UNIVERSITÀ – Raccolte 37.000 firme per la protesta dei ricercatori

Il mondo della ricerca, in Italia, è una realtà che vive molti disagi. Ogni giorno ci sono notizie poco confortanti che lo riguardano, gettando nello sconforto gli addetti ai lavori e chi, da quella loro ricerca, dipende. Ma le cose iniziano a cambiare e, in un momento storico travagliato come quello che stiamo vivendo, nasce una nuova agitazione, la loro. Quella dei ricercatori. Quella di chi crede in quello che fa e lotta per avere ciò che merita, da un Paese che non può dimenticarsi di coloro i quali hanno, nelle loro mani, il futuro dell’Italia.

Tutto parte da una lettera, pubblicata su Nature il 4 febbraio scorso, e un appello, che in pochi giorni ha raggiunto più di 37.000 firme. Sono i ricercatori italiani, guidati da Giorgio Parisi, fisico considerato uno dei migliori scienziati italiani in campo internazionalea dare vita al movimento dei “ricercatori scatenati”, che invitano l’Unione Europea a fare pressione sul Governo Italiano affinché finanzi adeguatamente la ricerca in Italia e porti i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza. E richiamano il Governo Italiano a fare il suo dovere in questo settore cruciale per il futuro del paese.

“L’Europa chiede attualmente ai Governi di rispettare i limiti sul bilancio, ma dovrebbe con altrettanta forza pretendere dai governi nazionali una soglia minima di finanziamento alla ricerca e sviluppo, come richiesto dal trattato di Lisbona (2000) e dal Consiglio Europeo di Barcellona (2002), che la fissava al 3% del PIL per il 2010”, si legge nella lettera. “Il Governo Italiano ha preso questo impegno non solo con l’Europa, ma anche con i cittadini Italiani e ha l’obbligo di rispettarlo. Noi richiediamo che il governo implementi con la massima urgenza un piano pluriennale per portare la spesa in Ricerca e sviluppo dall’attuale 1% fino al 3% del PIL e che lo rispetti nel futuro raggiungendo, sia pure in grande ritardo, l’obiettivo di Barcellona”.

I dati sui finanziamenti in ricerca e sviluppo in percentuale sul PIL collocano l’Italia agli ultimi posti tra i paesi OECD. Il Sistema Universitario Italiano è da anni sottofinanziato (il fondo di finanziamento ordinario alle università è in continua discesa dal 2009 ad oggi). I fondi per la ricerca di base italiana, distribuiti su base competitiva ai progetti scientifici che sono valutati più validi, sono dieci volte di meno di quelli della Francia.

Per questo motivo 69 scienziati italiani, tra cui Giovanni Ciccotti, Duccio Fanelli, Vincenzo Fiorentini, Giorgio Parisi e Stefano Ruffo, hanno dato vita a questo movimento.

Ci siamo scatenati” – commenta Parisi –. Se continuiamo così a diffondere la petizione arriveremo alle 100.000 firme. Facciamo vedere a tutti che la ricerca non è l’ultimo dei pensieri degli Italiani”, conclude.

Anna Fuoti

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Anna Fuoti

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