Piero Angela sul lavoro in Italia: “Qui basta aspettare il proprio turno”

Se un giovane che tenta di introdursi nel mondo del lavoro vede davanti a sé una strada in salita tra ostacoli e scorrettezze, si trova con la testa piena di sogni e speranze ma con le spalle cariche del peso dello sconforto dato dall’idea che – forse – non ci riuscirà mai.

Piero Angela, ai microfoni di La Repubblica, si erge a paladino dei giovani disoccupati – magari anche pieni di talento – che si vedono chiuse in faccia le porte del mondo del lavoro per un mero problema di “sovrannumero”.

“All’estero bisogna sudare sette camicie, qui basta aspettare il proprio turno. Ora chi è bravo vede che tutti i posti sono occupati”. Non è più il merito dunque, come Angela, giornalista e divulgatore ormai noto a tutti afferma con amarezza, a decretare chi merita un determinato posto di lavoro, bensì bisogna semplicemente rassegnarsi e mettersi in fila, aspettare il proprio turno e cercare di nascondere i capelli bianchi che nell’attesa potrebbero comparire.

Il conduttore racconta poi un episodio della sua vita: un suo compagno di scuola elementare, diventato ricercatore negli USA  e direttore del centro di ricerca sul cancro di Lione, è dovuto tornare a lavorare all’estero dopo gli innumerevoli concorsi e le porte in faccia ricevute qui in Italia.  Questo per denunciare un problema sempre più urgente nell’attualità che viviamo. La necessità è quella di sbloccare il meccanismo e rendere disponibile un impiego a chi realmente ha le capacità per svolgerlo.

 

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