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Mare inquinato in Sicilia, allarme di Goletta Verde a Catania e Agrigento

Goletta Verde, mare inquinato: 16 campioni su 23 oltre i limiti. Maglia nera per le province di Catania e Agrigento.

Un quadro critico che fotografa senza filtri le storiche fragilità del sistema di depurazione dell’isola. Questo è quanto emerge dal report 2026 di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente che analizza la qualità delle acque marine e costiere italiane.

I dati raccolti lungo le coste siciliane tracciano un bilancio preoccupante: su 23 punti monitorati, ben 16 sono risultati oltre i limiti di legge. Praticamente sette campionamenti su dieci hanno evidenziato criticità legate alla presenza di inquinanti.

Maglia nera a Catania e Agrigento: le criticità del territorio

Le situazioni più severe si registrano nelle province di Catania e Agrigento, dove la totalità dei punti campionati dai tecnici di Legambiente è risultata fortemente inquinata.

Un segnale d’allarme che per alcune località non rappresenta purtroppo una novità: a Aci Trezza, ad esempio, la presenza di contaminazioni viene segnalata in modo sistematico e continuativo dal 2020 ad oggi.

All’origine dei valori fuorilegge ci sono sempre le stesse criticità irrisolte: foci di fiumi e canali contaminate, scarichi abusivi o non trattati, depuratori inefficienti o sottodimensionati e una serie di ritardi infrastrutturali che si trascinano da anni senza soluzioni definitive.

Deficit di trasparenza: mancano i cartelli per i bagnanti

Accanto al dato strettamente ambientale, il report di Goletta Verde mette in luce un grave deficit d’informazione e trasparenza a danno di cittadini e turisti:

  • Nel 43% dei punti monitorati e risultati fuorilegge mancavano i cartelli che segnalano il divieto di balneazione;

  • Nel 91% dei casi analizzati non era presente alcuna pannellistica informativa sullo stato della qualità delle acque.

Monitoraggio e responsabilità: servono interventi concreti

Come ricordato dai curatori della campagna, i rilievi di Goletta Verde non intendono sostituirsi ai controlli ufficiali delle autorità preposte alla balneabilità, ma hanno l’obiettivo di individuare e fotografare le falle del sistema di depurazione e dello smaltimento dei reflui.

Per tutelare la salute pubblica e la risorsa mare non servono ulteriori rinvii: la situazione richiede controlli rigorosi sul territorio, il completamento rapido dei lavori infrastrutturali, impianti di depurazione efficienti e amministrazioni comunali pronte a garantire massima trasparenza ai cittadini.

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