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Fedeli: “Mai detto di voler ridurre secondaria di I grado da 3 a 2 anni

Non ho mai detto che voglio accorciare da 3 a 2 anni la scuola secondaria di I grado. Il titolo con cui oggi “La Stampa” apre la prima pagina è perciò destituito di ogni fondamento”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“Alla giornalista che mi ha intervistato ho fatto un ragionamento diverso, come si legge nel testo delle risposte, senza mai prospettare né che si debba accorciare quel ciclo scolastico, né tanto meno che sia io a volerlo o poterlo fare.

Per evitare che ora si apra una discussione anch’essa priva di fondamento sulla base di un titolo scorretto “sparato” in prima pagina, sintetizzo qui il ragionamento.

1) Portando a termine un lavoro avviato da tempo dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ho consentito che dall’anno scolastico 2018/2019 possa partire una sperimentazione su scala nazionale delle superiori quadriennali. Interesserà 100 classi di altrettante scuole presenti su tutto il territorio. Questo per garantire maggiore trasparenza ed efficacia alla sperimentazione che finora avveniva in sole 12 scuole, presenti soltanto in alcune zone del Paese, con gestione e supervisione dell’operazione a livello regionale.

2) Al termine di questo periodo, nel 2023, saranno i decisori politici e la comunità scolastica nel suo complesso a valutare e a discutere i risultati della sperimentazione e, nel caso venissero giudicati positivamente, a rendere strutturale il ciclo delle secondarie di II grado in quattro anni.

3) A quel punto si dovrà anche ragionare su un riordino complessivo dei cicli scolastici. E – nell’ottica di una sempre maggior consapevolezza di quanto sia fondamentale la formazione in un mondo che ci pone di fronte a sfide sempre più complesse, di quanto sia necessario costruire una società e un’economia della conoscenza – portare l’obbligo scolastico a 18 anni.

Dunque, nessuna contraddizione tra sperimentazione delle superiori quadriennali e innalzamento di due anni dell’obbligo. E nessuna velleità di poter completare o anche solo avviare una riforma dei cicli che interessa milioni di famiglie italiane, che incide sul futuro delle nuove generazioni e dell’intero sistema Paese, nei pochi mesi che restano prima della fine della legislatura. E, soprattutto, nessuna proposta di “ridurre da 3 a 2 anni le medie”. Il lavoro svolto finora, e che dovrà proseguire, riguarda la piena attuazione della qualità innovativa dei decreti legislativi della legge 107. 

Abbiamo anche avviato una riflessione sulla secondaria di I grado, questo è vero. E intendiamo avvalerci, per portarla avanti e consegnarla a chi verrà dopo di noi, delle competenze di esperti e figure autorevoli. Quello che è chiaro fin d’ora è, però, che non si risolvono questioni come quelle che abbiamo di fronte con una banale “riduzione”. Tutt’altro.

Io non sono solita improvvisare o fare annunci privi di fondamento. Chiederei anche agli altri soggetti che hanno ruoli fondamentali nel dibattito pubblico di fare altrettanto”.

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