QUO VADO? : per noi è sì. La recensione del film in soli quattro punti

Nessuno come Checco Zalone. Gli incassi al botteghino, le risate fuori e dentro le sale del cinema, migliaia e migliaia di commenti positivi sul web con rare e sparute eccezioni. Dopo il meno brillante “Sole a Catinelle”, i più scettici prospettavano per il quarto film della coppia Zalone – Nunziante poco più di uno sciatto cine-panettone. Al contrario, Quo Vado convince sotto quasi tutti gli aspetti: mentre noi proviamo a elencarne i principali, preparate i popcorn e mettetevi comodi.

LE RISATE – Sembrerebbe un punto banale, ma non lo è. Non è così semplice trovare oggi una commedia italiana che faccia ridere di gusto. Checco Zalone ci riesce invece dall’inizio fino all’ultimissima scena del film. A battute volgarotte si alternano trovate al tempo stesso semplici e grandiose (la bandiera norvegese che diventa un crocifisso, ad esempio). Sparse lungo il film se ne trovano alcune molto sottili che faranno senza dubbio sorridere chi segue Zalone fin dagli inizi. Ma preferiamo non “spoilerarvi” il meglio.

IL TEMA DEL FILM – L’Italia è divisa in due. Non più Nord e Sud, non più destra e sinistra, ma una minoranza che si apre totalmente alla contingenza dei nostri tempi (lavorativa, familiare, sentimentale) e la maggioranza che si aggrappa a tutti i costi all’Italia caciarona e tradizionalista della prima repubblica.  Sappiamo riconoscere la stessa spaccatura ad esempio già all’interno di noi stessi universitari: da una parte quelli che dopo la laurea sognano una carriera (precaria) all’estero, dall’altra quella che inseguono il pezzo di carta perché “non si sa mai, oggi,domani,un concorso”. A Checco Zalone va quindi il merito di essere riuscito a trattare il più importante tema post crisi 2009 in chiave comica. Ficarra e Picone ci avevano già provato con “Andiamo a quel paese”, ma senza successo.

LA TRAMA – Per noi è no. Con questo non intendiamo dire che la sceneggiatura sia scritta male: il film sembra seguire senza intoppi il famoso modello del “Viaggio dell’eroe” di Vogler. Il problema è che si avverte troppo la sensazione che tutto sia stato scritto in funzione degli sketch comici. La trama del quarto film è esattamente identica alla trama dei tre film precedenti: Checco ha un problema, parte, si innamora e “fa cose” per seguire la propria amata. Va bene che un “filo di ortica” tira più di un carro di buoi, però …

VIVA L’ITALIA, VIVA LA MEDIOCRITÀ – Sempre più persone oggi tendono a offrire un’immagine di sé sensibile, ambientalista, animalista, pro-gender, politicamente ipercorretta : il risultato è che è sempre più difficile fare ironia senza scatenare l’ira di qualcuno. Checco Zalone ha invece l’ingenuità (o il coraggio?) di inserire scene e battute scurrili tirando dentro anche il sesso, gli animali, i portatori di handicap e perfino un certo maschilismo. Ma fatevi pure una risata: ricordiamoci che siamo italiani. Mica norvegesi.

Antonio Percolla

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