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Imprese femminili, oltre 1 milione: crescita record

In Italia oltre 1 milione di imprese femminili: +12% in due anni. Sicilia tra le regioni con maggiore incidenza e forte crescita nei servizi.

L’imprenditoria femminile in Italia continua a crescere e supera una soglia simbolica: oltre un milione di imprese guidate da donne. Secondo i dati di Cribis, oggi sono 1.068.000 le aziende a conduzione femminile, pari al 19,4% del totale, con un incremento del 12,4% negli ultimi due anni. Un trend che coinvolge anche la Sicilia, confermandola tra le regioni più dinamiche per incidenza relativa e capacità di diffusione dell’imprenditorialità al femminile.

Crescita costante e ruolo centrale delle microimprese

L’aumento delle imprese guidate da donne non è soltanto un dato numerico, ma rappresenta un segnale strutturale di trasformazione del tessuto economico italiano. Dal 2024 si contano circa 120mila nuove attività femminili, entrate in gran parte come microimprese, che oggi costituiscono il 95,8% del totale. Si tratta di realtà spesso snelle, flessibili e fortemente radicate nel territorio, capaci di intercettare bisogni locali e adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. Questo modello imprenditoriale, pur con limiti legati alla dimensione, si conferma uno dei principali motori di crescita e innovazione diffusa.

Sicilia tra le regioni più attive

Sul piano territoriale, la Sicilia emerge insieme a Basilicata e Lazio come una delle regioni con la maggiore incidenza di imprese femminili sul totale. Un dato che evidenzia non solo una presenza significativa, ma anche una forte propensione all’autoimprenditorialità. Parallelamente, regioni come Lombardia e Lazio guidano la classifica per numero assoluto, a conferma di un fenomeno che attraversa l’intero Paese ma assume caratteristiche diverse a seconda dei contesti locali. Nel caso siciliano, il dinamismo è alimentato anche dalla crescita delle startup innovative, in particolare nei settori informatico, dei servizi e del commercio.

Servizi alla persona: il cuore dell’imprenditoria femminile

L’analisi settoriale mostra con chiarezza una concentrazione marcata delle imprese femminili nei servizi alla persona e nell’assistenza. In ambiti come l’assistenza sociale non residenziale, i servizi alla persona e l’assistenza residenziale, le donne rappresentano la componente dominante, con percentuali che superano in alcuni casi il 50%. Un dato che non solo conferma una tendenza consolidata, ma evidenzia anche una crescente specializzazione in settori caratterizzati da una forte domanda sociale. “In questi comparti le donne non sono solo maggioranza: rappresentano il motore imprenditoriale dominante“, sottolinea lo studio di Cribis, evidenziando come la crescita sia legata anche alle carenze dell’offerta pubblica.

Un modello in evoluzione tra opportunità e sfide

Nonostante i numeri positivi, l’imprenditoria femminile resta legata prevalentemente a dimensioni ridotte e a settori specifici, ponendo interrogativi sulle prospettive di crescita e consolidamento. La sfida per il futuro sarà quella di favorire l’accesso a capitali, innovazione e mercati più ampi, superando i limiti strutturali delle microimprese.

Allo stesso tempo, il dato attuale dimostra come le donne stiano giocando un ruolo sempre più decisivo nell’economia italiana, contribuendo non solo alla creazione di lavoro, ma anche alla costruzione di un modello produttivo più inclusivo e attento ai bisogni della società. In un Paese che ha bisogno di rilanci produttivi, che cerca competitività e modernizzazione, le donne che fanno impresa possono rappresentare una leva cruciale. Riconoscerlo, sostenerlo e accompagnarlo con politiche, infrastrutture e opportunità reali significa investire nel futuro dell’economia e di tutta la società italiana.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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