
La prima finestra da segnare è quella di lunedì 21 e martedì 22 settembre. In queste giornate è previsto il pagamento dell’Assegno Unico per le famiglie che già ricevono la prestazione e per le quali non sono intervenute variazioni rispetto alla rata precedente. Si tratta quindi della situazione più lineare: domanda già attiva, importo confermato e nessun ricalcolo da effettuare. Diverso il caso di chi aspetta la prima mensilità o è interessato da un conguaglio. Per queste famiglie l’accredito è previsto negli ultimi giorni di settembre.
La differenza può sembrare soltanto una questione di calendario, ma per chi organizza le spese familiari in base all’arrivo dell’assegno anche pochi giorni possono essere importanti. Per questo, anziché affidarsi esclusivamente alla data generale del pagamento, è consigliabile controllare direttamente la propria posizione previdenziale: nel Fascicolo previdenziale del cittadino, all’interno dell’area personale INPS, è possibile verificare lo stato della prestazione e il dettaglio dei pagamenti.
La data dell’accredito, però, non è l’unica cosa da controllare. Per molte famiglie la vera domanda è un’altra: quanto arriverà sul conto?
La risposta dipende anche dalla situazione ISEE. Nel 2026 è entrato in gioco il nuovo calcolo ISEE previsto per rendere più favorevole la determinazione della situazione economica di alcune famiglie con figli e facilitare l’accesso alle prestazioni. Per l’Assegno Unico, però, la presenza di una DSU aggiornata resta fondamentale per ottenere l’importo determinato sulla base della propria situazione economica.
Il termine del 30 giugno 2026 rappresentava la scadenza per ottenere anche gli arretrati spettanti dall’inizio dell’anno in caso di aggiornamento dell’ISEE. Chi non ha presentato la DSU entro quella data può comunque farlo successivamente e ottenere, se ne possiede i requisiti, un importo aggiornato per le mensilità successive, ma non recuperare gli arretrati da marzo. È questo uno dei motivi per cui una famiglia potrebbe trovare a settembre una cifra diversa da quella attesa: non necessariamente per una riduzione generalizzata dell’Assegno Unico, ma per la situazione ISEE, un ricalcolo o una variazione intervenuta nella posizione.
C’è poi un altro elemento che può sorprendere chi controlla il proprio conto: il conguaglio. L’INPS può infatti ricalcolare quanto effettivamente spettava al nucleo familiare sulla base dei dati disponibili, determinando una differenza rispetto a quanto già erogato. Il conguaglio può essere a credito, e quindi tradursi in una somma aggiuntiva, oppure a debito, con una riduzione dell’importo da corrispondere. Anche una variazione nella composizione del nucleo, nella situazione dei figli o nel diritto a determinate maggiorazioni può incidere sulla cifra finale.
Per questo motivo, quando l’importo di settembre non coincide con quello dei mesi precedenti, la cosa più utile è verificare il dettaglio della prestazione prima di parlare di un vero e proprio “taglio”. Nel 2026 l’importo minimo dell’Assegno Unico è pari a 58,30 euro per figlio al mese, mentre quello massimo della quota base raggiunge 203,80 euro, a cui possono aggiungersi le maggiorazioni previste dalla normativa. La cifra effettivamente riconosciuta, quindi, può variare sensibilmente da una famiglia all’altra.
Archiviato il pagamento di settembre, l’attenzione si sposta già sul prossimo anno. Nel 2027 l’Assegno Unico sarà nuovamente rivalutato sulla base dell’inflazione, ma la percentuale definitiva non è ancora da considerare acquisita. Il riferimento attualmente disponibile è un’inflazione acquisita al 2,9% per il 2026, dato che alimenta le stime su un possibile incremento della stessa entità degli importi dell’AUU. Non significa, però, che le famiglie possano già calcolare con certezza quanto riceveranno da gennaio: bisognerà attendere il dato definitivo e i successivi provvedimenti con cui verranno stabiliti gli importi aggiornati.
La rivalutazione non riguarderà soltanto la cifra mensile: verranno adeguate anche le soglie ISEE che determinano l’importo spettante. Ed è proprio questo il passaggio da osservare con maggiore attenzione. Un nucleo familiare potrebbe infatti beneficiare non soltanto dell’aumento generale legato all’inflazione, ma anche di un cambiamento della fascia di riferimento. Per ora, dunque, il 2,9% è una stima da tenere sul radar, mentre per conoscere gli importi definitivi del 2027 bisognerà aspettare le indicazioni ufficiali.
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