Categorie: Cronaca

Operazione “Abisso”, blitz sul traffico droga tra Catania e Siracusa: arrestato anche Niko Pandetta

Il cantante neomelodico è accusato di aver fatto da mediatore per gli affari di droga dal carcere tramite videochiamate intercettate.

C’è anche il noto cantante neomelodico catanese Vincenzo “Niko” Pandetta, 35 anni, autore dell’album “Malavita” e nipote dello storico boss Turi Cappello, tra i quindici destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Catania. Il provvedimento è scattato nell’ambito dell’operazione “Abisso”, un’importante operazione condotta dalla Guardia di Finanza che ha fatto luce su un imponente traffico di sostanze stupefacenti gestito in sinergia da due diverse organizzazioni mafiose: il clan Cappello-Bonaccorsi del capoluogo etneo e la cosca di Santa Panagia di Siracusa.

L’inchiesta conta complessivamente ventotto indagati, quindici dei quali sono stati tratti in arresto tra le province di Catania, Siracusa, Cosenza, Lecce, Prato, Reggio Calabria e persino a Malta. Contestualmente agli arresti, i militari hanno eseguito il sequestro di beni per un valore stimato in circa 700.000 euro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la frangia legata al clan catanese si occupava stabilmente dell’acquisto, del trasporto e della successiva rivendita di cocaina, hashish e marijuana sia sulle piazze di spaccio locali sia sul mercato maltese. I consistenti proventi accumulati con l’attività illecita venivano poi riutilizzati, tra le altre cose, per garantire il sostentamento economico dei detenuti. Tra i compiti del gruppo etneo c’era anche il rifornimento periodico dello stupefacente destinato al gruppo della Borgata, articolazione del clan siracusano.

Le accuse nei confronti di Niko Pandetta delineano un ruolo attivo nonostante lo stato di detenzione. Il cantante avrebbe infatti fatto da mediatore in diversi affari di droga con la cosca siracusana, sfruttando i contatti con un altro detenuto. A supporto del quadro indiziario, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia hanno depositato agli atti dell’inchiesta numerose videochiamate intercettate tra il neomelodico e alcuni esponenti di spicco dei Cappello-Bonaccorsi. In una di queste conversazioni un altro degli odierni arrestati, Antonio Vasta, si sfogava apertamente esprimendo la propria disperazione per non essere riuscito a recuperare, per conto di alcuni contatti calabresi, un enorme carico di circa due tonnellate di cocaina precedentemente abbandonato in mare aperto dinanzi alle coste della Calabria e successivamente intercettato e sequestrato proprio dalle Fiamme Gialle.

Nel discutere i dettagli della vicenda sia con un altro indagato sia con lo stesso Pandetta – che nel corso dei dialoghi veniva talvolta chiamato “Niko Cappello” – Vasta si lamentava per il gigantesco mancato guadagno, stimato in circa 30 milioni di euro, sottolineando che con una simile cifra avrebbe potuto sistemare definitivamente quattro o cinque famiglie del clan.

Per Pandetta, che sta attualmente scontando una condanna definitiva a quattro anni e cinque mesi di reclusione per spaccio di droga ed evasione a seguito dell’arresto avvenuto il 19 ottobre 2024, si tratta dell’ennesimo fronte giudiziario. Il cantante risulta infatti già indagato in una parallela inchiesta della Dda di Palermo legata all’ingresso di telefoni cellulari e stupefacenti all’interno del carcere Pagliarelli. La sua figura era tornata al centro delle cronache nazionali anche nella notte tra l’1 e il 2 maggio del 2025, quando il trapper Baby Gang, durante il concerto del One Day alla Playa di Catania, aveva proiettato un video dello stesso Pandetta. L’episodio, che aveva sollevato un enorme scalpore mediatico, aveva fatto scattare un’immediata perquisizione straordinaria all’interno del carcere calabrese in cui l’artista era all’epoca recluso, culminata con il ritrovamento e il sequestro di alcuni dispositivi cellulari.

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