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University2Business, i risultati della ricerca sulle competenze digitali degli universitari italiani

Giovani, italiani e iscritti a corsi universitari sono le caratteristiche principali sulla base delle quali University2Business, società del Gruppo Digital 360, formata sia da docenti universitari che da professionisti e HR, ha stavolta puntato l’attenzione, rendendoli protagonisti della ricerca sulle competenze digitali “Il futuro è oggi: sei pronto?”.

Cosa ne è emerso? Solo 1 su 5 è in grado di muoversi consapevolmente nell’universo digitale e di gestirne i progetti, attraverso piattaforme online come blog o social network come Facebook. Nonostante quasi 1 su 3 sia perfettamente conscio dell’importanza dello sviluppo dei software nell’ambito del business, soltanto 1 su 4 possiede conoscenze in merito. Tuttavia, non mancano, tra le fila di studenti italiani, coloro che cercano di ampliare le proprie competenze in materia sia all’interno che al di fuori delle mura universitarie e dai relativi corsi (si parla, rispettivamente, del 18 per cento e del 12 per cento), mossi dal desiderio di dare avvio a una vera e propria attività imprenditoriale, ormai comunemente definita startup. Accanto a questi numeri positivi, segno di un’ondata di intraprendenza tra i giovani, ben il 40 per cento di essi afferma di aver avuto almeno un’idea innovativa a riguardo (il 50% sono studenti di economia e il 48% di informatica, soprattutto di sesso maschile – si parla del 51% contro il 28% delle donne), tra i quali, a loro volta, il 10% ha già avviato un’attività imprenditoriale e un parallelo 10% sta cercando di farlo.

Lo studio, supportato da BIP, Bravo Solution, CheBanca!, Cisco, Engineering, HPE, IBM, Italtel, KPMG, Nestlé, QiBit e UniversityBox, ha preso in considerazione un numero elevato tra la popolazione studentesca: i dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca parlano di 1.630.300 universitari, distinti in base a sesso, facoltà e area geografica. 

In un’economia matura come quella italiana i due principali motori della crescita economica, sia a livello di Pil che di occupazione, sono rappresentati dall’innovazione digitale e dalla nuova imprenditorialità. Dalla ricerca di University2Business emerge però come la maggioranza degli studenti universitari italiani oggi si affacci al mondo del lavoro con una scarsa conoscenza della trasformazione digitale in atto nell’economia, con un approccio passivo al mondo digitale e con una scarsa sensibilità imprenditoriale – afferma Andrea Rangone, ceo di Digital360 – Anche se si evidenzia, sorprendentemente, un gruppo di studenti trasversale rispetto alle facoltà e alle aree geografiche del Paese che ha capito l’importanza delle tecnologie digitali e sa utilizzarle in modo proattivo e progettuale, assumendo nel contempo uno spirito imprenditoriale”.

L’analisi riguarda sia l’aspetto teorico che quello pratico, prendendo in considerazione conoscenze, da un lato, e competenze, dall’altro, all’interno di cinque aree tematiche: l’utilizzo di Internet e dei principali strumenti social; l’esperienza progettuale concreta di progetti digitali; le nozioni teoriche sull’innovazione digitale applicata al business e sullo sviluppo dei software; infine, l’approccio imprenditoriale, corredato delle eventuali esperienze vissute.

I numeri ottenuti portano con sé notizie positive, se visti in relazione alle possibilità di miglioramento: per quanto riguarda l’uso di internet e social media, considerato lo strumento migliore per essere sempre “dentro l’informazione” da tre diversi punti di vista: a conoscenza di ciò che accade nel contesto circostante (41%), in grado di esplorare il mondo (36%) e capace di aumentare la propria produttività (36%).  I dati sull’esperienza nei progetti digitali sono meno positivi, poiché solo uno studente su 5 ha esperienza in progetti internet, ma nel 70% dei casi con risultati modesti in termini di audience e traffico. Più da vicino, il 13% degli studenti cura un blog o un sito web, e di essi solo 1 su 2 ne aggiorna i contenuti almeno una volta alla settimana; lo stesso vale per i canali YouTube, gestiti dal 17% ma aggiornati settimanalmente soltanto dal 20%; il 23% degli studenti gestisce una pagina Facebook oltre al profilo personale, ma più della metà lo utilizza solo per divertimento; inoltre, il 36% ha fatto ricorso al commercio online per vendere qualcosa, ma solo 1 su 10 attraverso il proprio sito. Le uniche differenze rilevanti tra corso di studi universitario e genere sono rinvenibili sono nella la gestione di un canale personale su YouTube, scelta seguita soprattutto dagli uomini, la maggior parte dei quali iscritti in informatica (ha un canale YouTube il 25% dei ragazzi rispetto al 10% delle ragazze, il 39% degli informatici rispetto una media del 17% delle altre facoltà).

In termini di nozionistica, gli studenti sono stati interrogati su alcuni concetti fondamentali, come “mobile advertising”, “cloud”, “fatturazione elettronica” o “big data”, con scarsi riscontri positivi: solo 1 studente su 4 ha risposto correttamente, con diversi margini di errore a seconda del quesito (il 12% ha indovinato cosa fosse un cloud, mentre ben il 38 per cento ha fornito la definizione corretta di mobile advertising). Mentre, se si considerano corrette anche le risposte approssimative e incomplete, la percentuale degli studenti dotati di conoscenze teoriche sale a quasi il 50%. In questo caso si possono individuare significative differenze tra uomini e donne, poiché lo scarto è di quasi 2 punti percentuali.

Se parliamo di sviluppo software, l’interesse in materia è talmente elevato da spingere gli studenti ad acquisire le competenze necessarie di propria iniziativa: in pole position gli informatici, ma non mancano giovani universitari capaci di sviluppare (10%) e coloro che stanno imparando a farlo (oltre il 20%), chi soltanto per divertimento (43%) e chi per creare una propria idea di business. Tuttavia, sono pochi quelli che hanno già realizzato siti web (28%), seguiti dagli sviluppatori di videogame (16%) e app (13%). In quest’ultimo caso, le piattaforme più usate sono Android (45% e iOS (34%). Java è il linguaggio più conosciuto (58%), mentre HTML e SQL sono utilizzati dal 42% e dal 21%.

L’ultimo tassello oggetto dello studio è stato l’approccio imprenditoriale, i giovani italiani mostrano un particolare desiderio di “fare impresa” e spendono sé stessi al meglio per conoscere le strategie migliori, dedicandosi anche ad appositi corsi al di fuori del programma universitario prescelto. Infatti, anche le “interrogazioni” in materia hanno avuto esiti migliori: oltre il 60 è in grado di fornire la definizione corretta di startup e quasi il 90% ha tentato di elencare gli elementi principali necessari per il successo della neo impresa: i tre fattori considerati più importanti sono “il team della startup”, “l’idea iniziale” e “il gradimento del mercato”, seguiti dalla possibilità di “trovare un finanziatore”.

Laura Paglia

Proofreading e Autrice Nata a Caltagirone ma innamorata di Catania, dove frequenta la facoltà di Giurisprudenza, dopo essersi diplomata al Liceo Classico, ha fin da piccola mostrato una particolare attitudine per la scrittura in tutti i suoi aspetti; approfitta al volo della possibilità offertale dalla redazione catanese per confrontarsi col mondo del giornalismo e per sperimentare concretamente un ambito che la affascina da anni; mette così al servizio del giornale telematico le competenze acquisite durante i suoi studi e la sempre presente passione per la scrittura, cercando di affinare al meglio le capacità coltivate, perché misurare se stessi e mettersi alla prova è la base per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Da TWITTER

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