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Catania sott’acqua a ogni nubifragio: le opere attese e i ritardi

Catania si allaga a ogni nubifragio: tra caditoie, cementificazione, canali e opere attese, ecco cosa non funziona e quali interventi sono previsti.

Ogni volta che arriva un nubifragio, Catania sembra fare i conti con la stessa emergenza: strade trasformate in fiumi, marciapiedi sommersi, sottopassi impraticabili, automobili bloccate dall’acqua e traffico paralizzato. Bastano precipitazioni particolarmente intense, talvolta concentrate in poche decine di minuti, per mettere in difficoltà interi quartieri e rendere complicati anche gli spostamenti più ordinari. Una scena che si ripete e che non può essere liquidata soltanto come conseguenza del maltempo. Perché se è vero che i fenomeni meteorologici estremi possono mettere in crisi anche infrastrutture moderne, è altrettanto vero che Catania presenta fragilità territoriali e idrauliche conosciute da anni.

E oggi, alla luce degli ultimi interventi annunciati, dei lavori avviati e dei nuovi provvedimenti regionali, emerge una questione ancora più importante: quanto sta cambiando concretamente la città per evitare che la prossima pioggia produca gli stessi disagi della precedente?

Il Comune ha aggiornato il proprio Piano di Protezione civile, sono stati avviati interventi sulle caditoie e sulla rete di drenaggio, mentre alcune grandi opere attese da decenni hanno compiuto nuovi passaggi. Eppure il problema resta. Per comprenderlo bisogna guardare oltre l’acqua che invade le carreggiate e ricostruire cosa succede sotto l’asfalto, lungo i canali e nelle aree a monte del capoluogo etneo.

Catania costruita sull’acqua: la conformazione del territorio e il peso della cementificazione

Una delle ragioni degli allagamenti ricorrenti è legata alla particolare conformazione geografica della città. Catania si sviluppa alle pendici meridionali dell’Etna, su un territorio che degrada verso il mare. Quando si verificano precipitazioni intense, una parte importante dell’acqua proveniente dalle zone più elevate scende naturalmente verso valle, attraversando anche le aree urbanizzate. Nel corso dei decenni, però, l’espansione edilizia ha modificato profondamente il territorio: superfici naturali sono state sostituite da strade asfaltate, parcheggi, edifici e pavimentazioni impermeabili. Il terreno, che dovrebbe assorbire una parte delle precipitazioni, perde così questa capacità e l’acqua raggiunge più rapidamente la rete stradale e i sistemi di raccolta. Non è soltanto una considerazione teorica.

Il Piano comunale di emergenza e Protezione civile individua diverse direttrici cittadine che, in occasione di piogge intense, possono trasformarsi in veri e propri percorsi di deflusso delle acque provenienti dalle zone pedemontane. Tra queste figurano via San Nullo, via Galermo, via Passo Gravina, via Leucatia, via Etnea e viale Vittorio Veneto. Il documento evidenzia inoltre le criticità legate all’urbanizzazione del versante meridionale dell’Etna e alla progressiva riduzione delle superfici permeabili. È un elemento fondamentale: non sempre l’acqua che invade una strada è soltanto quella caduta sopra quella stessa carreggiata. In alcuni casi si tratta anche di volumi che arrivano da altre zone, seguendo la naturale pendenza del territorio. A questo si aggiunge la trasformazione dei corsi d’acqua e del reticolo idrografico, con canali e percorsi naturali che nel tempo sono stati modificati dall’espansione urbana. Il risultato è un sistema nel quale, quando le precipitazioni superano determinate soglie, l’acqua può accumularsi rapidamente e trovare difficoltà a raggiungere i propri punti di scarico.

Piano comunale aggiornato, ma il problema resta: cosa ha deciso davvero Catania

Un passaggio importante è arrivato il 22 gennaio 2025, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’aggiornamento del Piano di emergenza comunale e di Protezione civile. Il documento, illustrato dall’assessore alla Protezione civile Alessandro Porto, ha introdotto modifiche all’analisi dei rischi, agli aspetti territoriali e urbanistici e alla definizione delle aree di Protezione civile. Si tratta di uno strumento fondamentale per individuare le criticità e organizzare la risposta alle emergenze, ma non va confuso con un piano di opere idrauliche destinato a eliminare gli allagamenti. Un’altra novità è arrivata il 25 febbraio 2026, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione per impegnare l’amministrazione a dotarsi di un Piano comunale di adattamento climatico e prevenzione degli allagamenti urbani, individuando anche le possibili fonti di finanziamento nazionali ed europee.

La distinzione è sostanziale: l’approvazione della mozione non significa che il nuovo piano sia già stato redatto, finanziato e attuato. Significa che il Consiglio ha riconosciuto la necessità di uno strumento strategico specifico per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e la vulnerabilità idraulica della città. Nel frattempo, un progetto ufficialmente inserito nel programma PN Metro Plus 2021-2027 prevede interventi di drenaggio urbano sostenibile e ingegneria naturalistica. Tra le soluzioni indicate figurano pavimentazioni permeabili, tetti verdi, rain garden, sistemi filtranti e rimozione di superfici impermeabili per creare nuovi spazi verdi. Particolare attenzione è riservata anche alla zona della Timpa della Leucatia, dove si prevede di intercettare e raccogliere le acque meteoriche attraverso condotte e vasche di accumulo. È una strategia che punta a non affidare tutto il peso della gestione delle precipitazioni a tombini e condotte, ma a trattenere e gestire l’acqua già nei punti in cui si forma il ruscellamento. La questione, adesso, è passare dalla programmazione alla realizzazione, verificando tempi, finanziamenti e risultati concreti.

