Fedeli contro il numero chiuso: “C’è bisogno di maggiori investimenti pubblici”

Quella del numero chiuso per i corsi di laurea all’Università è una questione assai spinosa, e lo è ancor di più adesso, dopo che una sentenza del Tar ha negato il numero chiuso nei corsi umanistici della Statale di Milano. Intanto che il governo formula una Legge di Bilancio che mira allo stanziamento di finanziamenti ed investimenti cospicui per gli Atenei italiani.

 

Di fronte ai dati sconfortanti che vedono l’Italia posizionarsi agli ultimi posti in Europa per numero di laureati e per entità di finanziamenti destinati all’istruzione, la scelta del numero chiuso sembra un vero e proprio controsenso. A rendersene conto è in primis la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, la quale ha dichiarato: “A ogni convegno diciamo che in Italia ci sono pochi laureati, che siamo il penultimo Paese in Europa, poi vediamo il numero chiuso allargarsi. Dobbiamo ragionare con serietà sulle cause per cui abbiamo pochi laureati, ma nuovi investimenti sicuramente servono a farli crescere. Sull’Università c’è bisogno di maggiori investimenti pubblici.”

Secondo la Fedeli, quindi, occorre superare la logica del numero chiuso, ma ciò deve avvenire ad opera delle singole università, come prevede l’autonomia degli atenei. Tuttavia, nella maggior parte dei casi le motivazioni che spingono un numero sempre crescente di atenei ad inserire  il numero chiuso per tutti o quasi i corsi di studio sono legate alla mancanza dei docenti e all’inadeguatezza delle strutture che dovrebbero ospitare gli studenti. Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori, prova così a difendere la scelta della Statale di Milano, affermando che: “Servono più professori e infrastrutture, quindi più risorse. Nessuno vuole certo chiudere l’accesso, ma non possiamo neppure tenere corsi aperti se non ci sono docenti”.

E’ pertanto necessario un grande intervento mirato ad aumentare di gran lunga i finanziamenti statali agli atenei ( si pensi che l’Italia riserva meno dell’1% del Pil al finanziamento dell’istruzione) ed il governo sembra muoversi in tale direzione. Infatti, nella Legge di bilancio che sarà varata a metà ottobre la ministra vuole mettere le risorse necessarie a sbloccare gli scatti di anzianità dei docenti universitari, uno dei motivi che hanno portato allo sciopero degli esami dallo scorso 29 agosto.

Inoltre, la stessa ministra sottolinea di stare provvedendo con il governo Gentiloni ad uno dei motivi forti dei pochi iscritti alle università italiane cioè “il basso reddito delle loro famiglie” attraverso una no tax area studentesca, già decisa. Ricorda, così, come nella prossima Legge di bilancio, in caso di un reddito familiare fino a 13.000 euro che l’iscrizione sarà gratis e non ci saranno tasse per gli anni successivi per gli studenti in corso. E sul fronte dei docenti da pensionare, infine, dichiara  “abbiamo sbloccato il turnover: chi finisce la carriera sarà sostituito. Uno a uno”. 

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Sofia Nicolosi

Sofia Nicolosi nasce a Catania il 16 settembre 1997. Laureata in Relazioni internazionali, sogna di poter avere un futuro nel giornalismo e nella comunicazione in ambito europeo e internazionale. Dopo la scrittura e lo storytelling, le sue grandi passioni sono i viaggi e lo sport. Tra i temi a cui è più legata: i diritti umani e i diritti sociali, l'uguaglianza di genere e la difesa ambientale. Contatti: s.nicolosi@liveunict.com

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