
La riduzione di quasi 7mila posti tra docenti e personale ATA prevista dalla bozza della Legge di Bilancio 2027 apre un duro fronte di scontro tra il Governo e le organizzazioni sindacali della scuola. Cisl Scuola, Gilda Unams, Uil Scuola, Flc Cgil, Snals, Anief e Anquap contestano fermamente il ridimensionamento degli organici e preannunciano mobilitazioni, mentre l’Associazione Nazionale Presidi (ANP) sollecita una revisione immediata del testo durante l’esame parlamentare della manovra.
I numeri della contrazione sono stati analizzati dal presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, il quale ha evidenziato come i 6.974 tagli annunciati per il 2027 si sommino a quelli già definiti nella precedente Legge di Bilancio 2025, pari a 5.660 docenti e 2.174 ATA. Il saldo complessivo del triennio registra una perdita di 14.808 cattedre e contratti, suddivisi tra 10.585 docenti e 4.223 appartenenti al personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Secondo l’ANP, l’inversione della curva demografica e il calo degli iscritti dovrebbero rappresentare un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità didattica, anziché una giustificazione per tagliare le risorse. Le riduzioni, che colpiranno in particolare l’organico del potenziamento, rischiano di compromettere l’offerta formativa, i progetti di inclusione e la stessa vigilanza all’interno dei plessi scolastici.
La risposta delle sigle sindacali si preannuncia forte e unitaria. Per la Cisl Scuola, la segretaria Ivana Barbacci ha definito i tagli del tutto inaccettabili rispetto alle sfide di contrasto alla dispersione scolastica e al disagio giovanile, confermando la prontezza alla mobilitazione in mancanza di correttivi. Il coordinatore di Gilda Unams, Vito Carlo Castellana, ha denunciato l’ennesima beffa ai danni del settore promuovendo una prima mobilitazione delle RSU per il 6 novembre, con la richiesta esplicita di modificare la norma durante l’iter parlamentare.
Allo stesso modo, il segretario generale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, ha ribadito che la denatalità non può trasformarsi in un pretesto costante per fare cassa sulla scuola pubblica a scapito delle condizioni di lavoro del personale. La Flc Cgil ha confermato una valutazione del tutto negativa del provvedimento, inserendo la vertenza scuola all’interno dello sciopero generale in programma per il 20 novembre.
Infine, la segretaria generale dello Snals-Confsal, Elvira Serafini, ha sottolineato come la scuola non possa essere considerata una semplice voce di spesa da tagliare, chiedendo risorse immediate per salvaguardare la funzionalità degli istituti. Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha minacciato la mobilitazione totale in assenza del ritiro dei tagli, preannunciando possibili ricorsi alle istituzioni europee sulla mancata stabilizzazione della vasta platea dei precari. A chiudere il quadro è la preoccupazione espressa da Anquap sulla crescente sofferenza gestionale delle segreterie scolastiche e dei DSGA, chiamati ad affrontare una mole sempre maggiore di adempimenti burocratici con un numero ridotto di collaboratori e assistenti.
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