
Spesso il male di vivere ho incontrato / era il rivo strozzato che gorgoglia / era l’incartocciarsi della foglia / riarsa, era il cavallo stramazzato.
Al giorno d’oggi, purtroppo, sono sempre di più coloro i quali si identificano con quell’io montaliano che ha conosciuto frequentemente la sofferenza dello stare al mondo, quel disagio provato da chi sente di non appartenere al mondo in cui si trova.
La campagna internazionale “The Semicolon Project” è dedicata proprio a loro, a chi ha sperimentato o continua a sperimentare la depressione, l’ansia o addirittura pensieri suicidi. L’iniziativa prevede di postare foto con un segno di punteggiatura tatuato o disegnato a penna sul corpo.
Qual è il segno di punteggiatura che è diventato il protagonista dei social in questi giorni? Il caro – e troppo spesso dimenticato – punto e virgola. Perché proprio lui? La scelta non è casuale: il punto e virgola infatti indica in grammatica la fine di un concetto espresso nella frase al cui termine si trova il segno di interpunzione in questione; tale concetto però si ricollega alla più grande idea di cui tratta l’intero periodo. Esso perciò non indica né la fine dell’idea generale (come farebbe il punto), né la continuazione del concetto minore (che costituisce il ruolo della virgola), ma qualcosa di intermedio tra queste due funzioni. Più in generale quindi simboleggia la scelta di non interrompere la vita nonostante le difficoltà che questa ci (im)pone e gli stati d’animo negativi che una persona può provare. Come a dire: avrebbe potuto essere un punto (la fine) e invece lo scrittore (ognuno di noi) ha deciso di continuare.
L’iniziativa ha avuto da subito successo: in pochi giorni il web si è riempito di punti e virgola e centinaia di utenti Twitter, Instagram e Pinterest hanno condiviso le foto con questo simbolico segno di interpunzione.
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