
La letteratura italiana ha dato al mondo una Premio Nobel come Grazia Deledda, autrici tradotte in decine di lingue come Elsa Morante e Natalia Ginzburg, intellettuali che hanno segnato il dibattito culturale del Novecento come Dacia Maraini e Sibilla Aleramo. Eppure nessuna di loro è mai stata scelta per l’analisi del testo della Maturità ordinaria.
Un dato che sorprende e che, anno dopo anno, alimenta interrogativi sul canone letterario proposto dalla scuola italiana. La prima prova del 2026, con Cesare Pavese e Vitaliano Brancati, riporta così al centro una questione culturale che va ben oltre l’esame di Stato: quale idea di letteratura stiamo trasmettendo alle nuove generazioni?
Cesare Pavese e Vitaliano Brancati sono i protagonisti dell’analisi del testo alla Maturità 2026. Una scelta che conferma una tradizione consolidata, ma che riporta alla luce anche un dato sorprendente: da quando l’analisi del testo è entrata stabilmente nella prima prova dell’Esame di Stato, nessuna autrice è mai stata selezionata nella sessione ordinaria. In oltre un quarto di secolo sono comparsi poeti e narratori fondamentali della letteratura italiana, da Giuseppe Ungaretti a Eugenio Montale, da Salvatore Quasimodo a Primo Levi, ma mai una donna.
Eppure le scrittrici non sono completamente assenti dagli archivi della Maturità: Sibilla Aleramo, Grazia Deledda, Natalia Ginzburg e Alda Merini sono apparse soltanto nelle prove suppletive o straordinarie, destinate a una platea ristretta di candidati. Un’anomalia che oggi appare sempre più difficile da ignorare e che alimenta una riflessione sul modo in cui la scuola racconta la storia della letteratura italiana.
La questione non riguarda semplicemente l’equilibrio tra uomini e donne. Riguarda piuttosto il riconoscimento di autrici che hanno contribuito in maniera decisiva alla costruzione della cultura italiana contemporanea. Grazia Deledda resta ancora oggi l’unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, a 100 anni dalla vittoria, un traguardo che da solo dovrebbe garantirle un posto stabile tra i riferimenti scolastici. Sibilla Aleramo, con “Una donna”, ha anticipato temi che sarebbero diventati centrali nel dibattito sull’emancipazione femminile.
Natalia Ginzburg ha trasformato la memoria privata in uno straordinario strumento di racconto collettivo, mentre Elsa Morante ha dato vita ad alcune delle opere più potenti del Novecento europeo. Dacia Maraini, infine, ha saputo raccontare per decenni le contraddizioni della società italiana, i diritti negati e la condizione femminile con una lucidità rara. Escludere sistematicamente queste voci dalla prova simbolo della scuola italiana significa rinunciare a una parte essenziale del patrimonio culturale nazionale.
Per generazioni di studenti, la prima prova della Maturità rappresenta molto più di un semplice esame. È il momento in cui lo Stato indica quali autori considera fondamentali per comprendere la cultura italiana. Proprio per questo motivo l’assenza delle scrittrici assume un valore che va oltre la statistica. La letteratura del Novecento non è stata costruita soltanto da Montale, Ungaretti o Pavese. È stata raccontata anche attraverso gli occhi di donne che hanno affrontato la guerra, la discriminazione, la maternità, la libertà, il lavoro e il cambiamento sociale.
Le loro opere hanno ampliato i confini della narrativa e della poesia, introducendo sensibilità e prospettive nuove. Quando queste voci restano fuori dai principali momenti della formazione scolastica, il rischio è quello di offrire agli studenti una rappresentazione parziale della storia letteraria italiana, come se alcune esperienze fossero più degne di essere tramandate di altre.
Chiedere la presenza di una scrittrice alla Maturità non significa invocare quote o concessioni simboliche. Significa riconoscere il valore di autrici che hanno segnato la letteratura italiana e internazionale con opere studiate, tradotte e amate in tutto il mondo. Le pagine di Deledda, Morante, Ginzburg, Maraini e Aleramo affrontano temi universali che parlano ancora ai giovani di oggi: la ricerca della libertà, il peso delle convenzioni sociali, il rapporto con la famiglia, la guerra, la giustizia e la dignità umana.
In un’epoca in cui la scuola è chiamata a formare cittadini consapevoli e capaci di interpretare la complessità del presente, ignorare queste voci appare sempre meno comprensibile. Dopo ventisette anni di assenza nella prova ordinaria, la domanda non è più se una scrittrice meriti di essere scelta per l’analisi del testo. La vera domanda è: perché non sia ancora accaduto?
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