
CATANIA – Dopo i passeggeri lasciati a terra, i voli cancellati, gli aeroporti alternativi e la polemica sulla gestione di Fontanarossa, potrebbe aprirsi un altro fronte: quello delle compagnie aeree e della futura attrattività dell’aeroporto di Catania.
A sollevare la questione è Consitalia – Associazione dei Consumatori d’Italia, che invita a non fermare l’analisi dell’ultima crisi alla sola conta dei voli cancellati o dirottati.
La domanda che pone l’associazione guarda infatti al futuro:
quante volte un vettore è disposto a sostenere costi, riprogrammazioni, riprotezioni e conseguenze commerciali legate alla paralisi di uno scalo prima di cominciare a rivalutarne l’affidabilità operativa?
Per Consitalia è questo uno dei rischi che oggi Catania non può permettersi di sottovalutare.
«L’Etna – afferma l’associazione – non è responsabilità di SAC e certamente non è responsabilità delle compagnie aeree. Ma dopo decenni di attività vulcanica non si può continuare a utilizzare la parola emergenza come se ogni volta fosse accaduto qualcosa che nessuno aveva mai visto prima».
Il ragionamento di Consitalia parte proprio da qui.
Un’eruzione è un fenomeno naturale e il momento nel quale si verificherà non può essere stabilito a tavolino.
Ma la possibilità che la cenere vulcanica interferisca nuovamente con l’operatività dell’aeroporto di Catania è un rischio conosciuto.
E un rischio conosciuto, soprattutto quando si ripete nel tempo, dovrebbe produrre procedure altrettanto conosciute.
«Possiamo continuare a chiamare emergenza qualcosa che sappiamo essere destinato prima o poi a ripetersi?», domanda Consitalia.
Secondo l’associazione, una buona amministrazione aeroportuale non si misura soltanto quando gli aerei decollano regolarmente.
Si misura soprattutto quando non possono decollare.
Con il cielo sereno sono bravi quasi tutti. È quando arriva la cenere che si capisce se dietro una governance esiste davvero una macchina organizzativa.
C’è poi una questione economica che, secondo Consitalia, merita particolare attenzione.
Cancellare un volo non significa soltanto cancellare una riga su un tabellone.
Significa aeromobili fuori programmazione, equipaggi, slot, rotazioni compromesse, passeggeri da assistere o riproteggere, possibili pernottamenti, trasferimenti e una catena di conseguenze che può propagarsi anche sugli altri voli della compagnia.
A ciò si aggiunge il contenzioso che può nascere con i passeggeri.
È necessario essere chiari: una eruzione vulcanica può costituire una circostanza eccezionale e ciò non significa automaticamente che il viaggiatore abbia diritto a qualsiasi forma di compensazione pecuniaria. Restano però da valutare, nelle singole situazioni, gli obblighi di assistenza, informazione, rimborso o riprotezione previsti dalla normativa applicabile.
Ed è proprio questa distinzione che, secondo Consitalia, rende necessario verificare cosa sia realmente accaduto durante questi giorni.
Ma esiste anche un secondo problema.
«Se il fenomeno dovesse continuare a ripetersi senza che attorno all’aeroporto venga costruito un sistema efficace di continuità operativa – osserva Consitalia – potrebbero essere le stesse compagnie aeree, facendo legittimamente i propri conti industriali, a rivalutare Catania, le frequenze o le modalità con cui operare sullo scalo».
Non si sostiene che questo stia già accadendo né che singoli vettori abbiano assunto decisioni in tal senso.
È un rischio che Consitalia chiede di prevenire.
Perché perdere attrattività nei confronti dei vettori significherebbe produrre un danno non soltanto per SAC, ma per turismo, imprese, lavoratori e per l’intera Sicilia orientale.
Questo, tuttavia, non significa assolvere preventivamente i vettori.
Dopo le richieste avanzate da FIAVET affinché venga istituita una task force per l’emergenza Etna e siano approfondite le modalità con cui sono state gestite cancellazioni, riprotezioni e assistenza, Consitalia ritiene necessario aprire una verifica complessiva.
Numerose testimonianze pubblicate sui social raccontano situazioni molto differenti.
Passeggeri riferiscono di essere stati dirottati verso Palermo o Trapani; alcuni raccontano di avere ricevuto assistenza, altri sostengono di essersi dovuti organizzare autonomamente e di avere anticipato somme considerevoli per raggiungere la destinazione.
Sono testimonianze individuali che devono essere documentate e verificate prima di attribuire responsabilità a qualsiasi compagnia.
Consitalia invita pertanto i viaggiatori a conservare biglietti, comunicazioni ricevute dal vettore, carte d’imbarco, ricevute di autobus, taxi, treni, alberghi e ogni altra documentazione relativa alle spese sostenute.
Poi si potranno fare i conti.
Quelli veri.
Ma per Consitalia il vero salto di qualità dovrebbe avvenire prima ancora che il passeggero sia costretto a cercare un avvocato o un’associazione dei consumatori.
Serve un sistema di continuità della mobilità.
Se una parte significativa dei voli non può operare da Catania, secondo l’associazione dovrebbe attivarsi automaticamente una rete straordinaria concordata preventivamente tra SAC, Regione Siciliana, ENAC, compagnie aeree, ferrovie, società di autotrasporto e aeroporti alternativi.
Non si può scoprire durante l’eruzione quanti autobus siano disponibili.
