Categorie: Attualità

Dipendenze: giovani sempre più ossessionati da web e videogiochi

Nel 2018 sono il 22% degli adolescenti ad aver sviluppato una dipendenza da tecnologia. Ma siamo sicuri che il vero problema siano soltanto i social e i videogiochi e che riguardi solo gli adolescenti?

Gli adolescenti sono dipendenti dalla tecnologia. La conclusione arriva a seguito di un’indagine svolta dal MIUR in cui si stima che il 22,1% degli studenti di scuola superiore (quindi d’età compresa tra i 14 e i 19 anni) trascorra troppo tempo davanti a dispositivi elettronici, su social e videogame.

Sembra che, almeno in questo caso, la differenza tra maschi e femmine sia ridotta ai minimi storici. Secondo la Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, infatti, non c’è un chiaro distacco su chi sia più colpito dalle dipendenze in fase adolescenziale, tanto da sorprendersi di come anche le ragazze inizino a essere “sempre più simili ai maschi per condotte pericolose”. Ancora una volta, qualcuno punta il problema e ci si sofferma a guardare la mano.

Dire che la tecnologia rappresenta un grosso fattore di rischio per la dipendenza degli adolescenti non è sbagliato, è solo una delle tante sfaccettature di una delle fasi più delicate della crescita. Non sono solo social, videogiochi e servizi streaming la minaccia. Un adolescente con una dipendenza da alcool e droga diventa un adulto con problemi di dipendenza. Negli Stati Uniti il numero di adolescenti tra i 12 e i 17 anni con dipendenze da droghe sfiora i due milioni, e poco importa quale sia l’estrazione sociale o il rendimento scolastico.

Come evidenzia CBS News, “il semplice fatto d’essere sveglio, non rende automaticamente un adolescente sveglio e in grado di prendere delle decisioni assennate”. Secondo degli studi, la parte responsabile del raziocinio, la corteccia prefrontale, raggiunge la maturità completa solo verso i venticinque anni.

Questo significa che fino ai venticinque anni non si può giustificare qualsiasi tipo di comportamento? No. Ed è soprattutto per questo che puntare il dito contro il “colpevole più ovvio” è uno degli errori più gravi che si possa commettere. Non è la tecnologia in sé, non sono soltanto fumo e alcool o le droghe.

Nella stessa indagine del MIUR in cui si punta il dito contro i dispositivi elettronici, per esempio, viene citata tra le dipendenze quella della pratica sportiva ossessiva, che probabilmente non sembra pericolosa abbastanza da ripetere più di una volta all’interno dell’articolo e ha decisamente meno possibilità d’essere riportata da terzi.

Forse per una questione di stigma sociale, dopotutto si sa che lo sport fa bene, mentre i videogiochi rendono sedentari, ti isolano dal mondo e sono la principale causa delle stragi scolastiche compiute dai tempi della Columbine. Non si può nemmeno sperare di eliminare qualsiasi elemento rischioso dalla vita di un adolescente e sperare che, in questo modo, non svilupperà mai una dipendenza.

Ancora una volta, dialogo ed educazione sono la chiave. L’uso responsabile della tecnologia si apprende dai genitori (provate a togliere lo smartphone a un quarantenne per un’intera giornata, se pensate che il problema riguardi solo i ragazzi), a scuola, così come la forza di resistere alle pressioni dei coetanei, che sono spesso la principale causa dell’utilizzo di sostanze stupefacenti nel corso dell’adolescenza.

Gli adulti hanno la responsabilità di indirizzare i più giovani verso comportamenti salutari e lo fanno dando l’esempio; in natura si impara innanzitutto emulando gli altri. E chi può biasimare esclusivamente un sedicenne con una sigaretta in mano se figlio di fumatori incalliti? O come può un’intera società adulta, sempre collegata in rete, rimproverare un liceale per il tempo trascorso davanti a uno schermo se quella stessa società per prima non sceglie di scollegarsi per un solo attimo?

Silvia Di Mauro

Studentessa di lingue, ha fatto della scrittura la sua raison d'être. Dalle recensioni di libri, serie TV e film alla pubblicazione di un libro con lo pseudonimo di Christine Amberpit, si dedica anche alla sceneggiatura e produzione di serie per il web, corti, video musicali e pubblicità.

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Silvia Di Mauro

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