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San Valentino, le origini della festa: dai Lupercalia alla letteratura anglosassone

I festeggiamenti di San Valentino entrano nel vivo. Ma quali sono le origini di questa celebrazione dedicata a celebrare l'amore? Di seguito alcune curiosità.

Oggi 14 febbraio, le strade di ogni città si riempiono di innamorati che passeggiano mano nella mano. È la festa di San Valentino! Una giornata in cui l’amore è il vero protagonista. Tra rose rosse, cioccolatini e sentimenti dichiarati senza alcun timore scopriamo insieme le origini di questa usanza.

Origini dell’antica Roma e i Lupercalia

Il primo collegamento sull’origine di questa festa, completamente dedicata agli innamorati, non può che essere fatto con Lupercalia romani. Si tratta di una delle celebrazioni più conosciute e affascinati dell’antica Roma. In origine, si celebravano dal 13 al 15 febbraio ed erano dedicate al dio Fauno, corrispettivo romano del dio Pan, il protettore delle greggi e del mondo pastorale. Da qui il nome della festa in suo onore: Luperco, cioè “protettore contro i lupi”. Ed era proprio intorno alla figura del lupo che si svolgevano le celebrazioni in onore di Luperco. Il tutto si svolgeva sui colli Palatini, precisamente intono ai Lupercal:  la grotta sacra in cui il pastore Faustolo avrebbe trovato la lupa mentre allattava Romolo e Remo.

Il culmine della festa ricadeva il 5 febbraio. In questo mese, i lupi affamati dall’inverno si avvicinavano agli ovili per divorarne le bestie e l’origine sembra perdersi agli albori dell’Urbe. Alcune fonti dimostrano come i festeggiamenti corrispondessero a un rito arcadico introdotto a Roma da Evandro. Nella versione romana, la vera e propria celebrazione consisteva in una corsa rituale ai piedi del Palatino, compiuta senza abiti, in un gesto che richiamava un’origine primordiale, selvaggia e completamente sospesa tra mito e natura.

Un rito legato alla fertilità

A parlare di queste festività fu anche Ovidio, che ricondusse la tradizione ai tempi di Romolo, in cui Roma si trovava ad affrontare un lungo periodo di sterilità femminile. Uomini e donne si sarebbero quindi relegati nel bosco sacro a Giunone implorando la fine di questa maledizione. La dea avrebbe quindi risposto con un oracolo scuro. Tale respondo fu poi interpretato da un augure etrusco: occorreva quindi sacrificare un capro e tagliarne la pelle in sottile e strisce con le quali le donne sarebbero state simbolicamente colpite.

La fase selvaggia del rito avveniva proprio in questo momento: durante il sacrificio del capro. Dopo l’estremo gesto, i sacerdoti si spogliavano e con le pelli degli animali sacrificati facevano delle strisce: una parte di questa costituiva un vestiario intimo e la restante parte veniva utilizzate come fruste. A questo punto ci si dirigeva in città, in cui molte donne si offrivano ad essere frustrate. In altre parole, si trattava di un rito propizio alla fertilità. I Lupercalia, pertanto, per i Romani erano una festa associata alla fertilità femminile, ma non avevano alcun legame con l’amore.

Cosa successe con il Cristianesimo?

Il motivo, o meglio, l’episodio per cui San Valentino è diventato patrono degli innamorati è avvolto dal mistero. Le testimonianze sono infatti frammentate e contraddittorie. Le fonti agiografiche parlano di almeno due figure omonime: Valentino, presbitero romano, attivo a Roma e martirizzato durante le persecuzioni imperiali. Valentino, vescovo di Interamna Nahars, anch’egli martirizzato e sepolto lungo la Via Flaminia. Ad oggi non si è certi se si tratti di una solo figura, poi rielaborata, o due persone distinte.

Secondo la tradizione San Valentino subì il martirio intorno al 269–273 d.C, molto probabilmente a causa della sua attività pastorale e alla difesa della fede cristiana. Nel 496 papa Gelasio I fissò la memoria liturgica al 14 febbraio, in sostituzione delle celebrazioni pagane dei Lupercalia. Anche qui non troviamo nessun collegamento esplicito tra San Valentino e l’amore romantico. Nonostante ciò, con il tempo si è sviluppato un ricco corpus leggendario che ha esaltato la figura del Santo come uomo caritatevole e dedito all’amore. D’altronde tra le storie più conosciute figurano: la  celebrazione clandestina di matrimoni tra giovani innamorati, il miracolo della guarigione della figlia del carceriere, l’episodio del messaggio di commiato firmato “dal tuo Valentino”.

Si ricorda però che tali narrazioni vanno esclusivamente interpretate come costruzioni simboliche funzionali alla diffusione del culto alla sua ricezione emotiva, piuttosto che come testimonianze attendibili.

Il ruolo delle letterature nelle celebrazioni romantiche

L’associazione tra la festa di San Valentino e l’amore emerge solo a partire dal tardo Medioevo, in particolare nel contesto culturale anglosassone. Fu, infatti, Geoffrey Chaucer, con il poema Parliament of Fowls (XIV secolo). Si collega infatti il 14 febbraio, giorno di San Valentino, al momento simbolico in cui gli uccelli scelgono il proprio compagno. Questo riferimento poetico contribuì a fissare l’immaginario amoroso legato al santo, successivamente il tutto venne rafforzato dalla tradizione letteraria e popolare.

Ilaria Santamaria

Laureata in lettere e futura filologa comparatista. Ad occupare il mio tempo libero lunghe passeggiate sotto il sole e una buona lettura di un classico.

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