
C’è una fascia di ragazzi, nati a ridosso del 2006, per cui il “Mondiale” non è un ricordo vissuto, ma una sorta di mitologia greca raccontata dai padri. È la generazione dei ventenni del 2026: giovani adulti che hanno affrontato l’esame di maturità, i primi lavori o l’università senza mai aver visto la Nazionale Italiana sfilare sul palcoscenico più importante del mondo.
E la notizia peggiore? Dovranno aspettare ancora. Con il prossimo appuntamento fissato tra Canada, Messico e Stati Uniti, il digiuno si protrarrà fino a un’età in cui la giovinezza inizia a lasciare spazio alle prime responsabilità serie.
L’ultima volta che l’Italia ha giocato una partita in una fase a eliminazione diretta di un Mondiale, questi ragazzi gattonavano. Era la finale di Berlino del 2006. Da allora, il vuoto:
Per chi ha vent’anni oggi, il calcio non è più l’appuntamento fisso dei quattro anni che ferma il Paese. È un’esperienza frammentata, fatta di highlights su TikTok e YouTube: La fruizione è rapida, individuale, lontana dai maxischermi in piazza.
Il successo dell’Europeo 2021 è l’unico vero sussulto di appartenenza nazionale, vissuto però come un’eccezione gloriosa in un deserto di delusioni. Senza il Mondiale, il legame sentimentale con la maglia azzurra si è indebolito, sostituito dal tifo per i club o, paradossalmente, dalla passione per singoli campioni stranieri seguiti sui social: “Mio padre parla ancora del grido di Tardelli o del rigore di Grosso. Per me, il Mondiale è quella cosa che giocano gli altri mentre io studio per la sessione estiva.”
Se tutto va bene, i ventenni di oggi vedranno l’Italia al Mondiale quando avranno ventiquattro o venticinque anni. Non saranno più i “ragazzini” che dipingono il tricolore sulle guance, ma giovani uomini e donne che avranno vissuto un quarto di secolo senza l’evento sportivo più aggregante del pianeta.
Questa assenza non è solo sportiva, è culturale. Viene a mancare quel rito di passaggio generazionale, quel “dove eri quando…” che ha unito i Baby Boomer, la Gen X e i Millennials.
Nonostante il cinismo, l’attesa crea un desiderio latente. La generazione che “non ha mai visto un Mondiale” potrebbe essere quella che, nel 2026 o nel 2030, caricherà l’evento di un’energia mai vista prima. Proprio perché hanno fame di quel sentimento che hanno solo sentito raccontare, potrebbero essere i tifosi più appassionati di sempre.
Fino ad allora, ai nostri ventenni non resta che guardare i vecchi filmati sgranati su YouTube e chiedersi se, un giorno, quelle piazze piene di bandiere apparterranno finalmente anche a loro.
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