
Un calo del reddito può mettere in difficoltà anche chi lavora in proprio, soprattutto quando le entrate diventano insufficienti a coprire le spese dell’attività, i contributi previdenziali e gli altri costi professionali. Per sostenere i lavoratori autonomi che attraversano una fase economica complicata, anche nel 2026 è disponibile l’Iscro, l’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa: una misura erogata dall’Inps che può garantire fino a 817,69 euro lordi al mese per sei mesi, per un totale massimo di 4.906,14 euro. Il contributo è destinato a una specifica categoria di professionisti e titolari di partita Iva iscritti alla Gestione Separata e non spetta automaticamente a chiunque abbia registrato una riduzione delle entrate.
Per accedere al sostegno è necessario rispettare precise condizioni reddituali, previdenziali e professionali, oltre a non aver già beneficiato dell’indennità negli anni che impediscono una nuova richiesta. Per il 2026, le domande possono essere presentate fino al 31 ottobre: una scadenza da tenere presente per chi ritiene di avere diritto alla prestazione. Vediamo, quindi, a chi spetta il bonus, quali sono gli importi previsti, quali requisiti bisogna soddisfare e come presentare correttamente la domanda all’Inps.
L’Iscro è una misura di sostegno economico pensata per i lavoratori autonomi che hanno subito una significativa riduzione del reddito derivante dalla propria attività professionale. Non si tratta di un bonus straordinario introdotto esclusivamente per il 2026, ma di un’indennità diventata strutturale, che può essere richiesta ogni anno nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa. La prestazione è rivolta agli iscritti alla Gestione Separata dell’Inps che esercitano abitualmente un’attività di lavoro autonomo e che si trovano in una situazione di difficoltà economica documentabile attraverso i redditi dichiarati. L’importo riconosciuto varia in base alla situazione reddituale del richiedente: per il 2026, l’indennità mensile è compresa tra 255,53 euro lordi e 817,69 euro lordi. Il pagamento viene effettuato per sei mensilità, per un totale che va da 1.533,18 euro a un massimo di 4.906,14 euro.
Il calcolo non è uguale per tutti, perché tiene conto della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti all’anno precedente a quello in cui viene presentata la domanda. In particolare, la prestazione è determinata applicando il 25% su base semestrale alla media reddituale di riferimento, nel rispetto dei limiti minimi e massimi stabiliti per l’anno. È importante sottolineare che gli importi indicati sono lordi e che l’indennità concorre alla formazione del reddito imponibile. Inoltre, non comporta l’accredito di contribuzione figurativa ai fini previdenziali. Il sostegno può rappresentare un aiuto concreto per affrontare una fase di difficoltà, ma non costituisce un rimborso automatico delle perdite subite né una misura accessibile a tutte le partite Iva. Per ottenere il contributo, infatti, occorre dimostrare di rientrare nei parametri previsti e avere una posizione previdenziale compatibile con la prestazione.
Per accedere all’Iscro 2026 non basta essere titolari di una partita Iva e aver registrato una diminuzione degli incassi. La normativa stabilisce una serie di requisiti che devono essere soddisfatti contemporaneamente. Innanzitutto, il richiedente deve essere:
Un altro requisito riguarda la posizione personale e previdenziale:
Restano esclusi anche coloro che:
Particolare attenzione va riservata alla possibilità di richiedere nuovamente il contributo: chi ha già beneficiato dell’Iscro nel 2024 o nel 2025 non può presentare una nuova domanda per il 2026, poiché la misura non è richiedibile nel biennio successivo all’inizio della precedente fruizione. La stessa limitazione può applicarsi anche se il beneficio è stato interrotto prima del pagamento di tutte le sei mensilità. Chi, invece, aveva presentato una richiesta negli anni precedenti senza ottenere l’accoglimento, oppure aveva visto la prestazione respinta o revocata, può verificare la propria posizione alla luce delle regole Inps. Prima di procedere è quindi opportuno controllare con attenzione sia i redditi dichiarati sia la propria situazione contributiva, per evitare errori nella domanda.
La richiesta dell’Iscro 2026 deve essere presentata entro il 31 ottobre 2026. La procedura è telematica e può essere completata direttamente dal lavoratore autonomo attraverso i servizi digitali dell’Inps. Per accedere, occorre utilizzare le proprie credenziali di identità digitale, come SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, e raggiungere il servizio dedicato all’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, attraverso il portale dell’Istituto. La domanda può essere inoltrata anche tramite il servizio online denominato “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”, seguendo le indicazioni disponibili nella sezione dedicata alla prestazione. Durante la compilazione è necessario fornire le informazioni richieste e autocertificare i redditi degli anni precedenti, indispensabili per verificare la presenza dei requisiti economici.
È importante assicurarsi che i dati inseriti siano corretti e coerenti con le dichiarazioni fiscali, perché eventuali incongruenze potrebbero comportare richieste di chiarimenti o problemi nell’istruttoria. Chi non ha dimestichezza con i servizi online può rivolgersi a un patronato, che può assistere nella compilazione e nell’invio della pratica. Una volta trasmessa la domanda, sarà l’Inps a verificare la sussistenza dei requisiti e a comunicare l’esito attraverso i canali previsti. L’indennità decorre dal giorno successivo alla presentazione della richiesta accolta e viene riconosciuta per sei mensilità. Per questo motivo, chi ritiene di avere diritto al contributo dovrebbe evitare di attendere gli ultimi giorni utili: verificare in anticipo la propria posizione previdenziale, recuperare i dati reddituali necessari e controllare le informazioni richieste può aiutare a ridurre il rischio di errori e ritardi.
L’Iscro non è soltanto un sostegno economico temporaneo: la misura prevede anche un percorso di aggiornamento professionale per favorire la continuità dell’attività autonoma e aiutare il lavoratore ad affrontare le difficoltà che hanno determinato la riduzione del reddito. Dopo l’accoglimento della domanda, il beneficiario viene iscritto automaticamente al Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) e deve sottoscrivere il Patto di attivazione digitale, seguendo le procedure previste. È inoltre necessario partecipare ai percorsi di formazione e aggiornamento professionale richiesti dalla normativa. Secondo le indicazioni riportate per la misura, dopo 90 giorni l’Inps verifica l’avvio del percorso formativo: un passaggio che rende importante non limitarsi a presentare la domanda, ma prestare attenzione anche agli obblighi successivi.
L’obiettivo è sostenere il professionista non soltanto nell’immediato, attraverso un contributo economico, ma anche nel rafforzamento delle competenze necessarie per mantenere o rilanciare la propria attività. Resta comunque fondamentale ricordare che l’importo massimo di 817,69 euro mensili non è garantito a tutti: la somma effettiva dipende dal reddito di riferimento e deve rispettare le soglie minime e massime stabilite. Inoltre, il contributo è soggetto a tassazione e non genera contributi figurativi. Per chi sta attraversando una fase di difficoltà, l’Iscro può rappresentare una risorsa utile per affrontare temporaneamente il calo delle entrate, ma non sostituisce una verifica complessiva della propria situazione fiscale e previdenziale. La finestra per presentare la domanda del 2026 si chiude il 31 ottobre: chi possiede i requisiti ha ancora tempo per verificare la propria situazione e avviare la procedura, senza confondere l’importo massimo previsto con una somma automaticamente riconosciuta a ogni richiedente.
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