Non si può cominciare durante l’emergenza a chiedersi come raggiungere Palermo.
Non si può ricordarsi di Comiso quando Fontanarossa è già in difficoltà.
E soprattutto, sostiene Consitalia, non può essere una famiglia con bambini e valigie a dover costruire autonomamente il proprio piano di emergenza attraverso Google, telefonate e gruppi social.
Consitalia propone di andare oltre il semplice collegamento con gli aeroporti alternativi.
Quando la durata o la dimensione della crisi lo renda necessario, dovrebbe essere prevista anche la possibilità di attivare rapidamente servizi straordinari su gomma e ferroviari verso le principali destinazioni nazionali raggiungibili, compatibilmente con tempi, capacità della rete e sostenibilità operativa.
Napoli, Roma e, ove concretamente praticabile, anche collegamenti di lunga percorrenza verso il Nord potrebbero diventare parte di un sistema graduato di alternative.
Non significa pretendere che ogni volo cancellato per Milano venga automaticamente sostituito da un autobus Catania-Milano.
Significa qualcosa di molto più serio: avere già stabilito cosa fare in funzione della durata della crisi, del numero dei passeggeri coinvolti e della disponibilità degli altri aeroporti e della rete ferroviaria.
L’improvvisazione dovrebbe essere l’ultima soluzione, non la prima.
Secondo Consitalia, invece, la Sicilia sembra assistere periodicamente allo stesso copione.
Arriva la cenere.
Saltano i voli.
Migliaia di persone cercano un’alternativa contemporaneamente.
La domanda di taxi, autonoleggi, autobus, alberghi e altri servizi esplode.
Cominciano le segnalazioni di prezzi elevatissimi.
Arrivano le accuse agli «speculatori».
La politica annuncia verifiche.
Le associazioni annunciano richieste di risarcimento.
Passa l’emergenza.
Titoli di coda.
Fino alla prossima eruzione.
«E alla prossima occasione – ironizza Consitalia – scopriremo nuovamente che l’Etna è un vulcano attivo, che Palermo dista oltre duecento chilometri da Catania e che per trasportare migliaia di persone servono autobus e treni. Informazioni che forse sarebbe opportuno annotare da qualche parte prima della prossima crisi».
C’è poi una domanda alla quale occorre dare una risposta uniforme e comprensibile.
Se un cittadino compra un viaggio con destinazione Catania e, a causa delle limitazioni operative, viene trasportato in un altro aeroporto, chi deve assicurare che raggiunga effettivamente la destinazione prevista dal proprio contratto di trasporto?
Chi informa il passeggero?
Chi organizza il trasferimento?
Quando le spese devono essere anticipate?
Quando possono essere rimborsate?
Quali obblighi spettano al vettore e quali servizi devono invece essere garantiti dal sistema aeroportuale e territoriale?
Secondo Consitalia queste risposte non possono essere affidate al passaparola.
Occorre che ENAC faccia chiarezza pubblicamente e che ciascuna compagnia renda immediatamente conoscibili ai propri passeggeri procedure e canali di assistenza applicabili durante le limitazioni operative causate dall’Etna.
L’associazione sintetizza il problema con una provocazione:
«Il passeggero ha comprato un biglietto aereo, non un corso accelerato di gestione delle catastrofi. Non può diventare, appena atterrato a Palermo anziché a Catania, un operatore di protezione civile fai-da-te con moglie, figli e valigie al seguito».
È questa, secondo Consitalia, la vera fotografia del problema.
Non si può impedire alla cenere di cadere.
Si può però impedire che migliaia di persone vengano abbandonate alla ricerca individuale di una soluzione.
Consitalia chiama nuovamente in causa anche il Governo regionale e il presidente Renato Schifani.
Se il sistema aeroportuale siciliano vuole essere considerato strategico per lo sviluppo dell’Isola, sostiene l’associazione, allora la Regione deve assumersi il compito di costruire una vera rete di continuità tra Catania, Comiso, Palermo e Trapani, integrandola con ferrovia e trasporto su gomma.
Non basta investire negli aeroporti.
Bisogna fare in modo che gli aeroporti funzionino come sistema.
«Se ciascuno funziona soltanto finché non accade nulla – osserva Consitalia – non abbiamo costruito un sistema aeroportuale. Abbiamo semplicemente costruito diversi aeroporti».
Consitalia chiede pertanto che, terminata la fase più critica, venga pubblicato un resoconto dettagliato dell’emergenza.
Quanti voli sono stati cancellati?
Quanti sono stati dirottati?
Quanti passeggeri sono stati interessati?
Quanti trasferimenti verso altri aeroporti sono stati organizzati?
Quali compagnie hanno predisposto assistenza?
Quali mezzi straordinari sono stati messi a disposizione?
Quante segnalazioni sono state ricevute?
Quali costi sono ricaduti sui passeggeri?
E soprattutto:
quali modifiche verranno introdotte prima della prossima eruzione?
Perché, conclude Consitalia, ormai il punto non è sapere se l’Etna tornerà a creare problemi all’aeroporto.
Il punto è sapere se, quando accadrà nuovamente, qualcuno avrà finalmente imparato qualcosa dalla volta precedente.
«L’Etna può sorprendere sul giorno e sull’ora. Non può più sorprendere sull’esistenza del problema. Se dopo decenni continuiamo a chiamare emergenza ciò che periodicamente si ripete, forse l’emergenza non è il vulcano: è la programmazione».
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