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Droghe, 92 nuove sostanze in Italia: l’allarme dei pronto soccorso

Droghe in Italia, 92 nuove sostanze individuate nel 2025 e accessi ospedalieri in aumento del 15%. I rischi per i giovani e l’emergenza delle dipendenze.

C’è un’emergenza che non si misura soltanto nelle sostanze sequestrate o nelle operazioni delle forze dell’ordine, ma soprattutto negli ospedali, dove arrivano persone con gravi alterazioni psichiche, intossicazioni e conseguenze imprevedibili del consumo. In Italia, nel 2025, sono state individuate 92 nuove sostanze psicoattive e gli accessi ospedalieri correlati all’assunzione di droghe sono aumentati del 15% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 9.641. Numeri che accendono i riflettori su un fenomeno in continua evoluzione, nel quale le sostanze cambiano più rapidamente delle conoscenze disponibili sui loro effetti.

A preoccupare è anche la presenza di giovanissimi tra i pazienti e la diffusione del policonsumo, cioè l’assunzione contemporanea di più sostanze. A lanciare l’allarme è la Società italiana patologie da dipendenza (SIPaD), che richiama l’attenzione anche sulle difficoltà dei servizi sanitari. La questione, dunque, non riguarda soltanto il mercato illegale: chiama in causa la prevenzione, la salute mentale e la capacità del sistema pubblico di intercettare il disagio prima che si trasformi in un’emergenza.

Quasi 10mila accessi in ospedale: il volto sanitario dell’emergenza

Dietro il dato degli accessi ospedalieri c’è una realtà che va oltre la semplice intossicazione. Secondo i numeri diffusi dalla SIPaD, nel corso del 2025 i pronto soccorso italiani hanno registrato 9.641 accessi correlati al consumo di sostanze stupefacenti, con una crescita del 15% rispetto al 2024. Quasi la metà dei pazienti presentava una psicosi indotta da sostanze; nell‘11% dei casi è stato necessario il ricovero e, tra i ricoverati, il 17% è stato trasferito in terapia intensiva. Un dato, in particolare, impone una riflessione: circa un paziente su dieci era minorenne.

Le manifestazioni cliniche possono essere molto diverse, dalle alterazioni della percezione e del comportamento fino a condizioni che richiedono assistenza urgente. In presenza di sostanze poco conosciute o di combinazioni di più principi attivi, il personale sanitario può trovarsi davanti a quadri complessi, nei quali riconoscere tempestivamente la causa dei sintomi è fondamentale per intervenire. Gli effetti, inoltre, non si esauriscono necessariamente con la fase acuta: alcuni pazienti possono avere bisogno di ulteriori valutazioni psichiatriche, sostegno psicologico e percorsi terapeutici.

L’incremento degli accessi non dimostra, da solo, che ogni forma di consumo sia aumentata nella stessa misura. È però un indicatore importante della pressione esercitata sulle strutture ospedaliere e della gravità di una parte delle conseguenze associate alle droghe. Per comprendere davvero l’evoluzione del fenomeno occorre mettere in relazione i dati clinici con quelli sui consumi, sulle sostanze individuate e sulle persone prese in carico dai servizi. Il segnale che emerge è chiaro: la gestione delle emergenze deve essere accompagnata da strumenti di prevenzione e assistenza capaci di intervenire anche prima che si renda necessario il ricorso al pronto soccorso.

Novantadue nuove sostanze in un anno: cosa si nasconde dietro le sigle

Il numero delle nuove sostanze psicoattive individuate nel 2025 racconta quanto sia complesso monitorare un mercato in continua trasformazione. Le cosiddette NPS, dall’inglese New Psychoactive Substances, comprendono composti differenti per struttura chimica ed effetti sul sistema nervoso centrale. Alcuni vengono sviluppati modificando molecole già conosciute, altri appartengono a gruppi farmacologici con caratteristiche specifiche. La loro comparsa può precedere la disponibilità di informazioni scientifiche complete sulla tossicità, sulle conseguenze a lungo termine e sulle possibili interazioni con altre sostanze.

Tra le categorie segnalate figurano:

  • cannabinoidi sintetici e semisintetici,
  • catinoni sintetici,
  • arilcicloesilamine,
  • fenetilamine e
  • oppioidi sintetici.

Non si tratta di un’unica famiglia di droghe: gli effetti possono variare sensibilmente e comprendere stimolazione, alterazioni della percezione, disturbi del comportamento o, in determinate circostanze, gravi depressioni delle funzioni vitali. Per questo è importante evitare generalizzazioni e distinguere tra le diverse sostanze, senza sottovalutare i rischi legati a prodotti di composizione incerta. Il problema riguarda anche le informazioni disponibili a chi consuma. Il nome commerciale di un prodotto non garantisce che la composizione corrisponda a quella dichiarata, mentre sostanze apparentemente simili possono contenere principi attivi diversi o concentrazioni variabili. La conseguenza è una maggiore imprevedibilità degli effetti e una difficoltà aggiuntiva per gli operatori chiamati a riconoscere e trattare un’intossicazione.

