Adrano, titoli inesistenti per insegnare: docente dovrà risarcire 13mila euro al Ministero

La sezione giurisdizionale contabile ha accolto la richiesta della Procura. Per la donna, che aveva già subito una condanna da 56mila euro per episodi analoghi, gli stipendi percepiti sono "privi di causa".

Un’insegnante è finita al centro di un’indagine per falsità nelle attestazioni dei titoli di studio. I giudici della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Sicilia, presieduta da Salvatore Chiazzese, hanno condannato la donna a risarcire il Ministero dell’Istruzione per una somma complessiva di circa 13mila euro.

La vicenda contabile si riferisce all’incarico di docenza ottenuto per l’anno scolastico 2024-2025 presso il liceo statale “Giovanni Verga” di Adrano, ottenuto dichiarando il possesso di qualifiche poi rivelatesi del tutto inesistenti.

Il finto titolo e la restituzione degli stipendi

Dalle verifiche eseguite è emerso che la donna risultava sì iscritta ai Percorsi Abilitanti Speciali (PAS) all’Università degli Studi di Catania, ma non aveva mai conseguito il titolo finale necessario per l’insegnamento.

I giudici contabili hanno accolto pienamente l’impostazione della Procura regionale, guidata da Pino Zingale, stabilendo che i compensi incassati per le prestazioni lavorative svolte dovranno essere interamente restituiti all’erario.

Nella sentenza viene sottolineato come, «essendo la docente priva della professionalità richiesta, le retribuzioni percepite sono giuridicamente prive di causa, con la conseguenza che tale retribuzione è indebita e determina l’insorgenza di un danno erariale e della consequenziale responsabilità amministrativa a carico dell’autore dell’illecito».

I precedenti da 56mila euro

Il provvedimento per il liceo di Adrano non rappresenta un caso isolato. La donna era infatti già stata condannata dalla Corte dei Conti, sia in primo che in secondo grado, al risarcimento di circa 56mila euro sempre in favore del Ministero dell’Istruzione.

Anche in quel caso la condanna era scaturita dall’aver attestato falsamente, in differenti occasioni, il possesso dei titoli di studio indispensabili per accedere all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado.

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