
Con un video diffuso sui canali social, gli attivisti hacker filorussi di NoName057(16), in collaborazione con il gruppo Zpentest, hanno ufficialmente rivendicato l’attacco informatico ai danni della catena del freddo in diversi supermercati ed enti dell’Europa. La notizia è stata anticipata dalle pagine social del Tg1.
L’azione dei pirati informatici ha colpito impianti di refrigerazione in mezza Europa, interessando Paesi come Belgio, Svezia, Lussemburgo, Olanda, Finlandia, Irlanda ed Estonia. Attraverso la manomissione da remoto dei sistemi di controllo, gli hacker sono riusciti ad alterare i parametri di conservazione, portando le temperature dei frigoriferi e dei freezer a sfiorare persino i 50 gradi.
Nel Regno Unito il raid ha sfiorato l’industria della lavorazione della carne. Secondo quanto dichiarato da Paul Chichester, direttore delle operazioni del National Cyber Security Centre britannico, l’impatto sul settore dell’oltremanica è stato comunque minimo.
Danni più pesanti sono stati invece registrati in Germania, dove sono stati presi di mira gli impianti di refrigerazione di un supermercato gestito dall’ente caritativo Arbeiterwohlfahrt a Wetter-Volmarstein, nella Renania Settentrionale-Vestfalia. L’improvviso aumento termico nei banchi frigo del punto vendita e nei magazzini esterni ha costretto la struttura a gettare via ingenti quantità di generi alimentari. Secondo la responsabile dell’organizzazione, Sandrae Salten, il vero bersaglio degli hacker non sarebbe stata la singola attività, bensì l’azienda incaricata della manutenzione da remoto degli impianti di refrigerazione.
In Italia la vertenza è stata al centro di un vertice a Palazzo Chigi tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, alla presenza del direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e dei vertici dell’intelligence.
Dall’esecutivo è giunto l’invito alla calma: non sussiste un allarme generale, sebbene resti altissima l’attenzione. “Dai primi accertamenti emerge che in Italia l’impatto degli attacchi è al momento fortemente limitato: sono state interessate poche unità commerciali, a fronte delle migliaia presenti sull’intero territorio nazionale, per lo più munite ancora adesso di sistemi di sicurezza obsoleti, con interfacce esposte direttamente su Internet e carenze nei meccanismi di autenticazione. La gran parte della catena di distribuzione risulta invece dotata di sistemi di protezione aggiornati, in grado di respingere intrusioni malevole”.
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