
Non è soltanto una candidatura internazionale, ma un progetto che punta a mettere sotto una nuova luce uno dei paesaggi più riconoscibili della Sicilia occidentale. Il dossier delle “Saline di Sicilia” ha superato positivamente l’istruttoria nazionale del Comitato tecnico nazionale MaB e della Commissione nazionale italiana per l’Unesco ed è stato sottoscritto dal Comitato promotore riunito alla Camera di commercio di Trapani. Ora il dossier è pronto per essere trasmesso alla Rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unesco a Parigi, entrando così nella fase internazionale del percorso verso il riconoscimento come Riserva della Biosfera MaB Unesco. Per la Sicilia significa portare in una rete mondiale non soltanto un ambiente di straordinario valore, ma anche una storia produttiva e culturale costruita nei secoli intorno al sale.
Il valore della candidatura sta innanzitutto nella capacità di raccontare le saline come qualcosa di più complesso di un semplice luogo naturalistico. Qui la biodiversità convive con il lavoro dell’uomo, con la produzione del sale, con i paesaggi d’acqua e con una tradizione economica che ha contribuito a definire l’identità della Sicilia occidentale. Il modello MaB, infatti, mette insieme tre dimensioni: conservazione della biodiversità, sviluppo sostenibile e ricerca, formazione ed educazione ambientale.
È proprio questo equilibrio a rendere il progetto particolarmente significativo per i siciliani: l’obiettivo non è separare la tutela dello sviluppo, ma cercare una forma di convivenza nella quale la protezione del territorio possa diventare anche occasione di crescita. Il passaggio alla fase internazionale porta inoltre le saline siciliane dentro una rete di esperienze con cui confrontarsi, creando potenzialmente nuove opportunità di collaborazione e scambio con altre Riserve della Biosfera italiane e internazionali.
Uno degli aspetti più importanti del dossier riguarda proprio il rapporto con il territorio e con le comunità che lo abitano. La candidatura, secondo quanto previsto dal progetto, non introduce nuovi vincoli urbanistici o ambientali e non modifica i regimi di tutela già esistenti nelle aree protette. Le cinque aree “core” e le zone “buffer” ricadono infatti all’interno dei perimetri delle due Riserve naturali regionali e dei relativi siti della Rete Natura 2000, già sottoposti alle rispettive forme di tutela.
La vera novità riguarda quindi soprattutto la possibilità di costruire un modello di cooperazione più ampio. Nelle aree di transizione, che comprendono i territori di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco, il progetto punta a mettere in relazione istituzioni, cittadini, imprese, associazioni, università e ricerca. È qui che la candidatura può avere una ricaduta concreta sulla vita economica e sociale del territorio: non attraverso nuove restrizioni, ma attraverso progetti condivisi capaci di collegare tutela ambientale, attività produttive, turismo e conoscenza.
Per la Sicilia, il possibile riconoscimento avrebbe un significato che va oltre il prestigio internazionale. Una Riserva della Biosfera può diventare uno strumento per rafforzare un turismo più attento al paesaggio e alle identità locali, valorizzando non soltanto le saline ma l’intero territorio nel quale sono inserite. La sfida sarà trasformare il riconoscimento in iniziative concrete: itinerari, attività educative, ricerca, formazione, promozione delle produzioni locali e nuove occasioni di collaborazione per le imprese.
Particolare attenzione potrà essere rivolta ai giovani, chiamati a vedere il patrimonio ambientale non soltanto come qualcosa da conservare, ma anche come una risorsa sulla quale costruire nuove competenze e opportunità professionali. In questa prospettiva assume un valore anche la presenza, nell’area di transizione, dell’aeroporto di Trapani Birgi “Vincenzo Florio”, individuato come porta di accesso alla futura Riserva, anche in vista del collegamento con la rete ferroviaria. Un elemento infrastrutturale che può contribuire a rendere il territorio più accessibile e a collegare la valorizzazione ambientale con quella turistica ed economica.
Il passaggio decisivo, adesso, sarà trasformare la candidatura in un percorso credibile e partecipato. Con la firma del dossier, Regione Siciliana, Camera di commercio di Trapani, Libero consorzio comunale di Trapani, Comuni di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco e WWF Italia, in qualità di ente gestore, assumono la responsabilità del progetto e l’impegno a definire gli strumenti necessari alla sua attuazione, compreso il piano di gestione. È una fase nella quale sarà fondamentale mantenere il confronto con cittadini e operatori e rendere trasparenti le decisioni.
Il futuro delle “Saline di Sicilia” non dipenderà infatti soltanto dall’eventuale riconoscimento internazionale, ma dalla capacità di farne uno strumento utile al territorio. Se il percorso riuscirà a tenere insieme ambiente, lavoro, cultura, ricerca e sviluppo sostenibile, il valore della candidatura potrà superare i confini di Trapani e diventare un esempio di come la Sicilia possa proteggere il proprio patrimonio trasformandolo, nello stesso tempo, in una risorsa per le comunità che lo custodiscono.
Ci sono figure della storia italiana che finiscono nei libri e altre che, oltre ai…
C’è una Catania che guarda al futuro, con grandi progetti di rigenerazione urbana, e una…
La task force coordinata dalla Polizia di Stato ha effettuato nei giorni scorsi una serie…
Per i pescatori siciliani arriva finalmente una notizia attesa da mesi, proprio mentre il comparto…
Fermato dalla Squadra Mobile La Polizia di Stato ha individuato e fermato un pusher che,…
L’Etna torna sotto stretta osservazione, ma al momento non si registra un impatto significativo sulle…
Questo sito utilizza cookie tecnici e cookie di profilazione di terze parti per la gestione pubblicitaria. Puoi esprimere le tue preferenze sui singoli programmi pubblicitari cliccando su "maggiori informazioni". Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookie.
Privacy Policy