Unict approva congedo mestruale per le studentesse: è tra i primi atenei a farlo

L'Ateneo etneo è tra i primi in Italia a riconoscere la dismenorrea severa come causa di difficoltà nello studio. Intanto alla Camera si discute una proposta di legge per estendere il diritto a livello nazionale.

L’Università degli Studi di Catania compie un passo decisivo sul fronte dei diritti e del benessere studentesco. Con una storica approvazione congiunta da parte del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, l’ateneo ha ufficialmente introdotto il riconoscimento del congedo mestruale per le studentesse affette da dismenorrea severa e da patologie mestruali invalidanti. La misura è entrata formalmente in vigore attraverso una mirata modifica del Regolamento per il riconoscimento dello status di studente in situazione di difficoltà, collocando l’ateneo catanese nel ristretto gruppo di avanguardie in Italia a legittimare questa specifica condizione medica.

Il nuovo impianto regolamentare interviene direttamente sulle situazioni in cui il dolore mestruale acuto incide, anche in modo periodico, sulla regolare frequenza delle lezioni e delle altre attività formative obbligatorie, come laboratori, seminari, attività professionalizzanti e tirocini. Grazie a questa tutela amministrativa, le studentesse che ne faranno richiesta potranno accedere a importanti agevolazioni, tra cui la riduzione programmata dell’obbligo di frequenza nei limiti stabiliti, la possibilità concreta di sostenere gli esami di profitto durante gli appelli straordinari e l’accesso a specifiche attività di supporto didattico.

Il quadro nazionale: la proposta di legge alla Camera

Se a livello accademico Catania traccia la strada, a livello nazionale si muovono i primi passi per colmare un vuoto normativo strutturale. Alla Camera dei Deputati è infatti depositata una proposta di legge che punta a introdurre il congedo mestruale in modo uniforme su tutto il territorio italiano. Il testo, che vede come primo firmatario il deputato Marco Furfaro, mira a tutelare quella percentuale di donne, stimata tra il 5% e il 15% della popolazione, per le quali la dismenorrea rappresenta un dolore talmente acuto da impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Il progetto di legge prevede tutele specifiche sia per il mondo dell’istruzione che per quello del lavoro. Per le studentesse si ipotizzano fino a tre giorni di assenza giustificata al mese, che non verrebbero computati ai fini del monte ore di frequenza obbligatoria, previa presentazione di una certificazione medica specialistica con validità annuale. Sul fronte occupazionale, la misura garantirebbe alle lavoratrici con patologia certificata fino a tre giorni di astensione mensile interamente retribuita al 100%, con una contribuzione figurativa piena e senza alcuna equiparazione alla comune malattia.

La proposta di legge prevede uno stanziamento economico quantificato in 10 milioni di euro annui a carico dello Stato e attende adesso la calendarizzazione nelle commissioni parlamentari competenti. Il dibattito resta aperto, soprattutto intorno alle complessità organizzative per il tessuto aziendale e al rischio di uno stigma culturale che i promotori della legge contano di contrastare attraverso mirate campagne informative istituzionali. Nel frattempo, l’iniziativa intrapresa dall’Università di Catania rappresenta già un precedente concreto per l’intero sistema universitario italiano.

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