A questa complessità si aggiunge la necessità di aggiornare costantemente gli strumenti di analisi e i sistemi di allerta. Individuare una nuova molecola significa avviare un lavoro di sorveglianza, raccogliere informazioni sui suoi effetti e trasferire rapidamente le conoscenze a chi opera sul campo. La sfida non consiste soltanto nel riconoscere ciò che è già comparso, ma anche nel riuscire a individuare tempestivamente i rischi emergenti.

Giovani e policonsumo: il rischio di sottovalutare gli effetti

La questione diventa ancora più delicata quando riguarda adolescenti e giovani adulti. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, pubblicata nel 2024 e riferita ai dati del 2023, stimava che quasi 960mila studenti tra i 15 e i 19 anni avessero utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso della vita. Oltre 680mila dichiaravano un consumo nell’ultimo anno. Si tratta di dati riferiti a un periodo precedente rispetto alle statistiche ospedaliere del 2025, ma che aiutano a inquadrare la diffusione del fenomeno nella popolazione studentesca.

Le ragioni che possono portare a sperimentare una sostanza sono molteplici: curiosità, pressione del gruppo, ricerca di disinibizione, desiderio di affrontare un disagio o bisogno di sentirsi accettati. Non esiste un’unica traiettoria e non ogni consumo conduce necessariamente a una dipendenza. Tuttavia, durante l’adolescenza la capacità di valutare le conseguenze può essere ancora in via di sviluppo, mentre la vulnerabilità psicologica e il contesto sociale possono incidere sulle scelte individuali. Per questo la prevenzione deve parlare ai ragazzi in modo credibile, senza limitarsi a messaggi generici o esclusivamente punitivi.

Tra gli aspetti più preoccupanti c’è il policonsumo. Assumere più sostanze, anche a distanza ravvicinata o insieme all’alcol, può rendere gli effetti meno prevedibili e aumentare il rischio di reazioni gravi. Le interazioni possono modificare l’intensità e la durata degli effetti, complicando anche il riconoscimento della causa dei sintomi. La convinzione che una combinazione sia sicura perché già sperimentata in passato non costituisce una garanzia: la composizione dei prodotti e le condizioni individuali possono cambiare.

 Famiglie, scuole, servizi sanitari e comunità locali hanno un ruolo nella capacità di riconoscere i segnali di disagio e offrire occasioni di ascolto. Informazioni scientificamente corrette, percorsi di consulenza accessibili e interventi precoci possono contribuire a ridurre i rischi, soprattutto quando il consumo si accompagna a isolamento, difficoltà psicologiche o altri comportamenti problematici.

SerD e personale insufficiente: la sfida che comincia dopo l’emergenza

L’altra faccia del fenomeno è rappresentata dalla capacità di garantire assistenza nel tempo. Nel 2025, secondo i dati diffusi dalla SIPaD, i Servizi per le dipendenze (SerD) avevano in carico oltre 130mila persone, con un aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente. A queste si aggiungono le migliaia di persone accolte nelle comunità terapeutiche. Sono numeri che restituiscono la dimensione del lavoro richiesto a una rete chiamata a seguire situazioni differenti: dipendenze consolidate, consumi problematici, fragilità psichiche e percorsi di recupero che possono richiedere tempi lunghi.

La SIPaD segnala inoltre una carenza di circa 1.900 operatori rispetto al fabbisogno stimato. Una criticità che può pesare sulla possibilità di garantire continuità assistenziale, prevenzione e presa in carico tempestiva. Il pronto soccorso rappresenta spesso il punto in cui il problema diventa visibile, ma la gestione dell’episodio acuto non coincide con la soluzione della condizione che lo ha provocato. Dopo l’emergenza possono essere necessari controlli clinici, valutazioni psicologiche e psichiatriche, sostegno alle famiglie e programmi terapeutici personalizzati.

Per evitare che l’intervento si esaurisca con la dimissione ospedaliera, è fondamentale il collegamento tra ospedali, SerD, servizi di salute mentale e realtà territoriali. La possibilità di proseguire il percorso di cura può incidere sulla continuità dell’assistenza e sulla prevenzione delle ricadute. Se i servizi sono sotto pressione, diventa più difficile seguire ogni persona con la tempestività e l’attenzione necessarie, soprattutto nei casi in cui dipendenza e disagio psicologico si intrecciano.

I dati sulle nuove sostanze e sugli accessi ospedalieri pongono quindi una domanda che riguarda l’intero sistema: quanto siamo preparati a riconoscere e affrontare un fenomeno che cambia rapidamente?

Il contrasto al traffico illegale resta essenziale, ma da solo non basta. Servono monitoraggio scientifico, prevenzione nelle scuole, informazione accessibile e servizi dotati di personale adeguato. Perché dietro le statistiche ci sono persone che hanno bisogno di cure e famiglie che spesso cercano aiuto quando la situazione è già diventata difficile da gestire. È in questa capacità di intervenire prima, oltre che di curare dopo, che si misura la risposta a una delle sfide più complesse per la salute pubblica.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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