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Mafia, morto Nitto Santapaola: il boss di Catania si è spento a 87 anni in regime 41bis

Si è spento a 87 anni in regime di 41-bis lo storico capomafia della Sicilia orientale, mandante della strage di Capaci e dell'omicidio di Pippo Fava.

All’età di 87 anni è morto Nitto Santapaola, storico boss di Cosa Nostra a Catania.

Benedetto “Nitto” Santapaola è deceduto mentre si trovava in regime di 41-bis (carcere duro), dal 1993 La sua scomparsa segna la chiusura definitiva di uno dei capitoli più oscuri e violenti della mafia siciliana. Considerato il “capo dei capi” della Sicilia orientale, Santapaola è stato per decenni il vertice indiscusso dell’organizzazione mafiosa catanese.

Profilo e soprannomi

Conosciuto come “il cacciatore” (per la sua passione per le armi e la caccia) o erroneamente come “il licantropo”, Santapaola si distingueva dai corleonesi di Totò Riina per una strategia più “imprenditoriale” e sommersa, pur avendo partecipato attivamente alla stagione delle stragi. Prima della sua ascesa criminale definitiva, era noto a Catania anche come titolare di un’importante concessionaria di auto, frequentata all’epoca dalla “bene” della città.

Le condanne e le stragi

Santapaola stava scontando numerosi ergastoli. Tra le condanne più pesanti figurano quelle come mandante di delitti eccellenti che hanno segnato la storia d’Italia:

  • La strage di Capaci (1992), in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta;

  • L’omicidio del giornalista Pippo Fava (1984), fondatore de I Siciliani, che per primo aveva denunciato pubblicamente gli affari del clan;

  • La strage della circonvallazione e numerosi altri omicidi legati alla guerra di mafia tra gli anni ’80 e ’90.

La cattura e gli ultimi anni

Dopo una lunga latitanza, fu catturato il 18 maggio 1993 in un casolare nelle campagne di Mazzarrone. Da quel momento non è mai più tornato in libertà. Negli ultimi anni, le sue condizioni di salute erano state al centro di diverse istanze legali da parte dei suoi avvocati, che ne chiedevano il differimento della pena o la revoca del carcere duro, richieste sempre respinte per l’altissima pericolosità sociale del boss.

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