
La Città Metropolitana di Catania, dopo aver inizialmente comunicato una variazione nelle modalità di gestione delle prestazioni e lo stop al trasporto diretto, ha compiuto un passo indietro e disposto il ripristino del servizio per tutti gli studenti disabili.
Una svolta giunta tuttavia solo a seguito di formali diffide legali e proteste, e che ad oggi lascia comunque famiglie e studenti in una situazione di grave disagio operativo.
A seguito di una verifica del quadro normativo e delle competenze istituzionali, la Città Metropolitana aveva inizialmente reso noto che non sarebbe più stato possibile proseguire con l’erogazione del servizio di trasporto diretto precedentemente assicurato dall’Amministrazione.
La decisione aveva provocato l’immediata reazione degli interessati: “Il servizio è stato interrotto improvvisamente, senza motivazioni – si leggeva nella segnalazione giunta alla nostra redazione –, a ridosso dell’inizio delle lezioni e creando così un grave danno anche di lesione al diritto allo studio e mancata inclusione sociale”.
L’Ente aveva inizialmente precisato che la modifica non precludeva la possibilità di usufruire delle forme di sostegno previste, rimandando al Regolamento per gli interventi finalizzati al trasporto delle persone con disabilità (approvato nel 2005) che prevede la possibilità di richiedere un contributo a rimborso delle spese sostenute (commisurato al costo dei biglietti del trasporto pubblico). Un’alternativa giudicata del tutto inadeguata da utenti e famiglie, trattandosi di studenti non autonomi nell’uso dei normali mezzi di linea.
Il muro eretto dall’amministrazione ha spinto le famiglie ad agire per vie legali contro la Città Metropolitana. A seguito delle diffide inviate dagli avvocati, l’Ente ha risposto via PEC comunicando il retrofront e il ripristino del trasporto gratuito diretto.
Tuttavia, la risoluzione si sta rivelando al momento solo formale. Le cooperative accreditate che materialmente erogano le prestazioni non sono ancora pronte a ripartire con i mezzi, lasciando di fatto gli studenti scoperti proprio all’avvio dell’anno accademico.
Resta amaro l’ammonimento delle famiglie e degli studenti coinvolti: se non ci fossero state proteste, denunce e azioni legali, un diritto fondamentale – che andava semplicemente garantito – sarebbe stato negato nel silenzio generale. Gli uffici del I Dipartimento (“Politiche Sociali e del Lavoro”) sono ora chiamati a velocizzare i passaggi operativi per rendere effettivo il ripristino e garantire il diritto allo studio di tutti gli universitari etnei.
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