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Sicurezza sul lavoro 2026: calano i decessi in Italia, ma la Sicilia resta in zona rossa

Nel primo mese del 2026 si contano 34 infortuni mortali: 28 in occasione di lavoro e 6 in itinere. Lombardia, Veneto, Campania, Liguria, Piemonte, Lazio e Sicilia sono le regioni con il maggior numero di vittime totali. In zona rossa 4 regioni: Liguria, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Marche.

La situazione in Sicilia

Nonostante il calo generalizzato dei decessi a livello nazionale, la Sicilia apre il 2026 in una condizione di particolare criticità. La regione è stata inserita nella Zona Rossa, la fascia che raggruppa le aree con il più alto rischio di mortalità per i lavoratori.

I numeri della mortalità

  • Vittime totali: nel solo mese di gennaio 2026, si sono registrati 3 decessi in occasione di lavoro.

  • Posizionamento nazionale: la Sicilia condivide la maglia nera della “zona rossa” con Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Marche.

  • Incidenza di mortalità: l’incidenza in Sicilia è superiore al 125% rispetto alla media nazionale. Mentre l’indice medio italiano ($I_m$) si attesta a 1,2 morti per milione di lavoratori, la Sicilia supera abbondantemente la soglia critica di 1,5 (calcolata come $+25\%$ sulla media).

Analisi del rischio e confronti

Il dato siciliano appare particolarmente preoccupante se confrontato con la distribuzione geografica delle vittime:

  1. Confronto con le grandi regioni: pur avendo un numero assoluto di vittime inferiore alla Lombardia (5), la Sicilia presenta un’incidenza (ovvero il rischio rapportato al numero di occupati) molto più elevata, il che indica una minore sicurezza relativa nel tessuto produttivo locale.

  2. Infortuni in occasione di lavoro: tutti i decessi registrati nell’isola nel mese di gennaio sono avvenuti “in occasione di lavoro” (direttamente durante lo svolgimento delle mansioni) e non “in itinere” (spostamenti casa-lavoro), sottolineando criticità specifiche nei siti produttivi o nei cantieri.

Fattori di rischio rilevanti (Dato nazionale applicabile)

Sebbene il report regionale non dettagli i settori specifici per la sola Sicilia, il trend nazionale indica che i profili più a rischio nell’isola potrebbero coincidere con:

  • Lavoratori over 65: la fascia d’età con l’incidenza più alta (2,6).

  • Lavoratori stranieri: che hanno un rischio di morte più che doppio ($2,4$ vs $1,0$ degli italiani).

  • Settori critici: manifattura, trasporti e magazzinaggio.

Il report completo

IL COMMENTO AI DATI AGGIORNATI A GENNAIO 2026

“Nel mese di gennaio le vittime totali sul lavoro sono 34. Il nuovo anno si apre con un decremento più che significativo del numero dei decessi: -43,3% rispetto a gennaio 2025, pari a 26 decessi in meno. È presto per parlare di emergenza superata, ma questo dato rappresenta un’importante inversione di tendenza attesa da tempo da chi, come noi, si occupa di sicurezza dei lavoratori da decenni”. L’Ingegner Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, commenta così l’ultima indagine elaborata dal proprio team di esperti.

IL RISCHIO DI MORTE REGIONE PER REGIONE: L’INSICUREZZA SUL LAVORO DA NORD A SUD

A finire in zona rossa a gennaio 2026, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 1,2 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Liguria, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Marche. In zona arancione: Veneto, Lazio e Toscana. In zona gialla: Campania, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. In zona bianca: Puglia.

(Sul sito www.vegaengineering.com/osservatorio sono disponibili dati e grafici in merito all’argomento).

MORTI E INFORTUNI IN ITALIA A GENNAIO 2026

A gennaio 2026 sono 34 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 28 in occasione di lavoro (18 in meno rispetto a gennaio 2025) e 6 in itinere (8 in meno rispetto al 2025). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (5). Seguono: Liguria, Sicilia, Veneto e Lazio (3), Toscana, Campania, Piemonte ed Emilia-Romagna (2), Friuli-Venezia Giulia, Marche e Puglia (1). Non si rilevano vittime nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sardegna, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d’Aosta.

(Nel report il numero delle morti in occasione di lavoro provincia per provincia).

IL FENOMENO INFORTUNISTICO PER ETÀ: I LAVORATORI OVER 65 SONO I PIÙ COLPITI

L’Osservatorio mestrino elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).

A gennaio 2026, guardando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra ancora nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (2,6) e in quella compresa tra i 55 e i 64 anni (2,3), seguite dalla fascia di lavoratori tra i 15 e i 24 anni (1,7).

Numericamente, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (12 vittime su un totale di 28).

DONNE E INFORTUNI MORTALI A FINE GENNAIO 2026

In totale sono 3 le donne decedute nel 2026 (3 in meno rispetto al 2025). Di queste, 2 hanno perso la vita in occasione di lavoro (2 in meno del 2025) e 1 in itinere (1 in meno del 2025), cioè nel percorso casa-lavoro.

LAVORATORI STRANIERI: RISCHIO MORTALE ANCORA PIÙ CHE DOPPIO

Sono 8 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 34: 6 deceduti in occasione di lavoro e 2 in itinere. Dunque, circa una vittima su quattro è straniera. Il rischio di morte sul lavoro, poi, risulta essere più che doppio rispetto a quello per i lavoratori italiani. Infatti, gli stranieri registrano 2,4 morti ogni milione di occupati, contro l’1,0 degli italiani.

I SETTORI PIÙ COLPITI A GENNAIO 2026

Alla fine di gennaio 2026 i settori più colpiti sono Attività Manifatturiere e Trasporti e Magazzinaggio.

I GIORNI PIÙ PERICOLOSI DI GENNAIO 2026: IL VENERDÌ E IL MERCOLEDÌ

Il venerdì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali a gennaio 2026 (28,6%). Seguito dal mercoledì (25,0%).

DENUNCE DI INFORTUNIO A FINE GENNAIO 2026: IN LIEVE AUMENTO

Le denunce di infortunio totali registrate a fine gennaio 2026 sono 41.905, leggermente in aumento rispetto alle 41.800 di gennaio 2025.

Anche all’inizio del nuovo anno il più elevato numero di denunce totali arriva dalle Attività Manifatturiere (3.658). Seguono: Sanità (2.210), Trasporto e Magazzinaggio (1.869), Commercio (1.866) e Costruzioni (1.725).

A gennaio 2026 le denunce di infortunio presentate dalle lavoratrici sono 16.204 (13.176 delle quali in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 25.701 (delle quali 22.686 in occasione di lavoro).

Le denunce dei lavoratori stranieri sono 8.603 su 41.905 (circa 1 su 5), mentre in occasione di lavoro se ne registrano 7.300 su un totale di 35.862 (ancora circa 1 su 5).

COS’È L’INCIDENZA DEGLI INFORTUNI

L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.

LA ZONIZZAZIONE DELL’OSSERVATORIO SICUREZZA E AMBIENTE VEGA

La zonizzazione utilizzata dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering dipinge il rischio infortunistico nelle regioni italiane secondo la seguente scala di colori:

  • Bianco: regioni con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale

  • Giallo: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il 75% dell’incidenza media nazionale e il valore medio nazionale

  • Arancione: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media nazionale

  • Rosso: regioni con un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale

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