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L’Etna “sbuffa” e Catania va in tilt, rabbia e caos sui social: “Senza un piano B siamo nel terzo mondo”

CATANIA – Bastano poche decine di minuti di attività stromboliana e una nube di cenere spinta dal vento per far piombare lo scalo aeroportuale di Catania-Fontanarossa nel consueto, drammatico caos. Tra voli cancellati a raffica, dirottamenti dell’ultimo minuto e rinvii aggiornati col contagocce, la rabbia dei passeggeri è esplosa irrefrenabile sui social network. I canali ufficiali dell’aeroporto e della società di gestione (SAC) sono stati presi d’assalto da una pioggia di commenti inferociti: la critica unanime non è rivolta alla natura e all’imprevedibilità del vulcano, ma alla totale assenza di un piano di emergenza strutturato.

L’odissea dei viaggiatori: “19 ore di incubo tra taxi d’oro e bagagli smarriti”

A fare da cassa di risonanza alla frustrazione generale sono le storie individuali dei passeggeri, costretti a veri e propri viaggi della speranza.

Tra le testimonianze più emblematiche c’è quella di Mario, che racconta una giornata infinita iniziata prima dell’alba e finita quasi 19 ore dopo:

«Sveglia alle 04:30. Ore di attesa a Catania senza informazioni, poi la notizia del dirottamento su Palermo. Troviamo un taxi disposto a portarci per 700 euro in contanti. Arrivati a Palermo, la doccia fredda: il volo non esiste più. Dopo ore di ansia decolliamo la sera late, ma all’arrivo scopriamo che tutti i bagagli sono rimasti in Sicilia per non sforare i tempi dell’aeroporto di destinazione. Dietro la frase ‘voli cancellati’ ci sono anziani disperati e famiglie con bambini piccoli lasciati a dormire per terra».

Un incubo che colpisce anche chi dalla Sicilia doveva raggiungere mete lontane, come Giuseppe, che ha visto sfumare una crociera ai Caraibi: «Volo per New York cancellato senza alcuna notifica. Mi dicono al gate che non ci sono piani di riprotezione. Mi ritrovo scoperto di oltre 3.000 euro senza mia colpa, e non ci hanno offerto nemmeno una bottiglia d’acqua». Un’esperienza sconcertante vissuta anche da Miguel Angel: «Siete veramente inappropriati e trattate le persone come pacchi. Dovevo partire sabato, nessuno mi ha garantito la riprotezione e ho dovuto pagare di tasca mia albergo e vitto. La gestione è vostra, non del vulcano!», a cui fa eco il rammarico economico di Michele: «Persone che hanno speso soldi per un viaggio o una vacanza, tutto perso. Chi mi rimborsa più di 1000 euro?».

Anche chi risiede in altre province vive il paradosso dei “viaggi a vuoto”. Maria racconta il suo calvario da Ragusa: «Abbiamo fatto due viaggi a vuoto. Parti tre ore prima e la compagnia ti avvisa della cancellazione quando sei già per strada o in aeroporto. Alla fine ho dovuto prenotare da Palermo per mercoledì: ci faremo 4 ore di autobus, ma forse stavolta partiamo». Sulla stessa scia l’ansia dei pendolari da Messina, come Antonella («Se da Messina mi dirottano il volo all’ultimo, che tempi ho per prenderne un altro? Avete previsto tutto? Penso di no!») ed Ester («E se noi partiamo alle 18:30 e veniamo dalla provincia di Messina? Come dobbiamo giostrarci?»).

