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Scuola, il paradosso in Sicilia: per ogni assunzione stabile arrivano 12 supplenti

A Palermo la scuola riparte con 5.902 supplenze e appena 521 assunzioni: il precariato diventa strutturale, soprattutto tra docenti e sostegno.

Migliaia di contratti a termine, poche assunzioni definitive e una scuola che ogni settembre sembra dover ripartire da capo. A Palermo e provincia il nuovo anno scolastico porta con sé un dato che fa discutere: il personale precario continua a rappresentare una componente enorme dell’organico necessario per garantire il regolare funzionamento degli istituti. Docenti, insegnanti di sostegno, collaboratori scolastici e personale amministrativo entrano in servizio con un contratto a tempo determinato, mentre la quota di lavoratori che conquista la stabilità resta molto più contenuta. Il risultato è un paradosso difficile da ignorare: la scuola ha bisogno di queste persone, ma continua a non trasformare quella necessità in occupazione stabile.

Il nuovo anno scolastico parte nel segno del precariato

La campanella è pronta a suonare, ma nelle scuole di Palermo e provincia c’è una domanda che pesa più delle altre: chi farà funzionare gli istituti durante tutto l’anno scolastico?

La risposta, almeno guardando ai numeri del personale, porta dritta verso il mondo delle supplenze. Per il 2026-27 sono infatti 5.902 gli incarichi a tempo determinato assegnati tra docenti e personale Ata, a fronte di appena 521 immissioni in ruolo. Numeri che raccontano una distanza sempre più difficile da ignorare tra lavoro stabile e precariato. Il tema arriva alla vigilia del ritorno tra i banchi, previsto per il 15 settembre, mentre resta sullo sfondo anche la questione delle temperature elevate nelle aule.

La Regione ha confermato l’avvio regolare delle lezioni, lasciando eventualmente ai singoli istituti la possibilità di intervenire in presenza di esigenze specifiche. Ma, oltre al caldo, nelle scuole palermitane c’è un’altra emergenza che rischia di diventare strutturale: la continua necessità di ricorrere a lavoratori con contratto a termine.

Docenti, il dato che fa più rumore: 4.906 supplenze contro 405 assunzioni

È soprattutto sul fronte degli insegnanti che la forbice diventa impressionante. Secondo i dati diffusi dalla Flc Cgil Palermo, sono 4.906 le supplenze assegnate per il nuovo anno scolastico, mentre le immissioni in ruolo si fermano a 405. Tradotto in un rapporto immediatamente comprensibile: oltre 12 supplenze per ogni nuova assunzione stabile. Per il sindacato, non si può più parlare semplicemente di una risposta temporanea alle esigenze degli istituti. Il ricorso ai contratti a termine sarebbe diventato, piuttosto, uno degli ingranaggi ordinari attraverso i quali la scuola riesce a garantire la propria attività quotidiana.

«Non si tratta più di un’emergenza», sostiene il segretario generale della Flc Cgil Palermo Fabio Cirino, secondo il quale il sistema scolastico rischia di essere ormai fondato strutturalmente sul precariato.

Il dato assume dimensioni ancora più significative quando si guarda al sostegno: 4.141 dei 4.906 incarichi riguardano infatti posti di sostegno, tra 2.031 nuove attribuzioni e 2.110 riconferme legate alla continuità didattica. Significa che oltre l’84% delle supplenze riguarda proprio un settore particolarmente delicato, nel quale la stabilità del personale può avere un peso decisivo anche sulla continuità educativa degli studenti più fragili.

Anche il personale Ata resta appeso ai contratti a termine

Il problema, però, non riguarda soltanto le cattedre. Dietro il funzionamento quotidiano di una scuola c’è un esercito di collaboratori scolastici, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e altre figure indispensabili per mandare avanti gli istituti. Anche qui i numeri raccontano una presenza massiccia del lavoro precario. Le immissioni in ruolo del personale Ata sono 116, mentre le supplenze arrivano a 996 tra città e provincia, secondo i dati riportati dalla Flc Cgil. Nel dettaglio figurano 743 contratti a termine per i collaboratori scolastici, 162 per gli assistenti amministrativi e 93 per gli assistenti tecnici, oltre agli incarichi relativi agli altri profili.

È un quadro che rende difficile considerare il tempo determinato come una semplice soluzione “tampone”. Se una scuola ha bisogno ogni anno di migliaia di persone per garantire apertura dei plessi, vigilanza, pulizia, attività amministrative e supporto tecnico, il confine tra esigenza temporanea e necessità permanente diventa sempre più sottile. Ed è proprio questo il punto sul quale insiste il sindacato: se il personale precario diventa indispensabile per assicurare il normale funzionamento degli istituti, allora il precariato rischia di trasformarsi da eccezione in regola.

Il vero nodo è il futuro: una scuola che cambia personale ogni anno

Il problema non si esaurisce nella semplice conta dei contratti. Dietro ogni supplenza c’è una persona che spesso affronta un nuovo anno senza la certezza di poter continuare il proprio lavoro quello successivo. E dietro ogni posto coperto a tempo determinato c’è una scuola che deve organizzarsi, ricominciare e garantire continuità nonostante un ricambio potenzialmente elevato del personale. La questione diventa ancora più delicata sul sostegno, dove la continuità didattica assume un valore particolarmente importante.

Le cifre di Palermo fotografano così una contraddizione che va oltre il singolo anno scolastico: da una parte si parla della necessità di una scuola moderna, stabile e capace di accompagnare gli studenti nel tempo; dall’altra, una parte consistente del personale che quella scuola la deve far funzionare continua a essere legata a contratti a termine. Il 15 settembre, dunque, non sarà soltanto il giorno del ritorno in classe. Sarà anche il momento in cui migliaia di docenti e lavoratori Ata inizieranno un nuovo anno con un contratto precario. E il dato più significativo, forse, è proprio questo: quando le supplenze diventano migliaia e si ripetono anno dopo anno, non sembrano più una parentesi del sistema. Sembrano diventare il sistema stesso.

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