UNIVERSITÀ – Dal 2018 al via nuovi corsi di laurea professionalizzanti

Dal prossimo anno accademico gli atenei italiani potranno ampliare la loro offerta formativa con dei nuovi corsi di laurea che avvicineranno ancora di più gli studenti al mondo delle imprese, attraverso l’attivazione di lauree professionalizzanti.


È di pochi giorni la firma della ministra Fedeli sul nuovo decreto che dà il via alle cosiddette lauree professionalizzanti, le quali nascono come forma alternativa alla laurea tradizionale per coloro che intendono formarsi in settori specializzati che intercettino i bisogni delle aziende.

Il nuovo percorso nasce in forma sperimentale e mira a sfornare dei professionisti ultraspecializzati in ogni settore: esperti di agraria, di cantieri e scavi archeologici, nonché super-periti industriali e chimici. Ogni università potrà attivare al massimo un nuovo corso per ogni anno accademico, che sarà a numero chiuso, a patto che gli indicatori di sostenibilità economica-finanziaria risultino positivi.

Così, dal prossimo a.a., a Bologna e alla Federico II di Napoli saranno attivati dei corsi di meccatronica, a Udine nascerà il corso di tecnica edilizia (la laurea per geometri) e a Bolzano uno in ambito agroalimentare, mentre non ci sono ancora notizie riguardanti gli atenei siciliani.

Di certo c’è, invece, che il percorso di questi nuovi corsi sarà lento e in salita. La speranza è di adeguarsi al resto dei Paesi europei, in primis la Germania, dove già da molti anni esistono dei corsi di laurea analoghi, ma i rischi sono quelli di svalutare l’Its, ad oggi l’unico istituto di istruzione secondaria alternativo alla laurea, e di non ottenere l’adeguato riconoscimento di questi corsi.

Infatti, almeno finora, il titolo non è abilitante alle professioni per cui prepara, anche se dal ministero assicurano che da qui a ottobre le Università troveranno l’accordo con gli ordini. Inoltre vi sono dei problemi legati ai fondi: nonostante i nuovi corsi, con 60 crediti da ottenere sul campo attraverso tirocini, prevedano “professori” che provengono dalle aziende, non sono stati stanziati  ulteriori finanziamenti.


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