
Da domani, domenica 8 novembre, il prezzo del gasolio tornerà a salire. Scade infatti oggi la riduzione temporanea delle accise introdotta dal governo lo scorso 28 ottobre per contenere gli aumenti dei carburanti legati alla guerra in Medio Oriente. Al momento non è stata disposta alcuna proroga: nella Gazzetta Ufficiale di sabato non compare un nuovo provvedimento.
L’effetto per gli automobilisti sarà un rincaro di alcuni centesimi al litro. Lo sconto applicato sul diesel era infatti pari a poco meno di 4,9 centesimi, considerando sia la riduzione delle accise sia il relativo impatto sull’IVA.
Secondo l’ultima rilevazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), il prezzo del gasolio si attesta attualmente a 2,23 euro al litro, mentre quello della benzina è di circa 2 euro. Si tratta di valori ancora elevati, anche se inferiori di circa 10 centesimi rispetto ai livelli registrati alla fine di settembre.
La fine dello sconto fiscale interesserà tutti i distributori, comprese le compagnie che nelle ultime settimane hanno adottato un tetto massimo ai prezzi dei carburanti, come Eni e Q8.
Non si tratta della prima interruzione delle agevolazioni. Il precedente taglio delle accise sul diesel era terminato il 5 ottobre, prima di essere ripristinato dal governo il 28 ottobre attraverso il sistema delle cosiddette accise mobili.
Il meccanismo delle accise mobili consente allo Stato di utilizzare il maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare una riduzione delle imposte sul consumo.
In pratica, quando il costo dei carburanti cresce, aumenta anche l’IVA incassata dallo Stato. Una parte di queste entrate aggiuntive può essere destinata a compensare i rincari attraverso un taglio proporzionale delle accise.
A differenza degli sconti generalizzati, questo sistema permette di concedere riduzioni più contenute e legate alle risorse effettivamente disponibili. Il precedente intervento, terminato il 7 novembre, ha avuto un costo complessivo di 38,7 milioni di euro per undici giorni ed è stato finanziato utilizzando una parte del maggiore gettito IVA registrato a settembre.
Ben più onerosi erano stati i precedenti tagli strutturali alle accise, che tra marzo e l’inizio di ottobre avevano comportato una spesa pubblica di circa 2,5 miliardi di euro.
Da diversi mesi il governo ha scelto di concentrare gli interventi sul gasolio, senza estendere le agevolazioni alla benzina, che non beneficia più di sconti da tempo.
La decisione è legata soprattutto al ruolo del diesel nell’economia italiana. Questo carburante viene utilizzato in larga misura dai mezzi pesanti, dal trasporto merci e da numerosi comparti industriali.
Contenere il prezzo del gasolio significa quindi cercare di limitare l’aumento dei costi logistici e di produzione, evitando che i rincari si trasferiscano ulteriormente sui prezzi dei beni e dei servizi.
Con la fine della riduzione fiscale, da domenica 8 novembre il diesel subirà dunque un nuovo aumento, seppur limitato a pochi centesimi al litro.
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