Comunicazione “fantasma”, notizie in ritardo e speculazioni

Ciò che fa indignare di più i viaggiatori è la percezione di essere trattati “come pacchi” in balia del disorientamento generale. Alessandra nota con amaro sarcasmo: «Gente in prossimità del gate vede il volo ‘operativo’, mentre sui siti da casa i parenti ci informano che è già stato cancellato». Le fanno eco Lisa («Il vostro ultimo comunicato parla di chiusura fino alle 17, quando sui giornali si legge già che sarà chiuso fino alle 21 o a domani») e Fabio: «Molti voli già cancellati sul loro sito risultano ancora attivi, neanche gli aggiornamenti in tempo reale riescono a comunicare». Perfino i dettagli grafici diventano motivo di protesta per la scarsa chiarezza, come sottolinea Valentino: «Nel comunicato sarebbe sempre utile inserire la data!».

A questo si aggiunge la piaga delle speculazioni sui trasporti alternativi. Tino, sbarcato a Palermo al posto di Catania, descrive un vero e proprio Far West: «Fuori dall’aeroporto zero personale e caos totale. Gli unici organizzati erano i tassisti: 100 euro a persona per portarti dove vuoi, ma solo se riempi il taxi. Ho provato ad affittare un’auto e mi hanno chiesto 1.000 euro. Un vero e proprio sciacallaggio».

Il nodo Comiso e le alternative dimenticate

Il vero convitato di pietra in questo ennesimo giorno di passione resta l’aeroporto di Comiso (Pio La Torre). Nei commenti si sprecano le accuse contro la gestione della SAC.

«L’Etna sta lì da 600mila anni, non è una novità improvvisa» scrive indignato Gabriele nel post diventato virale. «Comiso ha una pista pronta, certificata e indicata dal Piano Nazionale degli Aeroporti come alternativa ufficiale a Catania. E chi la gestisce? Sempre la SAC. Lasciano morire d’inedia uno scalo che potrebbe risolvere il problema, riducendolo a un alibi per i comunicati stampa».

L’appello per lo scalo ragusano trova la convergenza di tantissimi utenti, come Gabriele Di Mauro: «Forse è arrivato il momento di valutare un rilancio e potenziamento di Comiso». E c’è chi invoca a gran voce un altro scalo siciliano: «Mettete a disposizione Comiso! Ogni anno c’è questa situazione, dovreste favorire il turismo, basta volerlo»).

Altri guardano invece ancora più in là, come Carmelo, che propone di coinvolgere l’aeroporto di Reggio Calabria: «Servirebbe non solo la Calabria ma anche Messina, a mezz’ora di aliscafo, e le Eolie. Catania è ormai diventato un terno al lotto». C’è persino chi, come Gaetano, lancia una proposta drastica: «Ma chiudere questo aeroporto ed aprirne uno nuovo al centro della Sicilia? Chiedo…».

Danno reputazionale: “Non ci metterò mai più piede”

Le conseguenze a lungo termine sul turismo rischiano di essere pesantissime. Tra turisti esasperati e fuori sede, il sentimento prevalente è la sfiducia.

Cristiana, bloccata in Sicilia da quattro giorni con il figlio dopo tre voli cancellati, si sfoga laconica: «Sono distrutta. Se volete un consiglio: non volate mai da Catania», trovando l’accordo di Ale: «Mai più partire da Catania») e Alessio («I disagi che crea questo aeroporto sono spaventosi. Chiudetelo, fate più bella figura».

Sulla stessa linea Floriana; «I turisti e noi siciliani che viviamo al Nord ci penseremo dieci volte prima di fare le vacanze in Sicilia. Non si sa mai se arrivi e neppure se riparti»), mentre Marco chiosa amaramente: «Welcome to Sicily… Terra bellissima ma gestita da inetti. Politici e dirigenti specchio del suo popolo», accompagnato dall’ironia amara di Ivano: «Chiudete i battenti. Ogni anno ne avete una: l’incendio, la ristrutturazione, l’Etna. Faccio bene a non scendere».

Mentre i bollettini ufficiali continuano a dispensare formule di rito come “situazione in costante monitoraggio”, la piazza virtuale ha già emesso la sua sentenza: se l’Etna continuerà a fare il suo “mestiere” di vulcano attivo, la pazienza dei viaggiatori di fronte alla mancanza di un piano B è finita da un pezzo.

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