
Una giornata complicata per chi deve viaggiare in treno. Lo sciopero nazionale proclamato da diverse sigle sindacali autonome mette a rischio la circolazione ferroviaria tra la serata di lunedì 7 settembre e quella di martedì 8 settembre. L’agitazione coinvolge il personale del Gruppo FS, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord, con possibili conseguenze su treni Regionali, Intercity e collegamenti ad Alta Velocità. La mobilitazione prenderà il via alle 21:00 di lunedì 7 settembre e si concluderà alle 21:00 di martedì 8 settembre, ma le ripercussioni sul traffico ferroviario potrebbero iniziare anche prima dell’orario ufficiale di avvio e proseguire dopo la conclusione dello sciopero.
Per i passeggeri, dunque, il consiglio è quello di verificare con attenzione la situazione del proprio treno prima di raggiungere la stazione. Le aziende ferroviarie hanno previsto servizi minimi garantiti, ma non è possibile escludere modifiche, cancellazioni, ritardi e variazioni nella composizione dei convogli. A complicare ulteriormente il quadro c’è anche un’ulteriore agitazione proclamata da Usb per la giornata di martedì 8 settembre, dalle 9:00 alle 16:59.
Dietro la mobilitazione non ci sono soltanto rivendicazioni economiche, ma una serie di questioni che riguardano direttamente l’organizzazione del sistema ferroviario e le condizioni di lavoro del personale. Macchinisti e capitreno hanno confermato lo sciopero promosso da Cub Trasporti, Sgb, Orsa e dall’assemblea nazionale del personale PdM/PdB, insieme al gruppo Fsi. Al centro della protesta vengono indicati soprattutto la sicurezza sul lavoro, la tutela del servizio pubblico e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Particolare attenzione è rivolta alla gestione del servizio Intercity. I sindacati contestano infatti il progetto di suddividere il servizio in tre lotti distinti da mettere a gara, interpretando questa scelta come un possibile primo passo verso una maggiore frammentazione del trasporto ferroviario nazionale. A suscitare preoccupazione è inoltre la recente bocciatura alla Camera della cosiddetta clausola sociale, una misura che avrebbe avuto l’obiettivo di garantire maggiori tutele occupazionali per i lavoratori coinvolti nei processi di riorganizzazione e affidamento dei servizi. La protesta diventa così anche uno scontro sul futuro del trasporto ferroviario, tra esigenze di riorganizzazione, sostenibilità del servizio e tutela del personale.
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