Tombini, caditoie e canali: gli interventi del 2026 e le criticità ancora aperte

Tra le cause più immediate degli allagamenti c’è la capacità della rete cittadina di raccogliere e smaltire l’acqua. A settembre 2026 il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo nuovi disagi alla circolazione provocati dalle precipitazioni, l’assessore comunale alle Manutenzioni Giovanni Petralia ha dichiarato che la pulizia di tombini e caditoie era arrivata all’80%. Secondo quanto riferito dall’assessore, erano state completate le operazioni in zone come Santa Maria Goretti, San Cristoforo e Monte Po, mentre si stava lavorando nell’area di viale Vittorio Veneto, con successivi interventi previsti su via Etnea e sulla Circonvallazione. Per le operazioni venivano utilizzati anche mezzi Canal Jet, destinati alla rimozione di detriti e materiali accumulati nelle caditoie. Lo stesso assessore ha però evidenziato un problema significativo: anche dopo la pulizia, vento e pioggia possono trasportare nuovamente detriti all’interno dei sistemi di raccolta. Questo dimostra quanto sia importante una manutenzione continua, soprattutto nelle settimane che precedono la stagione più piovosa.

Ma non basta. Nel marzo 2026 sono iniziati lavori per 267 mila euro in via Domenico Tempio e nelle tre strade che vi confluiscono: via del Principe, via Santa Maria Assunta e via Stella Polare. Il progetto prevede nuove caditoie per intercettare l’acqua prima che raggiunga la strada principale e il potenziamento del sistema di drenaggio esistente. Un altro intervento riguarda il Tondo Gioeni: Petralia ha illustrato un progetto sviluppato in collaborazione con l’Università di Catania per raccogliere le acque provenienti dai Paesi etnei e impedire che, durante le precipitazioni più intense, defluiscano verso via Etnea e il centro. Anche i canali naturali richiedono attenzione. Dopo il ciclone Harry, la Regione Siciliana ha pubblicato, il 21 e 22 ottobre 2026, due autorizzazioni idrauliche per interventi rispettivamente sul Canale Acquasanta e sul Canale Bruno, finalizzati alla rimozione dei depositi sedimentari e dei detriti alluvionali e al ripristino del regolare deflusso delle acque. Per il Canale Bruno è indicato un importo di 847.721 euro. Sono interventi importanti, ma raccontano anche quanto il sistema idraulico del territorio sia esposto alle conseguenze degli eventi meteorologici estremi.

Il Canale di gronda, l’opera attesa da decenni e il futuro della sicurezza idraulica

Il capitolo più importante riguarda probabilmente il Canale di gronda, un’infrastruttura concepita per intercettare le acque provenienti dalle aree pedemontane e convogliarle verso il mare, evitando che attraversino le zone urbane. È un’opera progettata da decenni e la cui realizzazione è stata caratterizzata da un lungo iter. Il sistema dovrebbe raccogliere i deflussi provenienti dai territori a nord e a ovest di Catania, alleggerendo la pressione sulle strade e sulle reti cittadine. Nel maggio 2026 è stata riportata l’aggiudicazione dell’appalto integrato del Collettore B, per un valore di circa 32 milioni di euro. L’intervento riguarda il collegamento con le aree di San Giovanni Galermo, Misterbianco e San Pietro Clarenza, oltre alla regimentazione del canale Buttaceto, con l’obiettivo di migliorare il convogliamento delle acque provenienti dalla cintura pedemontana. Si tratta di un passaggio rilevante, ma è importante distinguere l’aggiudicazione di un appalto dalla conclusione dei lavori e dalla piena entrata in funzione dell’infrastruttura.

Il Canale di gronda, da solo, non risolverà ogni criticità: serviranno anche reti locali efficienti, caditoie funzionanti, canali mantenuti in condizioni adeguate e una gestione coordinata delle acque tra il Comune di Catania e i territori circostanti. La sfida è proprio questa: superare una gestione frammentata, nella quale ogni nubifragio mette in evidenza problemi che coinvolgono più amministrazioni e diversi livelli di infrastrutture. Catania non può continuare a intervenire soltanto dopo che le strade sono già finite sott’acqua. Occorre sapere quali opere sono state completate, quali sono ancora in fase di progettazione, quali finanziamenti sono disponibili e soprattutto quali risultati producono durante le precipitazioni più intense. Il nuovo Piano di adattamento climatico, gli interventi di drenaggio sostenibile, la manutenzione delle caditoie e il completamento delle grandi opere devono diventare parti di un’unica strategia, con scadenze verificabili e responsabilità chiare.

Perché il vero problema non è che a Catania piova: è che una città esposta a fenomeni meteorologici intensi continua a mostrare, a ogni temporale, quanto sia ancora difficile governare l’acqua. E finché gli interventi non saranno completati e messi alla prova, per automobilisti, residenti e commercianti il rischio di ritrovarsi ancora una volta con le strade trasformate in fiumi resterà una preoccupazione concreta.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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Dalila Battaglia

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