Nella serata di ieri, venerdì 25 settembre, piazza Università è tornata a trasformarsi in una vera e propria “cittadella della ricerca”, offrendo ai cittadini e ai numerosi turisti una ricca kermesse di dimostrazioni, giochi, installazioni e attività interattive dedicate a un pubblico ampio in nome della Scienza. Bilancio decisamente positivo, nonostante gli scrosci di pioggia che hanno interessato il centro storico, per l’edizione 2026 di Sharper Night, la Notte europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici, promossa dall’Università di Catania in collaborazione con l’agenzia nazionale Psiquadro e numerosi altri partner scientifici del territorio.
«Sharper Night – ha detto il rettore Enrico Foti – è uno dei momenti in cui l’Università riesce a mostrare con maggiore immediatezza la propria natura di comunità aperta. Vedere le nostre ricercatrici e i nostri ricercatori nelle piazze e nelle strade di Catania, incontrare famiglie, giovani, studenti e appassionati, significa rendere la ricerca vicina, accessibile, capace di suscitare curiosità e partecipazione». «È stato uno sforzo davvero importante – ha aggiunto la delegata alla Terza Missione, Margherita Ferrante, alla guida dell’iniziativa -: lavoriamo da diversi mesi e oggi tutto il lavoro corale dell’Ateneo e di tutte le strutture coinvolte, ha dato i suoi frutti. Abbiamo avuto tantissimi stand, molti più degli anni passati, e numerosi ricercatori che hanno scelto di incontrare direttamente il pubblico. Abbiamo voluto avvicinare soprattutto i giovani e i bambini alla ricerca e all’innovazione, facendo capire loro che la scienza non è qualcosa di lontano, ma un patrimonio al quale ciascuno può contribuire attraverso la conoscenza, lo studio e la capacità di trasformare le idee in scoperte, innovazione e applicazioni nella vita quotidiana e nel lavoro. E quest’anno abbiamo coinvolto anche il Terzo settore, perché crediamo che la ricerca e l’università possano contribuire a rafforzare il tessuto sociale e a offrire ai nostri ragazzi opportunità concrete per studiare, crescere e costruire il proprio futuro».
In campo una macchina organizzativa imponente: circa 1.500 persone tra docenti, personale tecnico-amministrativo, studenti, studentesse, dottorandi e dottorande, assegnisti e assegniste di ricerca. I numeri raccontano da soli la portata dell’evento: 180 eventi, 56 stand espositivi ed esperienziali, di cui 41 in Piazza Università e 15 al Palazzo della Cultura, nel Cortile Platamone. In prima fila, fianco a fianco, tutti i 17 Dipartimenti dell’Università di Catania, insieme a numerose altre realtà legate all’Ateneo e al territorio: la Scuola Superiore dell’Università di Catania, la Fondazione Siciliae Studium Generale Unict 1434, e poi CSFNSM, CNR, CRUI, EUNICE European University, INAF, Comune di Catania, INFN Sezione di Catania, INFN Laboratori Nazionali del Sud (LNS), INGV, la Polizia scientifica, Officine Culturali, Fondazione Samothrace e Radio Zammù.
L’evento si è articolato tra i punti nevralgici della città e della rete museale cittadina. Cuore pulsante sono stati Piazza Università e il Palazzo centrale dell’Ateneo, il Centro universitario teatrale di Palazzo Sangiuliano, il Cortile Platamone e la Sala “Concetto Marchesi” del Palazzo della Cultura — quest’ultimo teatro della MiniTalk Challenge 2026, l’avvincente contest di divulgazione scientifica in cui 15 ricercatori e ricercatrici si sono sfidati a colpi di interventi live di circa cinque minuti, per raccontare argomenti complessi con un linguaggio semplice e coinvolgente.
I minitalk hanno presentato un ampio ventaglio di temi scientifici e di ricerca, con particolare attenzione alle sfide del futuro e alle ricadute concrete sulla vita quotidiana. Si è parlato di nuovi materiali e risorse naturali, dalle argille ai materiali innovativi per l’energia del futuro, e di sostenibilità ambientale ed economia circolare, con focus sul contrasto alle microplastiche e sullo sviluppo di nuove tecnologie per la tutela dell’ambiente. Ampio spazio è dedicato anche alla biodiversità marina, all’ascolto e al monitoraggio del mare e agli effetti delle specie aliene invasive sugli ecosistemi, sulla pesca e sui consumi, fino al fenomeno della diffusione della formica di fuoco in Sicilia. Sul fronte della salute e della medicina, sono state presentate le nuove frontiere della diagnosi e della terapia: dal gemello digitale per individuare preventivamente la terapia più adatta nel tumore al seno alla dermatologia 3.0, con l’impiego delle tecnologie digitali nei processi diagnostici. Inoltre, per quanto riguarda la fisica e l’astrofisica, si è passati dai rivelatori a singolo fotone alla grande infrastruttura sottomarina KM3NeT, utilizzata per osservare i neutrini e studiare l’universo attraverso il mare. Il tema dell’intelligenza artificiale, è stato affrontato dal punto di vista delle regole e delle implicazioni giuridiche: come governare una tecnologia in rapida evoluzione e quale equilibrio trovare tra innovazione e regolamentazione. Infine, alcuni ‘speech’ hanno affrontato temi legati alle scienze umane e sociali, come le basi innate della conoscenza e dei comportamenti prosociali e il rapporto tra territori marginali e futuro.
