatto maggiore avviene quando si riesce a capovolgere i ruoli!” afferma entusiasta.

L’associazione propone attività sensoriali, ovvero esperienze in grado di far scoprire il mondo in modo diverso, attraverso i sensi: cene al buio, visite guidate bendati, laboratori didattici,  giochi sensoriali più in genere sono le attività più gettonate. “Inoltre – continua Maria Lucia – interagiamo con talenti letterari e musicali locali ospitandoli nei nostri eventi per presentare le loro opere,  e non mancano  le collaborazioni con aziende enogastronomiche che mettono a disposizione le loro eccezionalità  attraverso degustazioni”.

Ma Catania è una città a misura di non vedente? In cosa dovrebbe migliorare?

“Catania ha tante eccellenze nell’ambito della disabilità visiva, si pensi al Polo tattile e ai vari siti culturali che cominciano ad interessarsi al turismo accessibile come ad esempio il Monastero dei Benedettini nel quale sono offerti dei servizi a gruppi di disabili.

Tuttavia la mobilità per i non vedenti e gli ipovedenti non è semplice:  marciapiedi non pedonabili, mezzi di trasporto pubblici senza l’utilizzo delle fermate vocali e purtroppo oltre alla maggioranza dei cittadini civili ce ne sono anche alcuni – o sarebbe meglio dire troppi – che ignorano del tutto le regole della convivenza civile”. In effetti, alle difficoltà create dalle barriere architettoniche bisogna aggiungere quelle causate dalla maleducazione dei cittadini: non è difficile infatti imbattersi in macchine parcheggiate sui marciapiedi che costringono i disabili a spostarsi sulla carreggiata e in escrementi di animali che – non essendo percepibili col bastone – risultano essere una sorpresa sgradevole (per usare un eufemismo). Comportarsi in maniera civile tramite gesti semplici, quasi banali, permetterebbe ai non vedenti di evitare pericoli e fastidi inutili.

A un/una turista non vedente, cosa consiglierebbe di visitare nel capoluogo etneo?

“Ci sono moltissime bellezze storiche e naturalistiche, ma i luoghi in cui viene curata l’accessibilità sono  solo un paio: il Polo tattile in cui è presente anche un museo di grandi opere architettoniche riprodotte in modellini che possono essere esplorati con le mani da chi non vede e il Monastero dei Benedettini di Catania che ha un percorso accessibile composto da modellini, audio guide e un basso rilievo che riproduce tattilmente un affresco, avvicinandosi anche alla nozione che ‘il patrimonio è per tutti’.

Fortunatamente – aggiunge la vicepresidente – il percorso turistico può anche essere arricchito dalla visita di luoghi naturalistici come l’Etna, il mare. Di certo poi, in Sicilia non può mancare una degustazione delle nostre ricette tradizionali! Inoltre per gli appassionati dello sport vi sono anche diverse associazioni disponibili a fare provare degli sport accessibili ai non vedenti”.

Edward Agrippino Margarone

Edward Agrippino Margarone nasce a Caltagirone il 13 Giugno 1990. Cresce a Mineo dove due grandi passioni, Sport e Musica, cominciano a stregarlo. Il suo nome è sinonimo di concerto tanto che se andate ad un live, probabilmente, è lì da qualche parte. Suona il basso ed è laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni.