
Duecento milioni di euro di risorse aggiuntive per gli atenei e altri 270 milioni svincolati da precedenti limitazioni di spesa: sono le cifre chiave con cui il Ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Anna Maria Bernini, descrive il pacchetto dedicato all’istruzione superiore all’interno della bozza della Legge di Bilancio 2027.
L’impatto reale del provvedimento suscita perplessità nel mondo accademico e sindacale. Proprio mentre proseguono le proteste degli studenti contro il caro affitti e la carenza di servizi, un’analisi approfondita della manovra — confermata dai rilievi della Flc Cgil — rivela un quadro ben diverso dalle dichiarazioni di facciata: nessuna nuova risorsa diretta per il diritto allo studio e un nuovo taglio al turnover dei docenti.
L’annuncio della ministra Bernini di un incremento di fondi rispetto ai circa 9,5 miliardi del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) punta al risparmio sui consumi: “Meno consumi energetici, bollette più leggere e più risorse per la formazione, la ricerca e i servizi per gli studenti”, ha dichiarato la ministra.
L’articolo 80 della bozza chiarisce tuttavia che i 200 milioni complessivi (130 alle università statali, 55 agli enti di ricerca e 15 alle istituzioni AFAM) saranno stanziati esclusivamente per il 2028 e gestiti in stretta sinergia con il Ministero dell’Ambiente e il GSE. Tali somme dovranno servire soltanto per interventi di efficientamento energetico volti a ridurre di almeno il 30% il fabbisogno degli edifici. Non potranno dunque essere usate direttamente per assunzioni, didattica o borse di studio, configurandosi come un beneficio di spesa soltanto indiretto.
Per quanto riguarda i 270 milioni di euro definiti “liberati” da vincoli di destinazione per garantire maggiore autonomia alla programmazione degli atenei, i tecnici evidenziano come non si tratti di denaro fresco.
Le somme provengono infatti dalla conclusione del secondo ciclo (2023-2027) del programma dedicato ai Dipartimenti di Eccellenza, introdotto nel 2016. La manovra prevede di non rinnovare la misura a partire dal 2028, redistribuendo ai singoli atenei risorse già stanziate in passato nel sistema universitario.
L’articolo 66 della manovra introduce per il 2027 una nuova stretta sul turnover dei professori al 75% (con ritorno al 100% solo nel 2028). La norma imporrà agli atenei di sostituire soltanto tre docenti ogni quattro che andranno in pensione, versando le somme risparmiate allo Stato: una misura che, secondo le stime del sindacato, comporterà una riduzione di risorse pari ad almeno 40 milioni di euro, riducendo la platea di ricercatori e professori di ruolo.
Sul fronte del diritto allo studio, il testo non stanzia nuove risorse per borse di studio, ampliamento della no tax area o creazione di nuovi posti letto per fuori sede. Sul tema della ricerca è prevista dal 2029 la misura “Talenti per la Ricerca” (15 milioni annui), giudicata tuttavia insufficiente dalla Flc Cgil in assenza di un piano strutturale per il riassorbimento del precariato.
Tra le norme d’interesse per gli studenti figura un’agevolazione sui canoni d’affitto under 36 e l’obbligo per gli editori di fornire le versioni digitali stampabili dei manuali universitari a un prezzo inferiore del 50% rispetto alla versione cartacea.
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