E ancora, per tutta la serata “porte aperte” per le visite e le attività interattive a Città della Scienza, al Museo delle Mirabilia e dei Saperi Siciliani, ai Musei della Fabbrica dei Benedettini, di Mineralogia, Petrografia e Vulcanologia, di Paleontologia, di Zoologia, della Rappresentazione, all’Orto Botanico e alla Banca del Germoplasma. «La conoscenza non può rimanere confinata nei laboratori o parlare soltanto agli addetti ai lavori – ha osservato ancora il rettore Foti, che ha visitato tutti gli stand e incrociato centinaia di appassionati e curiosi -: deve saper uscire, farsi comprendere e creare dialogo. Ma deve anche diventare innovazione e opportunità, rafforzando il rapporto tra Università e imprese e favorendo il trasferimento dei risultati della ricerca verso il sistema produttivo. In questo percorso si inserisce anche la Fondazione Siciliae Studium Generale 1434, come ulteriore spazio di relazione con il territorio. Dalla piazza alle imprese, condividere la conoscenza significa trasformarla in valore per la nostra comunità».
In Piazza Università il percorso scientifico è stato particolarmente articolato. Tra i temi protagonisti la chimica applicata alla salute e alla sicurezza, con attività dedicate alla chimica contro il crimine, grazie anche alla partnership con la Polizia scientifica, ai sensori fluorescenti e vapocromici, alle nuove applicazioni della luce in campo terapeutico e alla trasformazione dei rifiuti in catalizzatori e nuove fonti di energia. La piazza ha ospitato inoltre esperienze dedicate ai materiali innovativi, dalle tecnologie Sponge-MOF ai materiali per l’energia sostenibile, fino alle nanotecnologie e ai sistemi per individuare e contrastare gli inquinanti.
Ampio spazio è stato riservato alla fisica e alla ricerca fondamentale. I visitatori hanno preso contatto con i rivelatori di particelle, con le tecnologie legate alla fisica nucleare, con il progetto KM3NeT e l’osservazione dell’Universo attraverso neutrini, fotoni e altre particelle. Le attività hanno presentato inoltre le connessioni tra ricerca di base e applicazioni concrete, dalla fisica per la cura dei tumori alle tecnologie quantistiche e alle nuove frontiere dell’energia.
Un altro grande filone riguardava ambiente, clima e biodiversità. Il pubblico ha potuto scoprire il ruolo della biodiversità vegetale, le tecniche di vertical farming e coltivazione idroponica, il rapporto tra piante e cambiamenti climatici, i nemici naturali dei parassiti e la vita delle api selvatiche e allevate. Non sono mancate attività dedicate al Simeto, alla tutela del territorio, alla vulnerabilità delle coste, al monitoraggio ambientale e alla sostenibilità. Anche il mare è stato protagonista, con ricerche sulla biodiversità marina e sulle tecnologie utilizzate per studiare e proteggere gli ecosistemi.
La salute ha rappresentato un altro asse centrale della manifestazione. A Piazza Università sono state presentate ricerche sui tumori, sulla diagnostica e sulla medicina di precisione, mentre al Palazzo della Cultura hanno trovato spazio numerose attività dedicate all’imaging avanzato, alla diagnostica molecolare, alla salute metabolica, all’odontoiatria digitale, all’occhio e alle patologie cardiovascolari. Tra le proposte figurano anche attività sull’angiogenesi tumorale, sulla nutrizione e sull’osteopenia, sull’interazione tra alimentazione, attività fisica e prevenzione e sulle strategie per migliorare la qualità della vita.
A Palazzo Platamone, secondo grande polo della divulgazione, hanno trovato spazio la ricerca in astrofisica, il monitoraggio vulcanico avanzato e le tecnologie per le smart city, ma anche la geofisica applicata alla vulnerabilità costiera, la robotica, i Digital Twin e l’intelligenza artificiale. I visitatori possono conoscere sistemi capaci di simulare il comportamento di robot e macchine, modelli di IA per analizzare comportamenti collettivi e ambienti sconosciuti, applicazioni di Computer Vision per le città intelligenti e soluzioni di IA collaborativa. Particolare attenzione è stata dedicata anche alle tecnologie per la mobilità e le comunicazioni: dai gemelli digitali urbani alla mobilità sostenibile, dalle reti 5G alla connettività a bordo delle automobili del futuro, fino ai sistemi di comunicazione in tempo reale, alla videosorveglianza con droni e all’impiego dell’intelligenza artificiale per le smart city. Un percorso che mostra come ricerca digitale, infrastrutture e sostenibilità siano sempre più interconnesse.
Non sono mancati agroalimentare, alimentazione e rapporto tra ricerca e territorio, con i vitigni reliquia dell’Etna, alimenti funzionali ottenuti dal fico d’India, insetti destinati all’alimentazione, qualità della dieta, biodiversità agricola, birra e scienza e recupero degli scarti, abbinando ricerca e produzioni tradizionali siciliane, e proponendo nuove chiavi per affrontare sostenibilità, salute e innovazione della filiera alimentare.
La dimensione scientifica si è intrecciata infine con quella sociale, culturale e partecipativa. Piazza Università ha ospitato giochi e attività sulla democrazia, dalla simulazione di crisi internazionali di Risikando al quiz Chi vuol essere democratico?, insieme a un percorso dedicato al Simeto attraverso un puzzle-game sulla continuità ecologica. Erano presenti inoltre iniziative sull’economia e sul territorio, sulla formazione della Scuola Superiore di Catania e sull’alleanza europea EUNICE.
Accanto alla ricerca hanno trovato spazio anche teatro, musica, video e linguaggi multimediali. Tra gli appuntamenti figurano Etica in scena, restituzione teatrale di un laboratorio dedicato ai dilemmi etici, VIRTUART*, dedicato alla performance intermediale, e attività audiovisive legate al territorio e al patrimonio. La ricerca, dunque, non è stata quindi proposta soltanto attraverso dati e strumenti scientifici, ma anche attraverso linguaggi capaci di coinvolgere emozioni, creatività e partecipazione.












