Sicurezza dei pazienti, cure più sicure: la sfida della sanità

Oggi la Giornata mondiale della sicurezza del paziente: prevenzione, tecnologia e qualità per rendere più sicuri i percorsi di cura.

Dalla sala operatoria al referto, la sicurezza passa anche dalla tracciabilità. Ogni diagnosi nasce da una sequenza di passaggi nei quali precisione, identificazione e tracciabilità possono fare la differenza. È anche da questa consapevolezza che prende spunto la Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, che il 17 settembre richiama l’attenzione sull’importanza di prevenire i rischi evitabili e rendere sempre più affidabili i percorsi sanitari. La ricorrenza, istituita in Italia nel 2019 e promossa a livello internazionale dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2026 è dedicata alla sicurezza delle cure per le malattie non trasmissibili, con lo slogan “Cure sicure per tutta la vita!”.

ISTOPATH, un percorso digitale per ogni campione

L’esame istologico rappresenta spesso un passaggio decisivo per arrivare a una diagnosi e, in molti casi, per orientare le successive scelte terapeutiche. È particolarmente rilevante nel campo oncologico, ma può essere determinante anche per numerose altre patologie e condizioni croniche. Per questo motivo, la gestione del campione non può essere considerata un semplice passaggio tecnico: dalla sua corretta identificazione dipende la possibilità di mantenere integro il collegamento tra materiale biologico, informazioni cliniche e persona assistita.

ISTOPATH  presentato dalll’IRCCS di Negrar Verona  nasce con l’obiettivo di rendere questo processo informatizzato, integrato e tracciabile. Il sistema accompagna il campione nelle principali fasi del suo percorso, dall’identificazione in sala operatoria o in ambulatorio all’arrivo e all’accettazione presso l’Anatomia Patologica, fino alla gestione del referto e alla sua presa in carico all’interno del percorso assistenziale. La possibilità di rendere visibili e documentabili i diversi passaggi punta a rafforzare la continuità delle informazioni tra i professionisti e le unità coinvolte. La tecnologia, in questo caso, non è quindi soltanto uno strumento per velocizzare una procedura, ma diventa parte di un modello organizzativo orientato alla sicurezza.

Quando ridurre il rischio significa rendere visibile ogni passaggio

La sicurezza delle cure non dipende esclusivamente dalla qualità delle prestazioni cliniche, ma anche dalla solidità dei processi che le sostengono. Un campione che deve attraversare diversi ambienti, essere preso in carico da professionisti differenti e trasformarsi infine in un referto deve poter essere identificato e rintracciato in ogni momento. È proprio su questo principio che si concentra ISTOPATH: trasformare un percorso che coinvolge più persone e più fasi in una sequenza documentata e monitorabile.

La digitalizzazione può contribuire così a ridurre le possibilità di errore, migliorare la circolazione delle informazioni e rendere più immediata l’individuazione di eventuali criticità nel processo. Il valore del sistema, dunque, non si esaurisce nell’innovazione tecnologica. La vera sfida è utilizzare la tecnologia per costruire processi più affidabili, nei quali ogni passaggio abbia una propria tracciabilità e nel quale gli operatori possano disporre delle informazioni necessarie nel momento in cui servono. È una prospettiva particolarmente importante per le malattie non trasmissibili, che spesso richiedono percorsi lunghi, controlli ripetuti e una continuità assistenziale che può accompagnare la persona per anni.

La sicurezza come responsabilità lungo tutto il percorso di cura

Il tema scelto dall’OMS per il 2026 allarga infatti lo sguardo oltre il singolo episodio assistenziale. Le malattie non trasmissibili comprendono:

  • patologie cardiovascolari,
  • tumori,
  • malattie respiratorie croniche,
  • diabete,
  • malattie renali e disturbi della salute mentale,

condizioni che richiedono spesso diagnosi accurate, terapie continuative, monitoraggio e una stretta collaborazione tra pazienti, caregiver e professionisti. In questo quadro, la sicurezza riguarda la diagnosi, i farmaci, l’aderenza alle terapie, la prevenzione delle infezioni, la continuità assistenziale e la capacità dei sistemi sanitari di imparare dagli eventi avversi e prevenire quelli evitabili. La Giornata del 17 settembre diventa così un’occasione per riportare al centro un principio semplice: la sicurezza non è un momento isolato, ma un elemento che deve accompagnare l’intero percorso della persona.

L’esperienza di ISTOPATH si inserisce in questa prospettiva mostrando come anche un singolo processo, quello della gestione dell’esame istologico, possa essere ripensato attraverso strumenti capaci di aumentare controllo, tracciabilità e integrazione. Un modello che può rappresentare uno spunto anche per altre strutture sanitarie italiane: perché rendere le cure più sicure significa intervenire non soltanto quando qualcosa non funziona, ma costruire ogni giorno procedure che rendano più difficile l’errore e più facile individuare, verificare e correggere ogni possibile criticità.

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