
Il dibattito sulla sperimentazione animale in Italia sembra essere oggi più vivo che mai.
In questo nuovo capitolo della vicenda, ricercatori e scienziati italiani hanno deciso di rivolgere un appello scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La prima ad apporre la sua firma al documento è stata Maria Del Zompo, rettore dell’Università di Cagliari. L’hanno seguita poi il direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Silvio Garattini, uno dei dirigenti dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Fabio Benfenati, ed altri rettori.
Fulcro centrale della petizione destinata alla Lorenzin, è la richiesta di una profonda modifica di linee guida e rispetto delle tempistiche prevista in merito alle procedure per l’approvazione dei progetti che prevedono l’utilizzo di animali.
Mediante l’appello, è stata espressa “seria preoccupazione per le sorti di un ampio e importante settore della ricerca scientifica italiana a causa della grave e perdurante paralisi delle procedure per l’approvazione dei progetti che prevedono l’utilizzo di animali”. Viene quindi citato il decreto legislativo 26 entrato in vigore lo scorso anno, il quale prevede che ogni progetto vada autorizzato dal Ministero entro 40 giorni dalla domanda, “mentre i tempi di attesa risultano oggi mediamente pari a cento giorni lavorativi”. Vengono inoltre contestate dai ricercatori le linee guida di applicazione del decreto, per l’introduzione di una “pluralita’ di previsioni innovative“, accessorie a quelle già presenti livello europeo, ed una eccessiva complessità nel processo burocratico necessario all’ottenimento delle autorizzazioni amministrative. A ciò si aggiunge l’incompatibilità tra i ruoli di responsabile del progetto di ricerca e di responsabile del benessere degli animali e di veterinario designato, e alcuni obblighi di autocertificazione contenuti nel decreto.
A loro tutela, quindi, i ricercatori, adducono l’art. 33 della Costituzione e l’art. 13 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, che riconoscono l’esercizio della ricerca scientifica come liberta’ fondamentale dell’uomo. Il testo in questione, è stato preceduto da un altro documento firmato da più di 100 tra ricercatori e docenti dell’area biomedica dell’Università di Cagliari, che “manifestano grande preoccupazione per quello che è, nei fatti, un blocco dell’attività di ricerca, che perdura oramai da circa sei mesi”, invitando a promuovere “un’azione nazionale coordinata da parte di università e centri di ricerca, allo scopo di evidenziate le contraddizioni e le gravi restrizioni rispetto alla direttiva europea, che potrebbero di fatto compromettere irreversibilmente la ricerca biomedica in Italia, pregiudicandone gravemente la competitività in ambito internazionale”.
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